ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.
Eccomi
Nome: nunzia lombardi per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti.
la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli
Rifiuti in Campania, Sodano presenta esposto alla Procura
Chiesto il sequestro preventivo dell’impianto di incenerimento di Acerra e della discarica di Chiaiano
Questa mattina Tommaso Sodano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli per denunciare le gravi irregolarità che gli enti preposti stanno commettendo nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Il documento è stato spiegato nella conferenza stampa, tenutasi presso il Comitato Elettorale di via Benedetto Croce: “Un esposto doveroso per le pesanti responsabilità ravvisate nell’azione del commissariato - ha esordito Sodano - La fine dell’emergenza, sbandierata da Berlusconi negli spot elettorali e durante l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, è stata smentita dai cumuli di rifiuti nelle strade della provincia. La salute dei cittadini è al primo posto nelle priorità della nostra coalizione“.
Nell’esposto Sodano chiede alla magistratura tre interventi immediati: “L’inceneritore di Acerra va subito posto sotto sequestro poiché la combustione di rifiuti tal quale sta avvenendo con grave rischio per la salute dei cittadini, come dimostra il superamento dei limiti prescritti alle emissioni per ben 17 volte in questo periodo di prova“.
“L’apertura della discarica di Chiaiano non può essere garantita poiché si tratta di una zona sismica e quindi soggetta a frane, che mettono a rischio la salute degli abitanti della zona - ha aggiunto - Infine denunciamo le pesanti responsabilità della gestione commissariale e della Regione Campania che non sono state in grado di dotare il territorio campano di un impianto per il trattamento della frazione organica. I comuni ‘virtuosi’ sono costretti ad inviarla in Sicilia. I fondi stanziati per creare gli impianti, infatti, sono stati in gran parte bloccati, per la procedura di infrazione, cui è soggetta la Campania a causa dell’emergenza rifiuti. Gli unici - ha spiegato il candidato alla presidenza della Provincia di Napoli - a beneficiare di questa situazione sono i gestori degli impianti per il trattamento dei rifiuti tal quali“.
“Il tema dell’ambiente avrebbe dovuto essere al centro della campagna elettorale: è molto grave lo spreco di risorse pubbliche perpetrato in questi anni dal Commissariato. È bene - ha concluso Sodano - che si inizi a voltare pagina anche sulla questione rifiuti e la mia coalizione rappresenta l’unica alternativa in queste elezioni provinciali. (StabiaChannel.it)
L’ESPOSTO
ILL.MA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI NAPOLI
ESPOSTO-DENUNCIA
Il dott. TOMMASO SODANO, nato a Pomigliano d’Arco i 6 dicembre 1957 ed ivi residente alla Via delle Puglie n°10 , C.F SDNTMS57T06G812O
PREMESSO
che presso codesto on.le Tribunale di Napoli sono già pendenti procedimenti penali a carico del Commissariato Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania e delle società autorizzate alla gestione degli impianti per il trattamento dei rifiuti in Campania;
che codesta Procura della Repubblica sta già svolgendo ulteriori indagini sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania, che ha provocato degrado del patrimonio naturale della Regione Campania e minacciato la salute dei cittadini ivi residenti;
CONSIDERATO CHE
con riferimento alle attività di incenerimento dei rifiuti dell’impianto di Acerra
⁃ l’art. 5 del decreto-legge n. 90 del 2008, stabilisce:”Al fine di consentire il pieno rientro dall’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, in deroga al parere della Commissione di valutazione di impatto ambientale in data 9 febbraio 2005, fatte salve le indicazioni a tutela dell’ambiente e quelle concernenti le implementazioni impiantistiche migliorative contenute nel medesimo parere e nel rispetto dei limiti di emissione ivi previsti, è autorizzato, presso il termovalorizzatore di Acerra, il conferimento ed il trattamento dei rifiuti aventi i seguenti codici CER: 19.05.01; 19.05.03; 19.12.12; 19.12.10; 20.03.01; 20.03.99, per un quantitativo massimo complessivo annuo pari a 600.000 tonnellate.”;
⁃ l’ordinanza n. 3745/2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicata sulla G.U. del 6.03.2009, in attuazione di quanto disposto dall’art. 5 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, non introduce alcuna deroga, anzi l’art. 1 dell’ordinanza prevede espressamente che l’avviamento e l’esercizio provvisorio sono disposti <> e <> e quindi l’esercizio provvisorio può avvenire a condizione che siano rispettate le prescrizioni della commissione VIA: >>…integrazione del sistema di controllo delle emissioni dell’impianto mediante l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo del mercurio, di un sistema di prelievo in continuo di microinquinanti organici e di un ulteriore sistema di monitoraggio delle emissioni al camino>>. Più in generale, il combinato disposto dell’art. 5 del decreto-legge n. 90 e dell’ ordinanza n. 3745 del 2009, richiedono per l’avviamento e l’esercizio provvisorio del termovalorizzatore, la previa attuazione delle indicazioni a tutela dell’ambiente e di quelle concernenti le implementazioni impiantistiche migliorative contenute nel parere della Commissione di valutazione di impatto ambientale del 9 febbraio 2005,nonché il rispetto dei limiti di emissione ivi previsti .(vedi allegato1)
⁃ l’ordinanza n.3748/2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri del 18.03.2009 autorizza il conferimento, per l’esecuzione delle operazioni autorizzate, presso il predetto termovalorizzatore, dei rifiuti imballati e non imballati, provenienti dagli impianti di selezione e trattamento di cui all’art. 6, comma 1, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90;
⁃ il parere della Commissione di valutazione di impatto ambientale del 9 febbraio 2005 prevedeva una simulazione dei livelli di emissioni in atmosfera basata sull’utilizzazione di un C.d.r. rientrante nei parametri previsti dal D.M. 5/2/98 qualità e sul rispetto delle prescrizioni indicate dalla Commissione medesima (vedi allegato 2);
con riferimento alla discarica per rifiuti non pericolosi in località Cupa del Cane in Chiaiano
⁃ l’art. 9, comma 5, del D.L. 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123 stabilisce che per la valutazione relativa all’apertura delle discariche ed all’esercizio degli impianti, il Sottosegretario di Stato procede alla convocazione della Conferenza dei Servizi che e’ tenuta a rilasciare il proprio parere entro e non oltre sette giorni dalla convocazione;
⁃ l’istruttoria tecnica effettuata dal Servizio V.I.A. e V.I., nell’ambito della Conferenza dei Servizi, resa ai sensi del citato art. 9, comma 5, del D.L. 90/08, prevede e rileva: “in prossimità della discarica le strade saranno monitorate per una costante manutenzione, al fine di evitare fenomeni di polverosità nel periodo secco mediante irrorazione del piano viario”; “dagli studi ed i rilievi geologici pervenuti si evince una predisposizione alla instabilità delle pareti di cava, così come descritto nella sezione geologica del progetto, a causa di: franamento di sedimenti piroclastici sciolti, colate di fango, crollo di prismi rocciosi, pericolosità idraulica rappresentata dall’alveo strada Via Cupa del Cane…. al riguardo, l’azione progettuale è rivolta alla sistemazione idraulica dell’alveo strada e non tiene in debito conto lo studio ARPAC che evidenzia, all’interno dell’ammasso roccioso, la presenza di discontinuità tettoniche individuando numerosi blocchi lapidei al limite della stabilità”; ” qualora non si garantisca l’assoluta impermeabilità del fondo della discarica le eventuali sostanze inquinanti accumulate nella discarica possono essere trasmesse nella sottostante falda inquinandola dalla zona di alto e conseguentemente l’acqua inquinata defluirebbe radialmente verso le aree fortemente antropizzate ed urbanizzate. Tale eventualità va considerata anche in funzione della sismicità attesa che in caso di evento sismico potrebbe dislocare le impermeabilizzazioni fagliandole e rendendole di fatto inutili. Non ultima la preoccupazione di rotture della coltre impermeabilizzante dovuta al peso per eccesso di abbancamento dei rifiuti. Una simile eventualità può rappresentare un grave pericolo per la salute pubblica in relazione ai numerosi prelievi idrici effettuati a valle con pozzi”.
con riferimento alla mancata realizzazione degli impianti per il trattamento della frazione organica
⁃ il piano regionale per la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti prevedeva interventi in vari settori, dalla raccolta allo stoccaggio, dal riciclo allo smaltimento dei rifiuti solidi urban
⁃ per la realizzazione degli obiettivi del predetto piano la Regione, nell’ambito del POR Campania 2000-2006, Asse1-Misura 1.7., destinava una dotazione finanziaria di 170 milioni di Euro ed individuava alcune azioni, tra cui la realizzazione di impianti di compostaggio di qualità e isole ecologiche;
⁃ una parte delle risorse sono state investite, per il tramite del Commissariato Straordinario per l’emergenza rifiuti, per la realizzazione degli impianti di compostaggio mai entrati in funzione;
ESPONE
A. Con riferimento alle attività di incenerimento dei rifiuti dell’impianto di Acerra
⁃ che la fase di collaudo e di esercizio provvisorio dell’impianto, contrariamente alle prescrizioni della Commissione di valutazione di impatto ambientale, avviene con l’utilizzo di rifiuti tal quale e senza che siano stati realizzati gli interventi di bonifica ambientale del sito;
⁃ che i primi dati accessibili rilevati dall’impianto di monitoraggio dell’ARPAC evidenziano un superamento dei limiti di emissione di PM10 nella misura di 17 giorni su 60 e di ben 11 volte negli ultimi 14 giorni.
⁃ che non risulta funzionante nella attuale fase di collaudo il sistema di controllo delle emissioni dell’impianto mediante l’installazione dei prescritti sistemi di monitoraggio in continuo del mercurio, di prelievo in continuo di microinquinanti organici e di monitoraggio delle emissioni al camino;
⁃ che la mancanza di un adeguato sistema di monitoraggio delle emissioni non garantisce una tempestiva e necessaria valutazione della quantità e qualità degli inquinanti emessi;
⁃ che, stante le attuali modalità di funzionamento dell’impianto e la natura dei materiali ad esso conferiti è inevitabile, o comunque altamente probabile, che continuino ad essere superati i limiti di emissione di sostanze inquinanti normativamente previsti a tutela dell’ambiente e della salute;
⁃ che tale situazione determina un’esposizione della popolazione alla inalazione, e comunque all’assunzione attraverso il ciclo alimentare, di sostanze altamente tossiche e nocive per la salute.
