ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.
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Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti.
la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli
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Rifiuti, nuova inchiesta sulle bonifiche Indagini su un affare da 180 milioni di LEANDRO DEL GAUDIO NAPOLI (28 settembre) - Non ci sono solo codici ritenuti «taroccati» o rifiuti considerati «tombati» nella storia delle bonifiche in Campania. Non solo interventi di riqualificazione sospetti , ma anche un’inchiesta sulla gestione di milioni di euro investiti in Campania per ripulire discariche a cielo aperto. Ed è così che, dopo aver chiesto il processo per i vertici della Jacorossi - società leader in campo ambientale -, emerge un altro profilo investigativo, un’altra inchiesta non ancora formalmente conclusa. Un’inchiesta allo stato tecnicamente aperta: la Procura sta infatti indagando sugli appalti messi in moto nel corso degli anni della grande crisi rifiuti in Campania per bonificare siti e discariche abusive, per ripulire lo scempio che univa senza soluzione di continuità Napoli e Caserta. Un’inchiesta in cui - è bene chiarirlo subito - la questione ambientale c’entra solo come sfondo originale, come scenario su cui puntare i riflettori. A guidare le indagini, questa volta, sono i pm del pool mani pulite, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Fascicolo affidato al pm Ettore La Ragione, che ha condotto in questi mesi il lavoro della Finanza tra imprese private e, a più riprese, i Palazzi istituzionali della regione. L’obiettivo è fare chiarezza su 180milioni di euro: serviti a sostenere lavoratori socialmente utili, a volte immortalati durante periodi di inattività, ma anche a mettere in moto la macchina delle commesse pubbliche. Ma qual è il target dell’inchiesta? Perché le bonifiche di intere fette di territorio regionale tornano sul tavolo degli investigatori? Tutto da mettere a fuoco, nell’ottica del pm, un meccanismo triangolare: i soldi arrivavano dal «commissariato di governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della regione Campania» alla Jacorossi, società leader in Europa nel campo della riqualificazione ambientale del territorio; poi, dalla Jacorossi sono stati finanziati interventi da realizzare in subappalto. Ed è quest’ultimo tassello l’oggetto dell’inchiesta sulle bonifiche. Scontato il binario seguito degli investigatori: quali e quante gare sono state effettuate per assegnare commesse in subappalto? Come è stato amministrato il flusso di fondi pubblici diretto sulla galassia di società satellite? Per rispondere a queste domande, la Procura ha delegato un’ampia indagine al pool Tutela della spesa pubblica del colonnello Sandro Barbera. In campo, dunque, gli specialisti del comando provinciale delle fiamme gialle guidato dal generale Giovanni Mainolfi. A più riprese gli investigatori hanno acquisito atti ufficiali sulle cosiddette «transazioni», che hanno regolato in questi anni il rapporto triangolare Commissariato bonifiche-Jacorossi-subappalti. Ma soprattutto, gli inquirenti hanno ascoltato tecnici e funzionari regionali, politici ed amministratori per mettere a fuoco il groviglio di subappalti e transazioni. Sono stati così interrogati - in qualità di persone informate dei fatti - volti noti del panorama politico-amministrativo campano, nel corso di una vicenda che ha subìto - cosa più o meno inevitabile - discovery parziali, per il momento in via incidentale. © RIPRODUZIONE RISERVATA da il mattino
Mariarosa. «Scrivo da Marigliano, provincia di Napoli. Qui il mare non c'è ma i rifiuti tossici eccome. Sono vomitati dai pozzi dei contadini e dalla terra. Dalle cave si estraggono cisterne intere di rifiuti liquidi. A pochi passi da un campo scout la terra si crepa e fuma: la spugna dei paraurti. Qualcuno si è curato di vedere che a 100 metri dal sito di stoccaggio di Boscofangone sono state trovate scorie di fonderia a diretto contatto con la falda acquifera? Certo che no. Lancet Oncology ha dato all'area tra Marigliano, Acerra e Nola il nome di "Triangolo della Morte". Una donna ha scoperto che bevendo acqua di pozzo ha avuto una contaminazione da uranio impoverito. Tre persone hanno scoperto di avere un pericolosamente alto tasso di diossina nel sangue. Non conosco nessuno qui che non abbia almeno un parente malato o morto di tumore. Me compresa. Il Pascale ha aperto la sua bella ludoteca, perchè il tumore colpisce ormai soprattutto donne tra i 30 ed i 50 anni che hanno spesso figli bambini o adolescenti. Questo accade in Campania. Questo credo in Calabria. Terra o mare, non fa differenza».