B. Con riferimento alla discarica per rifiuti non pericolosi in località Cupa del Cane in Chiaiano
⁃ che sulla base dell’ l’istruttoria tecnica effettuata dal Servizio V.I.A. e V.I., nell’ambito della Conferenza dei Servizi non sussistevano e non sussistono i presupposti tecnici per l’apertura della discarica di Chiaiano ( vedi allegato 3)
⁃ che, infatti, si tratta di una zona sismica e soggetta a frequenti e ripetuti fenomeni franosi ( l’ultimo si è verificato nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2009);
⁃ che non si è provveduto e non si provvede, nonostante l’inizio della stagione secca, all’attività di irrorazione delle strade percorse dagli autocompattatori per il raggiungimento della discarica, così come previsto dalla citata istruttoria tecnica;
⁃ che tutto ciò comporta un inquinamento dell’aria ed un pericolo di inquinamento delle falde acquifere, determinato dal perdurare di eventi franosi e dal rischio di eventi sismici, che incide direttamente e gravemente sulla salute degli abitanti delle zone limitrofe alla cava e dell’intera popolazione, sulle attività agricole di pregio in un’area rientrante nel Parco metropolitano regionale delle colline di Napoli istituito con legge regionale n.17 del 7 ottobre 2003.
C. con riferimento alla mancata realizzazione degli impianti per il trattamento della frazione organica
⁃ che la mancata realizzazione ed entrata in funzione degli impianti per il trattamento della frazione organica obbliga le amministrazioni locali al trasferimento di detti rifiuti presso gli impianti operanti in Sicilia, ad un costo che varia dai 160,00 a 200,00 euro a tonnellata. A tal proposito si evidenzia che detti costi sono di gran lunga superiori alla media del trattamento in impianti dedicati nelle altre regioni italiane e si segnalano possibili “cartelli” per far lievitare i costi
⁃ che tale condizione blocca l’indispensabile incremento della raccolta della frazione umida che incide fino al 45 % del totale dei rifiuti prodotti, favorendo unicamente i gestori degli impianti di trattamento di rifiuti tal quale;
⁃ che non si comprende perchè, nonostante gli ampi poteri straordinari conferiti al Commissariato, e nonostante i fondi destinati ed in parte investiti, non sia ancora funzionante alcun impianto di compostaggio nella provincia di Napoli
Tutto quanto sopra premesso ed esposto, e considerato che nei fatti descritti possono ravvisarsi gli estremi del disastro ambientale, falso ideologico, omissione di atti di ufficio, ovvero dei reati che l’Autorità Giudiziaria voglia accertare, nonchè il pericolo di danno grave ed irreparabile alla salute e all’ambiente
CHIEDE
che si proceda all’accertamento delle eventuali responsabilità penali e che si disponga il sequestro preventivo ex art. 321 C.P.P. dell’impianto di Acerra e della discarica di Chiaiano
Il sottoscritto a norma degli art. 90 e 408 C.P.P., chiede di essere sentito per fornire elementi di prova e chiede di essere informato
«Bertolaso ci paghi o Acerra si ferma»
Le imprese che lavorano nell’inceneritore infuriate:
«Lo Stato ci deve ancora dieci milioni di euro»
L'inceneritore
L'inceneritore
NAPOLI - «Se Bertolaso non ci paga entro la fine di questa settimana, da lunedì chiederemo a molti dei nostri operai impegnati nel cantiere del termovalorizzatore di restare a casa o di lavorare altrove». Scatta l’ultimatum da parte delle imprese, sono una ventina, che operano nel cantiere di Acerra e non percepiscono da sei mesi un centesimo. Minacciano di rallentare l’entrata a regime dell’impianto, qualora non ottengano ad horas le spettanze loro dovute. Un paio sono impegnate nelle opere civili: strade, fondamenta, muraglioni. Le altre, la maggioranza, lavorano alla realizzazione degli impianti elettrici e delle parti meccaniche. Una di esse ha il compito di gestire la fase del «commissioning», il rodaggio.
CREDITI - Impiegano circa 300 operai e vantano 10 milioni di euro di credito. Oggi incontreranno nuovamente Ettore Figliolia, il capo della segreteria tecnica di Bertolaso. La tesi di Bertolaso e dei suoi collaboratori è che i ritardi nei pagamenti siano da addebitare alla mancata o incompleta produzione, da parte delle società, dei documenti che attestino il regolare pagamento dei contributi ai lavoratori. «Non appena li avremo tutti — fa sapere il sottosegretario — salderemo il debito». Parole, però, che se possibile esasperano ulteriormente gli imprenditori. «Ma quale documentazione incompleta», sbotta per esempio Carmine Russo, il proprietario della società Italia Costruzioni, che ha 30 dipendenti. «Io sono in perfetta regola, ma non riesco a incassare una sola fattura da sei mesi. Vanto seicentomila euro di credito nei confronti dello Stato, per Acerra. Non bancabili. Gli istituti di credito non mi anticipano un centesimo, perché c’è una situazione ibrida: emetto le fatture nei confronti di Fisia, del gruppo Impregilo, che le gira a Bertolaso. Avrei altre commesse, ma temo di accettarle perché ho tutto il mio capitale bloccato su questo benedetto cantiere». Incalza: «Figliolia ci ha detto più volte che non è un problema di fondi in cassa, che quelli ci sono. Ma allora, dico io, che ci vuole a firmare un mandato di pagamento? Dieci minuti per evitare tanti problemi a noi ed a loro stessi».
DAL SETTEMBRE 2008 - Epilogo tutt’altro che entusiasmante, per gli imprenditori, di una vicenda iniziata sotto ben altri auspici, a settembre 2008. «Dopo un anno di fermo del cantiere — racconta Alfonso Petrillo, l’ex presidente del gruppo delle piccole industrie dell’Unione industriali — fummo tutti chiamati dal sottosegretario Guido Bertolaso. Il sottosegretario ci comunicò che, di lì a poco, avremmo ripreso a lavorare. Ci disse che avremmo portato a termine gli atti transattivi con Fisia e che sarebbe stata poi la sua struttura a remunerarci per le opere che avremmo realizzato. Il meccanismo prevedeva che noi trasferissimo le fatture a Fisia e quest’ultima alla pubblica amministrazione la quale, entro 20 giorni, avrebbe dovuto pagarci». Ha funzionato, secondo quel che raccontano gli imprenditori, solo per un paio di mesi, fino a novembre. Poi non hanno più incassato nulla. A gennaio, in compenso, racconta Russo, «ci hanno convocati di nuovo». Tutti davanti a Bertolaso. Ci ha chiesto uno sforzo per rispettare la scadenza fissata per l’inaugurazione del cantiere, a fine marzo. Il presidente del consiglio Berlusconi si era impegnato per quella data, ci fu detto, e noi dovevamo far sì che l’impegno fosse mantenuto. I nostri operai hanno lavorato giorno e notte, sabato e domenica. Avremmo meritato, lo dico con amarezza, un trattamento diverso». Oggi è dunque il giorno della verità: accordo o serrata. Se prevarrà la linea dura, l’entrata a regime del termovalorizzatore potrebbe slittare. Quel che non è riuscito alla mobilitazione prodotta da migliaia di cittadini, paradossalmente, potrebbe ottenerlo la protesta di una ventina di imprenditori.
Fabrizio Geremicca
27 maggio 2009
NAPOLI
Le scorie di Acerra? Finiranno in un parco protetto dall'Ue
di Francesca Pilla
Un'ordinanza finora rimasta segreta stabilisce che le ceneri del
termovalorizzatore copriranno una discarica
Le ceneri dell'inceneritore di Acerra finiranno nel parco del Vesuvio, più
precisamente nella discarica di Terzigno, nonostante l'area sia sottoposta
a tre vincoli di protezione da parte della Ue. E' sostanzialmente questa
la novità del piano rifiuti di Berlusconi, solo che fino a oggi nessuno
ancora ne era a conoscenza perché gli atti relativi all'utilizzo delle
cave (le più grandi della Campania, già adibite a discarica con la legge
67 decreto 61 di Prodi e in seguito con il piano rifiuti Berlusconi, legge
123) sono stati negati, dal comune di centrodestra, ai comitati e perfino
all'opposizione consiliare. «Solo dopo una diffida all'Ente parco e otto
mesi di domande andate inevase, l'ufficio del sindaco Auricchio si è
degnato di risponderci e così siamo riusciti a scoprire la verità. In
questi documenti si legge anche che qui si tratterà il percolato, a
seguito della costruzione di macchine di depurazione, degli altri siti
regionali». Vincenzo Sangiovanni, ex candidato a sindaco di Terzigno nel
2007, attualmente coordinatore del Pd nell'area, ha gli occhi bonari, ma è
scuro in volto mentre ci mostra i documenti ottenuti a fatica. Si tratta
dell'ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente
del consiglio Silvio Berlusconi. Una «carta» in cui il premier dispone
appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che
avranno in gestione il sito, l'Ecodeco e l'Asia, e che prevede di
«utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura»
per la discarica. Sangiovanni, che è anche dirigente medico infettivologo
all'ospedale Cotugno lancia l'allarme: «Mi occupo quotidianamente di
malattie tumorali è so bene che in presenza di discariche abbiamo
un'incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore
rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a
contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di
talquale così come previsto per Acerra».
Dallo staff del sottosegretario Bertolaso però abbassano i toni e fanno
sapere che a Terzigno non porteranno scorie inquinanti: «Il
termovalorizzatore - dicono - produce due tipi di ceneri, i materiali di
risulta pericolosi saranno trattati e inertizzati così come previsto dalla
legge, mentre gli altri, che per semplificare sono simili alle ceneri
prodotte da un camino, saranno portate a Terzigno. Non abbiamo nessuna
intenzione di commettere un illecito». D'altra parte però ancora non è
chiaro chi e come tratterà le ceneri pericolose: «Dovrebbe essere la
stessa ditta che gestisce l'impianto - rispondono dal sottosegretariato -
come del resto avviene nel resto d'Italia». Ma i comitati non si fidano:
«Non abbiamo nessuna garanzia che questa sia la verità - spiega Angelo
Genovese, biologo e docente universitario di veterinaria a Napoli, che sul
suo sito (www.angelogenovese.it) ha pubblicato la documentazione ufficiale
- Se non avessero nulla da nascondere perché allora non hanno avvisato la
popolazione?».
I comitati hanno insieme a una delegazione di consiglieri comunali del
centrosinistra andranno a Strasburgo per sottoporre la questione alla
commissione ambiente dell'Ue.
Le bugie hanno le gambe corte.
Grazie alle iniziative dei comitati e dei movimenti che non hanno mai
smesso di denunciare la parata mediatica del 26 marzo scorso, Berlusconi
e Bertolaso si vedono costretti a richiamare i giornalisti sul cantiere
dell’inceneritore di Acerra ancora in via di completamento.
L’impianto non è mai andato in funzione, è privo di collaudo ed a
lavorare su quel cantiere è ancora la fibe sotto processo tra l’altro,
per truffa aggravata ai danni dello stato e frode in pubbliche
forniture. Altro che trasparenza e fine dell’emergenza rifiuti.
Si continua, senza scrupolo alcuno, a mentire sulla pelle dei cittadini
gli unici che continueranno a pagare con la propria salute e con le
proprie tasche le scellerate scelte operate in questi anni in Campania.
Altro che prototipo da esportare in altre regioni d’Italia.
L’inceneritore di Acerra, definito nel 1999 a tecnologia non
particolarmente innovativa, era ed è un ferro vecchio che nessuno
voleva. Dopo tre gare europee andate deserte, solo grazie alla
possibilità di bruciare di tutto e non solo il CDR avente le
caratteristiche del DM 5.2.1998 come previsto dal parere della
Commissione VIA, e solo grazie alla possibilità di usufruire dei
contributi CIP 6 sottratti alle vere fonti di energia rinnovabile, in
deroga ed in barba ad ogni normativa in materia, dovrebbe essere
Partenope Ambiente, società costituita ad hoc dal Gruppo A2A a
subentrare nella gestione dell’impianto.
Ad oggi questo subentro non c’è! Così come ad oggi quell’impianto non
produce neanche un KW di energia elettrica.
Noi non ci stiamo e continueremo a denunciare questo colossale imbroglio
che si sta perpetrando ai danni delle comunità perseverando in un piano
di smaltimento fondato sull’incenerimento dei rifiuti in assenza di ogni
seria e credibile politica di riduzione, riuso, raccolta differenziata e
riciclaggio senza alcuna garanzia per le popolazioni di un territorio
già gravemente compromesso. Che fine hanno fatto le 27 prescrizioni
ritenute indispensabili dall’allora Ministro dell’Ambiente Altero
Matteoli a seguito di una sommaria valutazione di impatto ambientale a
cantiere aperto? Dove andranno a finire le ceneri pari al 30% delle
oltre 600.000 tonnellate di rifiuti che l’impianto dovrà bruciare? Che
fine ha fatto la bonifica del territorio? Quali le misure a tutela della
salute dei cittadini?. Le nostre domande continuano a non avere risposte
credibili!
E’ per questo che domani anche noi incontreremo i giornalisti per
esporre le nostre ragioni, forti delle conoscenze maturate in questi
anni e delle documentazioni in nostro possesso, e per richiedere ancora
una volta un incontro pubblico, che continuano a negarci, tra i tecnici
del Commissariato e una commissione formata da esperti internazionali
che gratuitamente sono disponibili ad offrire una soluzione alla
emergenza rifiuti senza inceneritori e discariche di tal quale.
Comitati cittadini contro l’inceneritore di Acerra.
Rete Campana Salute e Ambiente
Movimento Campano per Rifiuti Zero
L’ultima Beffa Del premier. L'inceneritore spento di Natalia Lombardo
Silvio Berlusconi ieri mattina di nuovo a Napoli: «Il termovalorizzatore di Acerra funziona benissimo, l’inquinamento è vicino allo zero». Accanto a lui il generale Giannini, vice del commissario Bertolaso per l’emergenza rifiuti in Campania: «Ci vorranno mesi di collaudo» data la complessità dell’impianto che «ha bisogno del suo rodaggio».
E i collaudi, comunque, partiranno da giugno.
Ma la visita a sorpresa di Berlusconi a Napoli (per dimostrare che, nonostante il terremoto, non dimentica la monnezza) è stata contestata proprio da due abruzzesi, mentre il premier vantava il «quattordicesimo briefing» davanti alla Prefettura. «Non devi venire in Abruzzo. Ci stai rovinando» hanno urlato i due trentenni che sono stati subito identificati dalla Digos solo per aver gridato. Berlusconi è andato via, per volare al brindisi del quarantenne Piersilvio a Portofino.
Il termovalorizzatore di Acerra, comunque, non è ancora in funzione dal 26 marzo, giorno dell’inaugurazione a suon di fanfare, quando Berlusconi ha schiacciato davanti alle telecamere (e ai maxischermi per sbeffeggiare i servizi di Annozero sui rifiuti) il vistoso bottone rosso dell’accensione. Nella tabella di marcia della Protezione civile (www.emergenzarifiuticampania.it) s’informa che «entro giugno il funzionamento sarà a pieno ritmo e avranno inizio i collaudi» (il 26 marzo Bertolaso ai cittadini: «Oggi entra in funzione il termovalorizzatore»). Ieri a Napoli c’era anche il sottosegretario, e il premier ha annunciato le nuove mosse, allarmato dall’estate in arrivo e dalla raccolta differenziata a rilento: appalti per «altri quattro termovalorizzatori in Campania», la discarica di Tersigno aperta a fine maggio, e nuove norme contro i graffitari e chi sporca le strade.
Il no dei cittadini
Il Comitato contro l’inceneritore di Acerra già il 27 marzo ha denunciato la «finta accensione» dell’impianto, che gli abitanti ritengono «dannoso per la salute e neppure così utile: non ci sono rifiuti per le strade nonostante Acerra non sia in funzione», spiega l’avvocato Tommaso Esposito, del comitato di Acerra e rappresentante di «Rifiuti zero».
Di camion pieni di spazzatura gli abitanti non ne vedono passare. E basta guardare sul sito le foto scattate dalle webcam per scoprire l’impianto deserto, l’assenza di operai, delle stesse «ecoballe» o del cosiddetto «cdr», perché al momento non avviene il processo che lo crea. «Vedrete che Acerra non sarà in funzione prima del dicembre 2009, data di consegna dell’impianto che deve produrre energia elettrica dal trattamento rifiuti», spiega Esposito, perché il 26 marzo è stato firmato anche un protocollo d’intesa con un gestore di energia, «col ripristino del Cip6 - il 7% della bolletta destinato alle energie rinnovabili - vedrete che troveranno il gestore, e lì partirà il vero affare, perché si autorizzerà a bruciare tutto».
Sarà possibile conferire “rifiuti imballati e non imballati” e “ovunque stoccati” provenienti dagli impianti di selezione e trattamento previsti nel Dl 90 del 2008 – e cioè Caivano (NA), Tufino (NA), Giugliano (NA), Santa Maria Capua Vetere (CE), Avellino - località Pianodardine, Battipaglia (SA) e Casalduni (BN) – all’interno del termovalorizzatore di Acerra, “prescindendo dalla qualifica di destinazione già attribuita ai rifiuti stessi, prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti in Campania”. Lo prevede l’ultima ordinanza del presidente del Consiglio datata 18 marzo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Più nel dettaglio, l’ordinanza stabilisce che per “assicurare la proficua continuazione delle attività di gestione del complessivo ciclo dei rifiuti nella regione Campania mediante l’impiego di tutti gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti disponibili” i rifiuti confezionati in ecoballe, “a prescindere dallo stato di conservazione prodotti dalla data di risoluzione dei contratti con le società ex affidatarie” del servizio di gestione dei rifiuti in Campania e “giacenti presso l’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti di Tufino (Napoli)”, sono conferiti presso il termovalorizzatore di Acerra, dopo la caratterizzazione da parte dell’Arpa Campania. In caso di esito negativo dell’attività di caratterizzazione – cioè di accertamento dell’incompatibilità dei rifiuti a essere bruciati ad Acerra – “si provvederà allo smaltimento dei rifiuti stessi presso altri idonei impianti autorizzati”
Fermo in Regione il piano, in Campania manca un piano per smaltire 4
milioni di tonnellate
Scoppia il caso dei rifiuti tossici "Si rischia l'intervento dell'UE"
27 marzo 2009 - Antonio Corbo
Fonte: Repubblica Napoli
MA DOVE finiranno gli scarti delle inceneritore? La domanda più banale
semina il panico nel salone futurista dì termovalorizzatore, sembra la
stiva di un'immensa astronave.
Già, dove vanno le ceneri di Acerra? Bisogna ascoltare più tard i gli
esperti per capire i silenzi impacciati di ieri mattina. Nessuno che
volesse oscurare la festa. Sul palco Bertolaso prima, Berlusconi poi
celebrano una vittoria. Legittima. Non dipende da loro se la Campania
scopre che è solo al centro della fase 1, il ciclo dei rifiuti solidi
urbani. La normativa europea indica le altre due: "bonifiche" e "rifiuti
speciali pericolosi e non". Sulle prime c'era un commissariato, è stato
chiuso il 31 gennaio 2007, ha speso abbastanza per non sanare molto. «Sui
rifiuti speciali siamo a zero, strano che siamo noi ambientalisti a
chiedere un impianto. Non ce n'è uno legale in Campania per lo
smaltimelto. Bisogna affidarsi alla camorra o spedire fuori anche i
nocivi, spiega Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente. Come
si legge nel rapporto 2008, Introdotto dal procuratore antimafia Pietro
Grasso «la Campania guida la classifica dell'illegalità ambientale in
Italia». Con 4696 infrazioni, 1526 in più dell'anno precedente.
Riprende BuonOno: «Legambiente chiede una operazione prirnavera a
Confindustria. Al presidente Emrna Marcegaglia e a Cristiania Coppola che
ha la delega per il Sud. Sono oltre tremila le tonnellate di rifiuti
speciali prodotte in Campania e non si sa dove smaltirle. Vanno fuori
regione attraverso circuiti legali ma costosi, oppure ill 220 cave
abusive, sotto terra con i trattori che ripianano i campi magari di
notte». Come se Gomorra non avesse portato anche a cinema il fenomeno?
«Noi ancora prima dei pentito lo denunciamo». L'ultimo è Gaetano Vassallo,
albergatore e primo imprenditore clandestino del traffico di rifiuti come
egli stesso ha rivelato ai pm Antonello Ardituro, Giovanni Conzo e Marco
del Gaudio. Indagine della Mobile di Caserta.
«È l'altra faccia della luna» spiega il delegato per l'ambiente di
Confindustria Campania. Luciano Morelli ad dì "Ecobat" una società
americana con filiale a Marcianise che tratta e recupera rifiuti, ma non
li smaltisce. «Gli industriali hanno bisogno di smaltire rifiuti speciali
qui. Sono pesanti i costi per spedirli fuori regione. Le piccole aziende
invece sono spesso orientate a smaltire direttamente nei cassonetti, dove
si infila di tutto, persino la vernice delle piccole fabbriche di scarpe».
Il rapporto di Legambiente rivela che copertoni di auto sono gettati anche
nel crateredel Vesuvio. Il trasporto (70 - 80 euro a tonnellata) si somma
alle spese di smaltimento, vanno da 200 a 2000 euro, dipende dal
materiale. Ad Acerra fu scoperto quello radioattivo tra i rifiuti urbani
dai vigili del fuoco che continuano i controlli su richiesta
dell'Esercito. La Campania manda in Puglia, ma soprattutto in Piemonte:
«La discarica di Baricalla nel comune di Collegno è tra quelle meglio
coltivate» osserva con linguaggio tecnico Morelli, che si è invano battuto
per realizzare il primo impianto legale in Campania. Il Consorzio
Piattaforma, con basi a Pignataro e a Tore e Piccilli, fu istituito dieci
anni fa. Bassolino era favorevole ad un circuito di legalita con un
impianto finalmente moderno e sicuro. Subito la firma in Regione. Ma il
progetto si è arenato per l'ostilità della Provincia di Caserta. I1 suo
presidente ora dimissionario Santoro De Franciscis, ebbe un ruolo nella
discarica di Lo Uttaro, purtroppo chiusa dalla Procura di Santa Maria
Capua Vetere e dai Noe per "disastro ambientale". Peggio di una fogna. Fu
sversato di tutto. Non era quello che sperava De Franciscis, se n'è andato
per scelta mistica, medico a Lourdes.