lunedì 28 settembre 2009 19:46 NAPOLI (Reuters) - La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio del sottosegretario ed ex commissario straordinario per l'emergenza rifiuti Guido Bertolaso, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e dell'ex commissario Corrado Catenacci per gestione abusiva di rifiuti. Lo riferisce la procura partenopea in una nota, precisando che per i tre, ha però chiesto l'archiviazione per quanto riguarda, tra l'altro, l'ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti. Per quanto riguarda la gestione abusiva di rifiuti, la procura ipotizza che siano stati smaltiti in modo irregolare in Germania rifiuti con codici diversi da quelli che avrebbero dovuto avere. L'inchiesta è un filone che aveva coinvolto anche l'ex braccio destro del sottosegretario Marta De Gennaro. "Per quanto riguarda gli ex commissari all'emergenza rifiuti Corrado Catenacci, Guido Bertolaso e Alessandro Pansa il pm ha richiesto il rinvio a giudizio per l'ipotesi di gestione di rifiuti in violazione significativa delle autorizzazioni, richiedendo contestualmente al gip l'archiviazione per le ipotesi più gravi di traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello stato, falso in atto pubblico, per non aver commesso il fatto o, in via subordinata, perché il fatto non costituisce reato", dice la procura in un comunicato. Oltre a fare riferimento al provvedimento di richiesta di rinvio a giudizio che riguarda cinque degli otto indagati del procedimento stralcio, la nota precisa che "per i reati ipotizzati a carico di Pansa e Giovanni Corona (magistrato che negli ultimi anni ha prestato attività di consulenza per l'ex commissariato di governo per l'emergenza rifiuti in Campania e presso il Ministero della Infrastrutture) incentrati sull'adozione di due provvedimenti del 18/12/2007 (...) è stata avanzata richiesta di archiviazione perché il fatto non costituisce reato". La procura di Napoli, prosegue la nota, ha chiesto il rinvio a giudizio per Armando Cattaneo, AD di Fibe spa e Fibe Campania fino al 2007, e per Enrico Pellegrino, responsabile ufficio flussi di Fisia Italimpianti, e in questo caso la richiesta di rinvio ha come oggetto "le condotte di concorso in traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico già contestato agli imputati nel procedimento principale la cui prossima udienza si terrà il 7 ottobre". Thomson Reuters 2009 Tutti i diritti assegna a Reuters.
CETRARO (25 settembre) - Sul relitto ritrovato qualche settimana fa al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, si intravedono dagli oblò due teschi. Inoltre il collaboratore di giustizia Francesco Fonti ha dichiarato che «ci sarebbe sul relitto anche un carico di rifiuti tossici». Per quanto riguarda i teschi, le immagini sono state rilevate dai robot utilizzate nel corso delle ricerche dell'imbarcazione. Il Procuratore di Paola, Bruno Giordano, ha detto che «il sospetto è nato dopo alcune riprese video e le foto scattate dai robot che sono scesi in profondità. Uno dei motivi per cui è utile procedere al recupero della nave è anche quello di fare chiarezza sull'eventuale presenza a bordo delle persone». «In molti casi - ha in particolare detto Giordano - anche gli equipaggi, come tutta la nave, sono clandestini. È possibile che alcuni fossero stati lasciati all'oscuro delle intenzioni di chi aveva organizzato il naufragio. Oppure che fossero stati puniti dall'organizzazione. Anche a questi interrogativi si potrà dare risposta solo recuperando il relitto».
Nel corso dell'udienza di oggi sono stati sentiti 2 testi. Il primo è Ermanno Barni, ricercatore dell''ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) dal 1978, che inizia a occuparsi di questioni ambientali a partire dal 1990, e in particolare di gestione dei rifiuti (trattamento degli RSU). Viene ascoltato in qualità di membro delle 2 commissioni presiedute da Arturo Rigillo (teste già ascoltato nel corso dell'udienza del 22 aprile 2009). La prima commissione è il cosiddetto 'Comitato 212' (comitato tecnico costituito con l'ordinanza 212 del 4 ottobre 2000) che aveva il compito di approvare o meno progetti della FIBE relativi allo smaltimento di F.O.S. e sovvalli, dando parere di idoneità sui siti, proposti in via preliminare dalla FIBE. Nella maggiorparte dei casi dei siti proposti si tratta di cave dismesse. Un principio preliminare nel decidere l'idoneità del sito consisteva nell'analisi della conformazione morfologica. 1) I terreni calcarei erano giudicati inidonei per la permeabilità degli stessi. 2) Quelli argillosi, per la naturale impermeabilità, erano preliminarmente giudicati idonei. 