Le cifre spiegano quanto siano urgenti questi impianti e quanto rendano i
canali clandestini. I rifiuti solidi urbani sono 2,6 milioni di tonnellate
l'anno. Gli speciali, quasi il doppio. Quattro. Confindustria li ha
calcolati: due milioni di tonnellate i "non pericolosi derivanti da
cantieri edili e altri inerti", quasi altri due (1.860.000) gli "sp eciali
non pericolosi", 190mila i nocivi ("tossici"). Una bomba ecologica, se si
pensa che un camion carica solo 28 tonnellate. Come mettere in fila quasi
settemila tir.
Possibile che nessuno intervenga? Luciano Capobianco è direttore generale
dell'Arpac, ente regionale di tutela ambientale. Era presente ad Acerra.
Reazione gelida: «le sembra questo il momento di parlare?» e si è di nuovo
seduto in platea. Prime file. C'è un retroscena. L'Ue (articolo 3 della
direttiva europea) impone tre linee: riputi urbani, speciali e bonifiche.
Attende dal 2008 la relazione sulla Campania. La bozza di piano, affidata
all'Arpac con delibera in data 18 ottobre 2007, è stata redatta e
consegnata il 29 aprile 2008. L'assessore all'ambiente Walter Ganapini
probabilmente non ha avuto il tempo di esaminarla. «Si rischia il secondo
procedimento di infrazione dall'Unione Europea», spiegano gli esperti.
Bassolino neanche lo saprà. Ha esaltato Acerra come una grande vittoria
della Stato. È opportuno che vada a controllare per evitare una sconfitta
alla sua Regione.
«Ci sarebbe da piangere, mi forse è meglio sorridere come farebbe Pulcinella». Alex Zanotelli, il prete comboniano che ha fatto della protesta anti incenentore anche la sua battaglia per la salute dei cittadini di Acerra, non è rassegnato, nonostante l'evidenzia della sconl;tta. Scende in piazza col il movimento campano rifiuti zero «perché non possiamo fare nemmeno un passo indietro». Eppure Alex sembrerebbe non cl siano più spazi dl contestazione, il nastro verta tagliato da Berlusconi e Bertolaso, i forni accessi nonostante 14 anni dl braccio dl ferro con le istituzioni... Si, siamo stati effettivamente sconfitti, ma questo non ci fa tornare indietro, anzi noi continuiamo a chiedere che venga tutto bloccato. Dobbiamo ammettere che non siamo riusciti a far passare il nostro messaggio ai cittadini, ma abbiamo dovuto confrontarci con un sistema che ha in mano i mezzi di informazione ed è in grado di mostrare le immagini e le notizie che più fanno comodo. Non ci resta che resistere, come fanno per esempio anche a Chiaiano, dove si continua a lottare nonostante l'evidenza dell'insuccesso, senza mollare e provando tutte le strade per far capire ai governanti e alla cittadinanza che questo piano rifiuti è sbagliato e pericoloso. D'altra parte, in ogni caso non siamo nemmeno sicuri che riescano a far funzionare questo impianto, vecchio di dieci anni dove vogliono buttare di tutto. Non sono si curo che da questa inaugurazione verranno accessi sul seno i forni. Credo invece che possa essere un bluff il governo Berlusconi deve dimostrare che tutto è apposto per salvare la faccia. Sta dl fatto che si tratta di una ceri monla In pompa magna dove viene assicurato al paese che questo impianto è il più sicuro d'Europa ... Io ho visto le imnagini dei camion che entrano dentro e scaricano la spazzatura talquale. Ora vorrei sapere cosa si brucerà e cosa verrà immesso nell'aria. Qui in Campania noi stiamo vivendo un vero dramma, Acerra è considerato il triangolo della morte per il livello di tumori più alto del paese, per i tassi di inquinamento dovuto agli sversarnenti illegali di rifiuti tossici. E i dati sulle malformazioni, sul cancro che ha colpito questi popoli è stato presentato dallo stesso sottosegretario Bertolaso. Lo sanno tutti che questa regione per 20 anni è stata la pattumiera delle industrie settentrionali, ma invece di pensare a una bonifica, di curare la salute pubblica il governo ci bombarda con altre diossine. Una decisione criminale per la nostra salute e soprattutto per quella dei neonati con tutte le conseguenze del caso. Qui si vuole con consapevolezza creare un disastro ambientale. Qulndl cosa resta da fare al movimento?
Dire quello che abbiamo sempre detto, Il piano del governo che prevede 12 discariche e quattro incenentori non viene accettato dalla popolazione che non smette di opporsi. Tra l'altro se effettivamente entreranno in funzione tutti i termovalorizzatori significherà dover importare i rifiuti da altre regioni, visto che la capacità di incenerimento in tonnellate di immondizia supera di molto la produzione regionale. Io mi chiedo se veramente se c'è una strategia per portaxe la Campania al collasso. La chiesa campana a quanto pare si è spaccata su Acerra. Da una lato c'è il cardinale Crescenzlo Sepe che viene a Inaugurare l'inceneritore, dan l'altro il vescovo Rlnaldl che rlfluta dl presenziare all'inaugurazione... In realtà non è sicuro che il cardinaJe venga ad Acerra e appoggi questo ecomostro. Mi sembra però molto bello e significavo il messaggio di Rinaldi che ha detto di non poter benedire l'impianto dopo la battaglia in favore della salute che lui stesso ha combattuto. Il Vaticano gli ha impedito di continuare a protestare, di scendere in piazza, il vescovo ha obbedito, ma mi pare importante che abbia applicato una clausola di coscienza. Anche questa è ribellione. Due glomi di manifestazloni con il decreto dl luglio che prevede il carcere per chi scende in plazza contro i siti dl smaltimento e gli impianti. Secondo te la nonna vena applicata contro dl voi? Vedremo, ma questo non ci spaventa. Siamo prono a rischiare quattro anni di galera.
LNOLANO.IT Quotidiano online. Anno II. Numero 83.
MARTEDÌ 24.03.09 ore 18.36
ACERRA - “Mi hanno chiesto di benedire l’inceneritore in occasione dell’inaugurazione del 26, ma non me la sento”. Questa la decisione di Don Giovanni Rinaldi, Vescovo di Acerra, all’indomani della condivisione del suo pensiero con i fedeli, prima della benedizione della messa celebrata domenica nella cattedrale. Il Nolano.it ha incontrato Sua Eccellenza questa mattina. “La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero Consiglio Episcopale, col quale mi sono confrontato - ha dichiarato Rinaldi - In tutta coscienza non posso condividere un qualcosa contro cui ha lottato anch’io. Non è un mistero la mia presenza e la mia partecipazione alle manifestazioni di questi anni contro l’apertura dell’impianto - ha proseguito - perché ritengo che la vita, quindi per estensione anche la salute pubblica, sia il bene più prezioso e la cosa più importante che le istituzioni devono garantire. Ad oggi, la popolazione di Acerra non le ha ancora ricevute. Tuttavia i colleghi mi hanno come dire, “bacchettato”, ricordandomi che già in passato le mie posizioni sono risultate un po’ “scomode” e che ci troviamo di fronte ad una situazione tecnica e, come tale, deve essere affrontata dagli esperti che lavorano nel termovalorizzatore in sinergia con le autorità locali e nazionali. Oramai l’inceneritore c’è e la sua costruzione è in dirittura d’arrivo: questo è un dato di fatto al quale nessuno può sottrarsi - ha concluso - Per questi motivi, ritengo di dovermi astenere da qualsiasi presa di posizione, lasciando il compito di intervenire a chi di dovere, affinchè sia garantito il benessere della città. Non prenderò parte, dunque, nemmeno alla mobilitazione nazionale indetta dai comitati del fronte del no”.
di annalisa aiardo 24/03/2009
LNOLANO.IT Quotidiano online. Anno II. Numero 83.
MARTEDÌ 24.03.09 ore 18.36
ACERRA - “Mi hanno chiesto di benedire l’inceneritore in occasione dell’inaugurazione del 26, ma non me la sento”. Questa la decisione di Don Giovanni Rinaldi, Vescovo di Acerra, all’indomani della condivisione del suo pensiero con i fedeli, prima della benedizione della messa celebrata domenica nella cattedrale. Il Nolano.it ha incontrato Sua Eccellenza questa mattina. “La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero Consiglio Episcopale, col quale mi sono confrontato - ha dichiarato Rinaldi - In tutta coscienza non posso condividere un qualcosa contro cui ha lottato anch’io. Non è un mistero la mia presenza e la mia partecipazione alle manifestazioni di questi anni contro l’apertura dell’impianto - ha proseguito - perché ritengo che la vita, quindi per estensione anche la salute pubblica, sia il bene più prezioso e la cosa più importante che le istituzioni devono garantire. Ad oggi, la popolazione di Acerra non le ha ancora ricevute. Tuttavia i colleghi mi hanno come dire, “bacchettato”, ricordandomi che già in passato le mie posizioni sono risultate un po’ “scomode” e che ci troviamo di fronte ad una situazione tecnica e, come tale, deve essere affrontata dagli esperti che lavorano nel termovalorizzatore in sinergia con le autorità locali e nazionali. Oramai l’inceneritore c’è e la sua costruzione è in dirittura d’arrivo: questo è un dato di fatto al quale nessuno può sottrarsi - ha concluso - Per questi motivi, ritengo di dovermi astenere da qualsiasi presa di posizione, lasciando il compito di intervenire a chi di dovere, affinchè sia garantito il benessere della città. Non prenderò parte, dunque, nemmeno alla mobilitazione nazionale indetta dai comitati del fronte del no”.
di annalisa aiardo 24/03/2009
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MARTEDÌ 24.03.09 ore 18.36
ACERRA - “Mi hanno chiesto di benedire l’inceneritore in occasione dell’inaugurazione del 26, ma non me la sento”. Questa la decisione di Don Giovanni Rinaldi, Vescovo di Acerra, all’indomani della condivisione del suo pensiero con i fedeli, prima della benedizione della messa celebrata domenica nella cattedrale. Il Nolano.it ha incontrato Sua Eccellenza questa mattina. “La mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero Consiglio Episcopale, col quale mi sono confrontato - ha dichiarato Rinaldi - In tutta coscienza non posso condividere un qualcosa contro cui ha lottato anch’io. Non è un mistero la mia presenza e la mia partecipazione alle manifestazioni di questi anni contro l’apertura dell’impianto - ha proseguito - perché ritengo che la vita, quindi per estensione anche la salute pubblica, sia il bene più prezioso e la cosa più importante che le istituzioni devono garantire. Ad oggi, la popolazione di Acerra non le ha ancora ricevute. Tuttavia i colleghi mi hanno come dire, “bacchettato”, ricordandomi che già in passato le mie posizioni sono risultate un po’ “scomode” e che ci troviamo di fronte ad una situazione tecnica e, come tale, deve essere affrontata dagli esperti che lavorano nel termovalorizzatore in sinergia con le autorità locali e nazionali. Oramai l’inceneritore c’è e la sua costruzione è in dirittura d’arrivo: questo è un dato di fatto al quale nessuno può sottrarsi - ha concluso - Per questi motivi, ritengo di dovermi astenere da qualsiasi presa di posizione, lasciando il compito di intervenire a chi di dovere, affinchè sia garantito il benessere della città. Non prenderò parte, dunque, nemmeno alla mobilitazione nazionale indetta dai comitati del fronte del no”.
di annalisa aiardo 24/03/2009
“C´è paura dei magistrati”: e l´apertura potrebbe slittare
“Il 26 marzo devo inaugurare l´impianto di Acerra ma mancano una serie di permessi”
di co.sa.
Bloccato per due anni, riaperto e completato da pochi mesi per effetto delle leggi del governo Berlusconi, slitterà ancora il via al termovalorizzatore di Acerra?
È a rischio - di nuovo - l´inaugurazione dell´inceneritore più contestato d´Italia, e più grande d´Europa. L´attesissimo taglio del nastro, altamente simbolico soprattutto riguardo al superamento strutturale (e non solo ambientale, o mediatico) della crisi in Campania, era fissato al 26 marzo. Almeno, fino agli ultimi annunci del sottosegretario all´emergenza rifiuti, Guido Bertolaso. A solennizzare il momento doveva esserci il premier Silvio Berlusconi. Invece, ieri, a Cernobbio, durante il suo lungo intervento al Forum di Confcommercio, è lo stesso presidente del Consiglio a rivelare che esistono problemi, e che «mancano ancora autorizzazioni», perché qualcuno avrebbe «paura dei magistrati».
Un lasciapassare frenato, sottolinea il Cavaliere, da una serie di prudenze che scaturirebbero dal «timore» di finire indagati. A seguire, un affondo contro «una parte della magistratura e l´opposizione» che «sono sempre contro tutto quello che facciamo, oltre ogni ragionevolezza». Chiosa Berlusconi: «Si deve intervenire sulle opere pubbliche, la situazione è patologica».
Cosa significa esattamente, che Acerra non possa partire, «per paura dei magistrati»? Berlusconi non lo chiarisce. E da ieri se lo chiedono in tanti. Le complicazioni riguarderebbero probabilmente alcuni stop burocratici laterali rispetto alle fasi di collaudo già in corso nell´impianto di Acerra, rispetto alle prime combustioni e alle emissioni di gas. I test attualmente in esecuzione sono prescritti dalla cosiddetta Aia, l´autorizzazione integrata ambientale, il provvedimento che autorizza l´esercizio di un impianto a determinate condizioni, che devono garantire la conformità ai requisiti del decreto legislativo 18 febbraio 2005, recependo una direttiva comunitaria. È lì il nodo? Dallo staff di Bertolaso non si aggiunge una virgola.
“Repubblica” tenta di girare la domanda alla Procura di Napoli, oggi anche Procura regionale competente sulla crisi Immondizia. Ma negli ambienti giudiziari si resta un po´ sorpresi da quelle parole. Le autorizzazioni formali ci sono tutte, osservano alcuni: compresi i decreti legge di Berlusconi (entrambi convertiti in legge) che di fatto confermano la deroga già lanciata dal governo Prodi, secondo cui possono essere bruciati in quell´inceneritore anche balle di rifiuti non a norma. Chiosa qualche magistrato: «Se tutto è fatto secondo regole, perché aver paura di future indagini?».
Bertolaso: “Acerra in funzione a Marzo”
“Nell’impianto di Acerra sono iniziati i test di prova e a marzo cominceremo
a bruciare rifiuti‘. Lo ha detto Guido Bertolaso. Rispondendo al sindaco di
Acerra che ieri aveva detto che il termovalorizzatore di Acerra non puo’ essere
inaugurato, Bertolaso ha detto che non c’e’ intenzione ‘di fare parate o
inaugurazioni finte, come troppe volte accaduto in questo Paese. L’
inaugurazione si fara’ fra poco tempo, ma quando avremo cominciato a bruciare
la spazzatura“. (ANSA)
Insistenti voci di stampa davano per certo l’avvio per oggi dell’inceneritore di Acerra. Lo stesso Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva annunciato la sua presenza nella nostra città per l’accensione dell’impianto: lui, moderno tedoforo, avrebbe acceso la prima caldaia fra gli applausi dei presenti e la riconoscenza dell’Italia intera.
L’inceneritore di Acerra, nonostante la fretta di questi mesi, è ancora lontano dall’essere completato. È un impianto pericoloso, altamente inquinante, che non rispetta le prescrizioni della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale e non offre alcuna garanzia, totalmente privo di una rete di monitoraggio e dei collaudi necessari. Era e resta un ferro vecchio, altro che gioiellino, costruito da una società sotto processo per truffa aggravata ai danni dello stato come la FIBE.
Se mai partisse, questo impianto sarebbe da chiudere immediatamente per il grave e irreparabile danno all’ambiente e al territorio campano già epicentro dell’emergenza diossina e dell’emergenza rifiuti tossici.
A questo enorme danno che si sta perpetrando sul nostro territorio, dobbiamo aggiungere anche la beffa di una inaugurazione farsa, di una passerella mediatica che vuol far credere che l’emergenza rifiuti è finita ed è definitivamente dietro le spalle. I campani sanno bene che così non è e che, mentre la raccolta differenziata continua a non decollare, nell’interesse di chi dovrà bruciare tutto e guadagnare con gli incentivi milionari sottratti alle fonti rinnovabili, la nostra regione continua ad essere disseminata di discariche abusive a cielo aperto senza all’orizzonte nessuna seria e credibile attività di bonifica e messa in sicurezza dei territori.
Eravamo pronti ad accogliere il Presidente Berlusconi con una protesta ancora una volta civile e democratica per illustrare le nostre ragioni. Le ragioni di chi non vuole arrendersi ad una deriva antidemocratica, che vieta ogni dissenso e che tiene all’oscuro le popolazioni da quello che sta avvenendo senza alcuna forma di partecipazione e controllo nei cantieri dell’inceneritore e delle mega discariche guardate a vista dall’esercito. Il sottosegretario Bertolaso continua a ripetere “mo ‘vveco io” e a non dare i chiarimenti e le garanzie ai cittadini allarmati e ad ignorare le nostre ragioni. Le ragioni di chi difende il proprio territorio e la propria salute contro gli interessi dei grandi industriali e delle lobby finanziarie che hanno puntato sull’affare rifiuti in spregio ai diritti delle popolazioni.
La tensione resta alta in città contro questo atto di sopruso. Saremo pronti ad accogliere Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso per la loro passerella, per la beffa che si preparano a fare, dopo il danno, ad Acerra e all’Italia intera, con un impianto catorcio spacciato per un gioiello della tecnica e per un’emergenza nascosta e lontana dalla soluzione. Intanto domani saremo a Roma insieme a quanti da tutta Italia hanno deciso di non arrendersi e continuare a denunciare la “truffa” dei sussidi all’incenerimento, perché sia restituito quanto indebitamente sottratto dalle tasche dei cittadini a discapito delle vere fonti rinnovabili e ribadire il no all’incenerimento dei rifiuti, il si’ alla loro riduzione, il si’ al riuso e al massimo sviluppo delle raccolte differenziate assumendo le “buone pratiche” del porta a porta e del trattamento meccanico biologico del “residuo” accompagnato da uno sforzo di riprogettazione industriale di beni e merci che non sono riciclabili/compostabili.
Comitato Contro il Megainceneritore di Acerra
Donne del 29 agosto
Per contatti Avv. Tommaso Esposito 3358167020
Arch. Virginia Petrellese 3386453612
ommaso
PER ACERRA NON SARA’ UN BUON NATALE
NON CI PIACE IL PANETTONE DI BERLUSCONI E BASSOLINO
Un altro anno si avvia alla conclusione e pare che Berlusconi, con l’ausilio dell’esercito e con la complicità della politica regionale sempre più inaffidabile sul piano nazionale ed internazionale, voglia accendere l’inceneritore prima di Natale.
Intanto la raccolta differenziata non decolla in Campania e nella nostra città.
Nessun comune è stato commissariato sebbene siano trascorsi gli ennesimi 90 giorni previsti
I Decreti d’urgenza, la cui incostituzionalità comincia ad essere dichiarata, sono serviti solo ad imporre la riapertura del cantiere dell’inceneritore di Acerra e mega discariche nocive e pericolose passando sulla pelle dei cittadini.
Non solo: ad Acerra si è stati capaci di bloccare anche l’iniziativa dal basso di comitati, movimenti e cittadini che, esperienza unica in Italia, da mesi hanno avviato spontaneamente la differenziazione e il conferimento dei materiali.
L’inceneritore non si combatte con le parole, ma con le alternative serie e credibili: è inaudito che in tutti questi anni non si sia riusciti a dare una risposta concreta alle richieste dei cittadini e che la delibera “Rifiuti Zero” resti inattuata nei cassetti di qualche zelante amministratore.
Dei progetti faraonici non resta che carta straccia da mandare all’inceneritore del Pantano.
NON CI RASSEGNIAMO
CHIEDIAMO L’AVVIO IMMEDIATO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA AD ACERRA ED IN CAMPANIA
SEPARANDO DA SUBITO LA FRAZIONE SECCA DA QUELLA UMIDA
Occorre rompere il silenzio omertoso della politica cittadina sull’annunciato avvio dell’inceneritore di Acerra e smascherare la truffa che un ceto politico ormai inaffidabile sta perpetrando ai danni dei cittadini campani oberati di imposte e tasse senza alcun servizio che possa definirsi tale.
Mentre si invocano ristori e compensi, e si continuano a scoprire in tutta la regione discariche di rifiuti tossici e pericolosi che prima o poi qualcuno dirà che possono essere bruciati, si tace sulle mancate garanzie per la nostra salute. Che fine hanno fatto le 27 prescrizioni?
Della bonifica del territorio, mille volte annunciata e servita solo per aumentare clientele e sperperare denaro pubblico, non c’è traccia: i nostri pozzi continuano ad essere avvelenati, l’agricoltura è allo stremo, nulla si sa delle indagini richieste sul sangue e sul latte materno contaminati.
Se per la politica è il momento del silenzio, per proteggere gli affari e farsi reciproche promesse, noi non siamo disposti a tacere e continueremo a denunciare il grande imbroglio rappresentato dall’inceneritore di Acerra e la grande truffa dell’incenerimento dei rifiuti e delle mega discariche, e continuo sarà il nostro impegno per una piano regionale fondato su riduzione, riuso, raccolta differenziata e riciclaggio.
MARTEDI’ 23 DICEMBRE ALLE ORE 17,00 TUTTI IN PIAZZA DUOMO
INSIEME ALLE COMUNITA’ CHE LOTTANO CONTRO LE MEGA DISCARICHE PER L’IMMEDIATO AVVIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA E PER RIBADIRE IL NOSTRO
NO ALL’INCENERITORE
Invitiamo tutti a partecipare portando simbolicamente con sé plastica e carta differenziati in sacchetti trasparenti, come segno della volontà dei cittadini di uscire dall’emergenza in modo definitivo e senza scorciatoie ingannevoli che mettono in pericolo la salute nostra e dei nostri figli.
Comitato Contro il Mega Inceneritore di Acerra
Comitato Donne 29 Agosto
Amici di Beppe Grillo di Acerra
ACERRA (Napoli). Nei giorni scorsi, davanti al tribunale di Nola è terminato il processo di primo grado a carico di Cuono Pellini, relativo alla costruzione e gestione di un sito di stoccaggio in località “Lenza Schiavone”, ad Acerra, ...
... nel quale il Comune, in persona del sindaco Espedito Marletta, si è costituito parte civile per ottenere la condanna dell’imputato ed il risarcimento del danno ambientale e di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dall’ente locale e dalla collettività amministrata. Il giudice monocratico di Nola, Carmela Di Iorio, ha condannato Pellini a tre anni di reclusione e 15mila euro di ammenda per i reati di realizzazione di discarica abusiva, immissioni di esalazioni moleste e costruzione ed attivazione di impianto in assenza di autorizzazione all’inquinamento atmosferico. Il tribunale, inoltre, ha statuito che l’imputato dovrà risarcire il Comune di Acerra e le altre parti civili.
Dal punto di vista tecnico grande è stato l’impegno della difesa comunale, affidata all'avvocatoMaurizio Balletta, supportata dall’amministrazione e dagli uffici, per dimostrare che l’apparente procedimento autorizzatorio dell’impianto era totalmente illegittimo e che quindi, in realtà, il signor Pellini non era stato giammai autorizzato legittimamente dal Comune o dal Commissariato di Emergenza Rifiuti in Campania a realizzare l’impianto, successivamente locato per circa 9milioni delle vecchie lire al giorno. Il difensore del Comune di Acerra, nella replica alla difesa dell’imputato ha definito “carta straccia” i provvedimenti amministrativi comunali e commissariali esibiti dalla difesa del signor Pellini, dimostrando la loro totale illegittimità e giuridica inesistenza. Il Comune ha inoltre ottenuto che gli atti del processo siano trasmessi alla competente Procura della Repubblica per l’individuazione di ulteriori responsabilità di amministratori e funzionari comunali e commissariali che adottarono tali atti.
“La sentenza contro Pellini è un implicito giudizio politico nei confronti dell’Amministrazione comunale precedente e tutto il centro-destra di Acerra - dichiara l’assessore all’Ambiente, Andrea Piatto - perché tutto nasce da ordinanze sindacali e contratti palesemente illegittimi, e concessioni edilizie rilasciate senza nemmeno il protocollo. Tanti legalitari e moralisti di oggi, ieri cosa controllavano?”. “Il Comune di Acerra è stato capace, grazie al lavoro della nostra Amministrazione comunale, di fare pulizia al proprio interno e di rimuovere tutte quelle connivenze con apparati poco trasparenti - conclude l’assessore - per questo ora bisogna attendere le motivazioni della sentenza ed agire di conseguenza contro chi doveva controllare e non ha controllato, chi doveva impedire e non ha impedito”.
oggi ho visitato il sito soggetto a bonifica ad acerra denominato Calabricito. 1) non c'è nessun cartello che spoega chi esegue i lavori, ne l'autorizzazione a cui si fa riferimento.
2) i lavori sono iniziati solo ad uno dei due lotti interessati dall'inquinamento, tra l'altro si tratta del lotto più piccolo;
3) molti hanno espresso riserve sul lavoro che la società interessata, si tratta della jacorossi (la stessa società che sta eseguendo i lavori presso agrimonda a mariglianella), sta effettuando, le riserve sono di carattere scientifico.
4) perchè non si è istituita da subito una commissione di controllo sull'operato che permetta all'asssessorato regionaloe prima di tutto, e poi ai comitati cittadini di poter verificare l'operato?
ad oggi quello che si vede da fuori è quello che vedete nelle foto accanto.
recinzione, teli di copertura numerati, e fuori campi coltivati ed altra immondizia
http://http://www.ilnolano.it/index.php?page=0&news=1400&cat=0
ACERRA - Si è conclusa la prima fase di bonifica e riqualificazione ambientale di località Calabricito ad Acerra, messa in atto dal Commissariato per le bonifiche. Roberto D’Urso per il Ministero dell’Ambiente, l’onorevole Gianfranco Nappi (nella foto) per la Regione Campania, il colonnello Ferraro per la Missione emergenza rifiuti, ed il sindaco Espedito Marletta hanno effettuato un sopralluogo sull’area che, secondo le indagini di Arpac e Apat presentavano livelli di inquinamento da diossina preoccupanti. La bonifica è iniziata alcuni giorni fa, e ha già consentito recuperare una situazione di normalità sul territorio. ''La bonifica del sito di Calabricito - ha dichiarato il Commissario alle bonifiche Massimo Menegozzo - rappresenta un evento fortemente rappresentativo di una svolta sostanziale nelle attivita' di bonifica, resa possibile anche grazie a una stretta collaborazione con la struttura militare coordinata dal generale Giannini. Sono stati realizzati ad oggi gli asporti dei tristemente noti cumuli di rifiuti contenenti diossina, e sono iniziate le attivita' di decorticazione del suolo per la ulteriore caratterizzazione del sito, propedeutica per la definitiva bonifica''. L’assessore Ganapini ha invece affermato:” ''Registriamo con soddisfazione l'avvio, avvenuto dopo un'assidua sollecitazione cominciata subito dopo il mio insediamento e cioe' nello scorso mese di marzo, delle opere di messa in sicurezza dell' area di Calabricito ad Acerra gravemente contaminata da diossina. E' nostra volonta' che questa divenga la prima vera opera di bonifica delle aree contaminate che rappresentano una gravissima emergenza in Campania. Affinché' tale risultato possa definirsi raggiunto, abbiamo richiesto che tutta l'opera venga monitorata dall'Assessorato con le migliori risorse interne all'Arpac. Auspico che sia dia vita ad un Comitato congiunto di informazione e controllo con i cittadini e le organizzazioni del territori''.
Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”: Prodi fa i conti, e dà i numeri.
Prodi, dopo la recente concessione straordinaria del CIP6 per il termodistruttore di Acerra (contributo-regalo pubblico per i termovalorizzatori, alimentato dagli utenti con il pagamento delle bollette ENEL, che è stato eliminato con l’ultima finanziaria), con l’Ordinanza n. 3657 del 29-02-2008 colpisce ancora la Campania e fa altri regali agli industriali. Con tale provvedimento (pubblicato sulla G.U. n. 51), lo “scadente” Presidente del Consiglio trincerandosi dietro la seguente frase “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato d'emergenza, in particolare,per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione” ha irresponsabilmente arrecato un ulteriore danno all’ambiente e alla salute dei cittadini campani per sdoganare, di fatto, i vari milioni di balle di rifiuti disseminate nella più fertile pianura del Mediterraneo dai suoi fedeli Commissari Governativi per l’emergenza rifiuti in Campania. Mentre fino al 29 febbraio 2008 i rifiuti imballati prodotti “fuori legge” da impianti inadeguati, costruiti con soldi pubblici dalle aziende del gruppo FIBE, non valevano un euro in quanto per le loro scadenti proprietà non si sarebbero potuti bruciare nell’inceneritore di Acerra, con la citata ordinanza si sono trasformati, sulla carta, in un giacimento di combustibile. Complimenti a Prodi per la sua chiara attività preelettorale; favori di tale peso devono per forza essere ricambiati, in qualche modo! Dal momento che Prodi ha declassato a termodistruttore l’impianto di Acerra, deve essere eliminato il contributo CIP6 riservato solo a chi brucia spazzatura producendo anche energia elettrica. Tutti sanno che l’impianto di Acerra sarà completato tra la fine del 2008 e il 2009 e che una gravissima emergenza ambientale e sanitaria è prevista già per la prossima stagione calda, cioè ben prima che l’inceneritore possa essere eventualmente messo in funzione. Il titolo dell’Ordinanza di Prodi è “Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria.” Vi è un eccesso di potere nell’ordinare, come fatto assolutamente urgente, un’attività industriale che solo fra un anno circa potrà essere attuata? E’ evidente che l’ordinanza non diminuisce la gravità dell’emergenza rifiuti per la prossima estate; se non va a vantaggio dei cittadini campani, chi favorisce, allora? Le azioni urgenti e necessarie che potrebbero dare una svolta positiva e chiudere definitivamente l’emergenza rifiuti prima della prossima estate non mancano. Si ricordi che entro la fine della primavera 2008 sarà esaurita l’unica discarica attiva della Campania e sarebbe quanto mai necessario un concreto impegno governativo per realizzare una nuova discarica regionale modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area militare, in modo da non creare conflitti con le popolazioni. Vari rappresentanti delle istituzioni devono dimostrare serietà e onestà intellettuale senza fare credere ai cittadini che i problemi dei rifiuti saranno risolti solo allorché l’impianto di Acerra entrerà in funzione. Ma siamo poi sicuri che potrà funzionare dopo la sua ultimazione? La commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente all’inizio del 2005 aveva evidenziato che il sito di Acerra era stato scelto male in quanto già troppo inquinato e aveva prescritto che: - poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle caratteristiche indicate nel DM 05/02/98 (e non quello “fuori legge” della nuova ordinanza Prodi); - dovevano essere favorite le azioni di risanamento del suolo e delle acque; - doveva essere avviato immediatamente il piano degli interventi necessari a garantire la protezione della salute e dell’ambiente su tutto il territorio. Naturalmente non è stato realizzato il disinquinamento ambientale; anzi, una serie di azioni scellerate lo hanno incrementato, come ad esempio la dispersione di percolato sul suolo e nel sottosuolo nelle piattaforme antistanti l’impianto, come è stato più volte documentato dallo scrivente. La conferma che già attualmente l’ambiente nel quale si trova l’inceneritore è inquinato oltre i livelli massimi consentiti dalle vigenti leggi (per cui è improponibile l’accensione di un nuovo impianto) viene fornita dai Decreti dello stesso Prodi, il n.4 del 23 giugno 2006 e quello del 12 gennaio 2007(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 14 del gennaio 2007) aventi come oggetto “Proroga dello stato di emergenza nel territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina”. In questo quadro ambientale, caratterizzato da un inquinamento che già supera i valori di legge, si cala la nuova ordinanza di Prodi. Si può dire che essa rappresenti, contemporaneamente, un prezioso favore per gli industriali e un colpo mortale per i cittadini e l’economia della Campania, un attacco grave per la credibilità di quei rappresentanti delle istituzioni che sono visti sempre meno come espressione dei cittadini e che si qualificano sempre più come membri di varie associazioni che finora hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere riuscendo a creare un “grave problema” (l’emergenza rifiuti) da un “non problema” (la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei rifiuti). Prodi si è irrimediabilmente “imballato”; prima che combini altri guai dovrebbe essere mandato in un’isola oceanica dove il sole batte forte; e se dimentica la crema abbronzante e l’ombrellone, non si preoccupi! Tanto ci penserebbero i suoi amici, quelli a cui ha fatto tanti favori, come quelli che hanno costruito gli impianti CDR della Campania che producono quei rifiuti imballati “fuori legge” che ora Prodi ha trasformato in prezioso combustibile per il termodistruttore di Acerra. Ancora una volta a scapito dei cittadini campani.
Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II 4 febbraio 2008
Campania Così la camorra ricicla I rifiuti Il business nel triangolo Della morte Nola, Acerra, Caserta. E I danni ambientali Simone Verde Acerra (Napoli) Centinaia di fuochi, ogni notte, rischiarano la campagna tra Nola e Acerra. Centinaia di roghi visibili ovunque DA cui is solleva una fitta nebbia nera, e che nessuno spegne. I contadini dopo aver pulito I campi bruciano sterpaglia? Per capire basta avvicinarsi. Seguire la linea del fumo tra I viottoli di campagna non è difficile. Il suolo sterrato è compatto grazie al peso delle decine di camion che passano ogni giorno. E la Colonna nera generata dalla combustione è visibile ovunque, anche nelle notti più scure. Una Volta arrivati sul luogo, però, la sorpresa: là dove ci is aspetterebbe frasche o rifiuti gettati alle fiamme, ci is imbatte in balle di vestiti colorati divorati con voracità sorprendente. Fuochi fatui fatti di pezza che, come in accelerazione, riducono tutto in polvere nel giro di qualche istante.
Sei miliardi di Euro
«La maggior parte dei roghi - spiega Alessandro Iacuelli, giornalista e autore di Le vie infinite dei rifiuti - non ha niente a che vedere con la crisi delle discariche. Non si tratta di immondizia lasciata là, che per esasperazione qualcuno decide di eliminare. Quei fuochi fanno parte di un enorme business per lo smaltimento di sostanze tossiche». Paradossalmente, Le montagne di spazzatura ordinaria che invadono Le città campane, gli accatastamenti maleodoranti su cui scorrazzano topi e si avventano uccelli, sono soltanto la punta dell'iceberg dell'emergenza. Poiché la maggior parte delle attività illecite, I reati più gravi per IL territorio, derivano dallo smaltimento illegale di rifiuti industriali. A fronte degli 800 milioni di Euro guadagnati ogni anno approfittando Della paralisi di inceneritori e discariche, infatti, IL giro d'affari che coinvolge sostanze IL più delle volte pericolosissime raggiunge 6 miliardi di Euro. Una cifra DA capogiro. «Il punto - spiega Maria Cristina Ribera, magistrato incaricato di ecomafia alla procura di Napoli - è che I costi di smaltimento sono troppo alti. Gli imprenditori del nord, così, invece di pagare società autorizzate, is rivolgono alla camorra che per quattro soldi versa I materiali nel terreno senza alcun controllo, arricchendosi con un business inesauribile, poiché necessario al nostro sistema industriale».
I metodi sono tanti: I rifiuti solidi, polveri, metalli pesanti, amianto o scarti di fonderia vengono gettati in migliaia di piccole discariche abusive nelle campagne, in case abbandonate o sotto I ponti; I liquidi vengono immessi nelle fognature, distribuiti sui terreni, oppure sotterrati in grandi barili che lasceranno disperdere IL proprio contenuto nella terra fino a pregiudicare falde, campi e raccolti; quanto agli infiammabili, vengono gettati su cumuli di stracci o di pneumatici per evitare l'esplosione e per essere consumati dalle centinaia di falò che illuminano la notte. In alcune discariche, poi, Le sostanze tossiche vengono mischiate AI rifiuti, come è successo a Lo Uttaro, dove idrocarburi, manganese e floruri sono penetrati nel terreno, inquinando Le falde acquifere. Conseguenze documentate DA un'indagine Della magistratura che IL 20 novembre scorso ha portato alla chiusura del sito e al rinvio a giudizio di dodici persone con accuse che vanno DA «disastro ecologico» a «falso ideologico». Ma ci sono addirittura casi in cui Le sostanze tossiche vengono spacciate per fertilizzanti e commercializzate a uso dei contadini. La denuncia più recente, quella di uno scaricatore di Nola rifiutatosi di trasportare un carico di concime. Qualcuno lo aveva avvertito: era misto a polvere di amianto.
Prostitute, schiave tuttofare
«Nella regione compresa tra Acerra, Nola e Caserta - afferma Iacuelli - nella zona che nel 2004 la rivista Americana The Lancet Oncology qualificò come "triangolo Della morte", I clan controllano militarmente un vastissimo territorio, ridotto ormai ad una discarica a cielo aperto». La camorra segue sempre lo stesso principio: ottimizzazione dei guadagni e utilizzo totale delle risorse, fino a esaurimento. Anche di quelle umane. «Visto l'elevato transito di camion - continua IL giornalista - qualcuno intuì che la zona era ideale per lo sfruttamento Della prostituzione». Dopo un accordo con la Mafia nigeriana, così, migliaia di giovani sono state sistemate ad ogni incrocio, perché I camionisti restituiscano parte dello stipendio AI clan per cui lavorano. Schiave che sono anche sentinelle pronte a dare un colpo di telefono nel caso la polizia is trovi a passare.
Il risultato è sordido e non privo di risvolti paradossali. Anche quando qualcuno is serve di loro, queste donne non possono allontanarsi dall'incrocio che controllano e vengono usate vicino alla strada - coperte appena dall'ombra di un cespuglio - con l'occhio sempre attento a quello che succede intorno. Senza imbarazzo DA parte del cliente, che NE approfitta malgrado IL via vai delle auto. Ognuna di esse, poi, dovendo proteggere una discarica, NE dichiara la presenza: basta imboccare una delle strade sterrate che partono dal punto che controllano, infatti, per incappare su un mucchio di rifiuti, amianto, detriti ma anche pneumatici accatastati o balle di vestiti pronte per essere sciolte sotto IL peso di infiammabili tossici. «Nei dintorni di Acerra - spiega Iacuelli - Le prostitute dichiarano la presenza militare dei clan. Una spartizione del territorio visibile anche DA alcuni oggetti che ricorrono nelle discariche». In alcune zone è una poltrona. In altre un frigo o un altro elettrodomestico.
Un paesaggio cifrato
La tipologia del rifiuto indica il gruppo che controlla la discarica. Quando è in piedi significa che si può scaricare, non c'è pericolo. Se è reclinato, invece, non è il momento. Una volta accessibile la simbologia, il paesaggio si rivela come un testo cifrato che offre i meccanismi di un mostruoso depredamento. Nei pressi di Caivano, una prostituta davanti a un casolare in rovina fa da sentinella all'ingresso di una strada di campagna. Più avanti, si incontra una pira di pneumatici su cui è stata posta un'auto che aspetta di essere sfigurata. Proseguendo, la strada diventa uno spiazzo con rifiuti. Qui, un frigo steso a terra indica che non si può scaricare. Più avanti, dietro un cespuglio, una buca nel terreno permette di accedere a una botola. Sotto la botola l'imbocco di un grande serbatoio interrato e pieno di liquami. Ancora più avanti, un frigo in piedi annuncia una discarica attiva da cui si levano fiamme e fumi tossici. Proseguendo ancora, si sbuca in via Scotti, strada periferica che inizia con la scuola elementare del paese.
Le rilevazioni dell'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente, sebbene scarse, sono sufficienti a lanciare l'allarme. Malgrado la regione sia prevalentemente agricola, sostanze cancerogene derivanti da processi industriali sono sparse ovunque, e sono entrate progressivamente nella catena alimentare: sali di ammonio, idrocarburi, materiali radioattivi provenienti da rifiuti speciali ospedalieri, sali di alluminio e piombo, diossina a livelli dieci volte superiori a quelli di Seveso ma anche residui di migliaia di copertoni dati alle fiamme. Tutte sostanze pericolosissime che finiscono nei terreni, nelle falde acquifere, nell'erba, negli animali (bufale e pecore) e - alla fine della catena - nell'organismo degli esseri umani.
Boom di tumori
Il vero problema, accusano le associazioni, è che in mancanza di prospettive di lavoro gli abitanti partecipano attivamente o passivamente alla depredazione del territorio. «L'assenza delle istituzioni - spiega Iacuelli - è indubbia. Pensi che ci sono tre guardie forestali su un territorio immenso e devastato. Ma questo non basta a spiegare tutto. A chiarimento, valga il fatto che la camorra non è una realtà astratta bensì l'intreccio ordinario di favori e interessi. È il contadino che riceve un po' di soldi da qualcuno per versare materiali nella sua piantagione di patate. Il sindaco che ha permesso al cugino di riempire la sua discarica ormai esangue di immondizia». È un sistema di potere alternativo e talvolta consustanziale a quello dello stato che si tiene in piedi grazie a persone concrete. Un sistema generato da una società clanica e familistica che antepone la legge naturale a quella positiva ed è perciò contraddittoria ai concetti di bene collettivo e di cosa pubblica. Qualcosa, però, sta lentamente cambiando. Non perché si stia diffondendo un maggior rispetto per la legalità ma perché, dopo anni di esposizione a queste sostanze, in molti, moltissimi cominciano a morire.
«Stando a dati in nostro possesso, confermati da rilevamenti dell'Oms - afferma Antonio Marfella, tossicologo all'istituto Pascale di Napoli - in queste zone la percentuale di alcuni tumori raggiunge il 30%, oltre il doppio della media nazionale. Nella tragedia - continua - questi tumori sono la nostra unica speranza». Secondo i dati più recenti, infatti, la camorra, vedendo crescere il malcontento della popolazione e timorosa di perdere il controllo del territorio, starebbe utilizzando il porto di Napoli per spedire rifiuti tossici in Africa e in Cina, con una progressiva diminuzione dei reati contro l'ambiente. Un epilogo possibile che in realtà sposterebbe soltanto più in là la frontiera degli abusi necessari al buon rendimento del sistema industriale. «Si rende conto? - ragiona Marfella con amarezza - Se ci salveremo, è perché saranno altri a morire al nostro posto». 2/fine
sono stata a visitare l'inceneritore di Acerra, ovviamente dai campi circostanti, ed ho ammirato lo splendido tubo da 100 (credo), che, dall'impianto scaricherà direttamente nel lagno adiacente i reflui...
ma di che reflui si tratta?
c'è una autorizzazione?
SI TRATTA DI UNO SCARICO AUTORIZZATO?
il comune di Acerra interrogato sulla questione non risponde
Sono sinceramente indignato per le affermazioni riportate da alcuni organi di stampa da parte della FIBE: l’inceneritore di Acerra è uguale a quello appena costruito a Copenaghen.
Pur convinto sostenitore della Linea Rifiuti Zero, ritengo che si debba evidenziare quanto di falso riportato, allo scopo di smettere di fare prendere in giro i cittadini campani e i lavoratori con informazioni che mettono in rilievo, a mio parere, solo la criminale avidità di FIBE e di chi ha pensato e voluto il MAXI MOSTRO di Acerra, provocando un vero disastro ambientale.
Infatti, il citato inceneritore citato di Copenaghen (presumo l’impianto di Verstforbraending) tratta ogni anno non più di 325.000 tonnellate di rifiuti, cioe’ la metà di quanto previsto ad Acerra!
L’intera Danimarca (che ha una popolazione complessiva pressocchè pari alla sola Campania) ha infatti indirizzato l’impiantistica degli inceneritori verso impianti piccoli , circa 32 (dati del 2002), per un totale di incenerimento annuo di poco piu’ di 3 milioni di tonnellate di rifiuti , cioè poco più di quanto si produce nella sola Campania .
Ogni piccolo impianto, ben distanziato sul territorio, anche per distribuire al meglio l’inquinamento, ha quindi una portata non superiore alle 90.000 tonnellate/anno, cioè non superiori alle 200 tonnellate al giorno, dieci volte meno delle 1.800 tonnellate al giorno previste per il mostro di Acerra!
La cifra di 75 milioni di euro da pagare ancora per completare il Mostro, è persino sufficiente a costruire e completare ex-novo un singolo inceneritore di dimensione medie europee di circa 90.000 tonnellate/anno con le dovute garanzie di impiantistica .
Il Piano PASER 2007, che pure contiene gravissime aberrazioni in tema di impianti di incenerimento mascherati da impianti a biomasse, sancisce pero’ che sono sufficienti non più di 25 milioni di euro per costruire impianti di incenerimento da 100-120.000 tonnellate/anno .
Quindi con 75 milioni se ne possono costruire tre nuovi da oltre 300.000 tonnellate/anno.
In tempi brevi, quindi, si sarebbero potuti costruire (se si voleva) impianti di incenerimento in grado di bruciare il 25% del materiale post- consumo (e non rifiuti) di Napoli.
Con adeguati e idonei impianti di compostaggio per il 30% di “umido” e la raccolta differenziata al 50 % di legge, a Napoli saremmo quasi a posto.
Con Toto’, mi viene solo da dire con amarezza “Ma mi faccia il piacere!” quando si insiste a volere prendere in giro la gente affermando che un maxi impianto come quello di Acerra inquinerà di meno dei suoi piccoli “gemelli” di Vienna, Copenaghen, ecc .
E’ come volere fare credere a tutti che un TIR possa, con le dovute marmitte catalitiche di ultima generazione, inquinare meno di una FIAT 500.
L’Avidità dei “Signori degli Impianti” in questo secolo è Demone più pericoloso e dannoso del Demone dei “Signori della Guerra”, che ha trascinato nel disastro Nazioni intere come il Giappone nel secolo scorso. La Terra intera oggi sta per essere trascinata nel disastro.
Noi in Campania viviamo tutti questo disastro unico al mondo non certo a causa degli ambientalisti idealisti duri e puri, utile copertura mediatica, ma per la pura avidità di puntare a maxi impianti (irrealizzabili in tempi brevi) che devono bruciare tutto senza raccolta differenziata per incassare al massimo (e a vantaggio di pochi) sull’incenerimento dei rifiuti, ricattando tutto e tutti: oggi si ricatta utilizzando i salari dei dipendenti addetti alla costruzione del Mostro.
Ad Acerra, in una zona già disastrata da diossina, e per legge, al massimo si dovrebbe costruire un impianto che sia veramente come quelli di Vienna o Copenaghen, e cioè almeno il 50% piu’ piccolo!
Vuoi vedere che sarebbe gia’ in funzione? Quousque tandem………?
Napoli 27 novembre 2007
Antonio Marfella
Tossicologo oncologo
ieri ad acerra c' è stato beppe grillo e zanotelli.
l'incontro è stato organizzato fuori all'inceneritore.
è stata una giornata importante per mobilitare le persone e per far capire a quanti non erano più tornati al pantano che la situazione precipita, ma che è ancora possibile fermare la costruzione di questo mostro.
il più grande d'europa!
a destra invece la gente accorsa per ascoltare i due popolari aizzatori.
sulo sfondo il cumulo della discarica che emanava sotto il solo una puzza indescrivibile
http://www.youtube.com/watch?v=rvnXojUsjho&mode=related&search=
l'area del nolano- acerrano, era una zona florida per la campagna e l'allevamento di ovini.
ne era un esempio la famiglia canavacciuolo, pastori da diverse generazioni...
da sempre loro pascolano le loro pecore sulle campagne dell'acerrano.
il loro pascolo risiede tra due grandi mostri: il costruendo inceneritore di acerra e la montefibre ad acerra.
le loro pecore di ammalano e muoiono, alcune nascono tutte strane...
quando diversi annia fa l'asl ha fatto analizzare il latte dei loro greggi sono usciti risultati sconvolgenti.
i tassi di diossina nel latte era di 51pg/g di latte, il massimo consentito per legge è 3 pg/g di grasso.
così iloro greggi sono stati sequestrati, hanno avuto il divieto di pascolo sui terreni di acerra marigliano cancello...
non possono vendere il latte ne le stesse pecore, che ormai zoppicano e camminano a stento.
intanto sugli stessi campi di acerra viene coltivato il pomodoro san marzano dop.
AMALIA DE SIMONE Acerra. Allevatori e associazioni di consumatori per ora non potranno essere parte civile nel processo per disastro ambientale causato, secondo le indagini del pm Maria Cristina Ribera, dal «Gruppo Pellini» di Acerra. L'azienda, è accusata di aver smaltito sostanze tossiche facendole diventare fertilizzante agricolo, o abbandonadole nelle campagne coltivate, o sversandole nel sistema fognario dei Regi Lagni, prima di finire in mare. All’apertura del processo l’unica parte civile ammessa è stata il Ministero dell'ambiente mentre associazioni di consumatori, enti locali e il gruppo di allevatori che aveva manifestato nei pressi della regione Campania, lasciando all’ingresso cadaveri di pecore, sono stati esclusi. Almeno per ora. Infatti il tribunale si è riservato di poterli ammettere qualora si configuri un danno diverso da quello ambientale. Gli allevatori e le associazioni di consumatori, sopratutto dopo l’allarme diossina che ha interessato I prodotti provenienti dall’area Acerrana, si ritengono danneggiati dalle attività illecite oggetto del processo cominciato ieri. Gli imputati sono 14 tra imprenditori, funzionari e due ex sottufficiali dei carabinieri. Tutti dovranno rispondere di accuse pesantissime: associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e al disastro ambientale, falso in atti pubblici e false fatturazioni. L’indagine condotta dal pm Cristina Ribera è stata avviata nel 2002 e si è articolata in vari filoni investigativi. Secondo la ricostruzione della procura di Napoli diossina, mercurio e amianto viaggiavano di notte, sui Tir che dal Veneto, dalla Toscana e dal Lazio attraversavano l’autostrada del Sole diretti a sud. La corsa terminava ad Acerra, dove a smaltirli ci pensava il gruppo Pellini che secondo le indagini aveva collaudato un sistema sicuro e spregiudicato, smaltendo sostanze tossiche in regi lagni e campi coltivati. Per anni nel loro impianto di smaltimento di Acerra, l’azienda ha garantito alle industrie che dovevano disfarsi dei più temibili veleni e di sostanze altamente cancerogene. Fu l’operazione denominata «Ultimo atto» a mettere un punto alle loro attività: grazie ad un blitz che impegnò carabinieri, finanzieri e uomini della Direzione investigativa antimafia, coordinati dal pm Ribera dalla Procura di Napoli, 14 persone finirono in manette. I carabinieri del Comando tutela ambiente eseguirono centodieci perquisizioni in tutta Italia e sequestrarono otto impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti pericolosi; furono sequestrati anche quattro milioni di euro, somma che, secondo l’accusa, I titolari della Pellini avrebbero preteso a titolo di rimborso dal Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti.
gli stracci continuano ad essere sversati...
stavolta da una ispezione effettuata sabato ho potuto appurare che gli stracci scaricati nella zona ponte dei cani risultano essere indumenti dismessi provenienti dall'Italia non dalla Germania.
come dire cambiando rotta, il risultato non cambia.
sto recuperando documenti e mi viene un dobbio: chi sarà a scaricare queste balle?
la questione fu già segnalata dal comitato per la tutela del diritto alla salute di marigliano sul mattino il 20 giugno 2006 dove c'è scritto:
"traffico internazionale di rifiuti tossici: balle di stracci imbevute di sostanze tossiche svarsate nelle campagne di Marigliano e Acerra..Gli indumenti provenienti dalla Germania..."
ultimamente leggevo inoltre un comunicato della guardia foprestale per un sequestro effettuato a luglio scorso su una ditta effettuato di Mariglianella
OGGETTO: CONTROLLO ABUSI EDILI E ATTIVITA’ INDUSTRIALI NEL COMUNE DI MARIGLIANELLA.
(...) IL TUTTO SI E’ CONCLUSO CON 6 AZIENDE SEQUESTRATE E CON OBBLIGO DI SGOMBERO DELL’AREA OCCUPATA ABUSIVAMENTE E DI UN CAMION SEQUESTRATO CARICO DI INDUMENTI USATI PROVENIENTE DALLA GERMANIA, il documento è datato 24 giugno 2006
stasera in piazza ada acerra ci siamo dati apuntamento a domani alle 19,30 al pantano, fuori la strada che porta allinceneritore per bloccare i camion che portano rifiuti tal quali (così come vengono raccolti per strada) in un piazzale accanto al costruendo inceneritore non attrezzato per ospitare rifiuti.
mobilitiamoci!
domani, alle 19,00 in piazza duomo ad acerra ci sarà una assemblea per creare una mobilitazione contro la sistemazione el commissario catenacci di rifiuti provenienti da gran oarte della regione in una discarica ad acerra stesso.
già ieri i camion sono stati bloccati sulla statale dalla cittadinanza arrabbiata. perchè tanto accanimento su questa popolazone?
intanto stasera girando per acerra mi sono ritrovata in zona pantano... fuori la strada del costruendo inceneritore c'erano camionette della GF.