3) Un discorso non pregiudiziale veniva fatto rispetto alle cave di tufo (come è quella di Chiaiano), di cui andava accertata la mancanza di fratture che ne avrebbero potuto compromettere l'impermeabilità. Il teste ricorda che nella maggiorparte dei progetti esaminati e dei siti proposti da FIBE, la commissione aveva espresso parere negativo. Al Barni vengono mostrati dal PM Sirleo, alcuni verbali di riunioni del comitato 212. In particolare nel verbale relativo ad una riunione tenutasi il 31 gennaio del 2002 (ma anche in una delle prime riunioni della commissione, 13 febbraio 2001), venivano espresse fortissime perplessità rispetto al fatto che tali interventi erano definiti da FIBE, come operazioni di 'recupero ambientale'. Per il teste non si trattava assolutamente di operazioni di questo tipo, ma molto più semplicemente di allestimento di discariche. E mai il Comitato aveva esitato a giudicare i progetti sottoposti come tali (discariche) e non come operazioni di recupero ambientale. La commissione pose all'epoca anche il problema della necessità o meno di sistemi di captazione dei biogas. Nonostante il fatto che nella frazione organica, quando è ben stabilizzata, si può arrivare ad una riduzione della produzione di biogas fino all'80 %, la Commissione giudicò fosse utile dotare le discariche di tali impianti. Ermanno Barni è stato anche uno dei componenti, assieme ad Enzo Favoino (ascoltato nell'udienza del 15 luglio scorso), della commissione 058, che aveva come compito principale quello di studiare e stabilire la pericolosità dei rifiuti da un punto di vista fisico e chimico. In questo caso la commissione non lavorò su proposte presentate dalla FIBE, ma autonomamente analizzò il tema del trattamento della frazione organica e il processo di stabilizzazione della stessa. La FOS prodotta negli impianti CDR di FIBE, non era compatibile con operazioni di recupero ambientale, in quanto gli impianti prevedevano sistemi di selezione provenienti da semplici processi di vagliatura. Una FOS che fosse utile ad operazioni di recupero ambientale, doveva avere un indice respirometrico inferiore a 1000 (mg di ossigeno). Se si voleva riempire la cava con un milione di tonnellate di FOS, la copertura doveva avvenire con una sorta di SuperFOS (avente un indice respirometrico inferiore o uguale a 700 ed ottenuta con un ulteriore periodo di stabilizzazione, superiore ai previsti 28 giorni). L'indice respirometrico era inoltre ricavato con il metodo 'statico' e non con il più affidabile metodo 'dinamico'. Ma gli impianti CDR di FIBE avevano problemi già nella semplice raffinazione della frazione organica da stabilizzare, prodotta con una semplice vagliatura e non, come sarebbe stato necessario, con metodi di raffinazione densimetrica. La vagliatura non garantiva il limite di impurità presenti nella FOS, previsto dalle normative vigenti all'epoca e che non doveva essere superiore al 3%. Questo limite invece era di gran lunga superato. I controesami delle difese, gli avvocati Tuccillo (difesa di Cattaneo e Urciuoli), Vignola (difesa di Vanoli) e Cavalli (difesa di Pelliccia), non aggiungono molto all'esame dei PM. Tuccillo fa dire al teste che il Comitato 212 poteva suggerire variazioni ai progetti presentati da FIBE, ma che comunque il parere espresso non era vincolante. Vignola si fa spiegare meglio cosa sia la raffinazione densimetrica e in cosa si differenzia dalla semplice vagliatura. Cavalli gli chiede se fosse a conoscenza di casi in cui, nonostante il parere positivo del Comitato 212, non fosse stata poi successivamente concessa l'autorizzazione all'allestimento della discarica. Il teste risponde che non lo sa. Viene quindi chiamato a deporre Salvatore Urciuolo, laureato in chimica e che svolge attività di libero professionista, con un proprio laboratorio di analisi. Dal 2001 al 2002, mentre era capotecnico dell'ASA, azienda addetta alla raccolta dei rifiuti nel comune di Avellino, collabora con FIBE, che gli affida le analisi di alcuni campioni di FOS. Le domande del PM Noviello, mettono in evidente imbarazzo il teste, che dimostra una molto scarsa conoscenza della materia trattata. Dall'esame emerge un dato di fatto: la FIBE utilizzò come documentazione in allegato dei progetti esecutivi, i risultati di analisi effettuate da un laboratorio che mai prima di allora aveva affrontato una tale materia e che utilizzò, in quel caso, metodi improvvisati, approssimativi e poco scientifici. Sui certificati prodotti c'erano denominazioni che il teste non riesce a spiegare (ad esempio un dato viene definito: FRAZIONE ORGANICA PROVENIENTE DALLA PRODUZIONE DI COMPOST) e che attribuisce al commitente delle analisi, la FIBE. La campionatura non era stata mai effettuata del teste e in alcuni casi i campioni di FOS, provenivano da impianti dove il chimico non era mai stato (e nemmeno sa specificare da quanto tempo i campioni ricevuti erano stati raccolti). Insomma il signor Urciuolo non ha fatto una buona figura. Anzi, mi verrebbe di dire in napoletano, che ha fatto proprio 'na figura e.... Sorry :-) L'ultima teste, l'ingegnere della Provincia di Napoli Maria Teresa Celano, non viene ascoltata. Con accordo delle parti si decide di acquisire la relazione della teste, con l'esclusione delle parti valutative della stessa. La prossima udienza si terrà ancora all'aula Bunker Ticino 1 del carcere di Poggioreale il giorno 11 novembre 2009. Saluti a tutti Antonio Troia Cause Creator P.s. In aula, oltre agli avvocati, ai PM, ai giudici e al quì presente tecnico di Radio Radicale senza registratore, c'erano soltanto 3 cittadini consapevoli, impegnati e anche un poco sconfortati dal clima di desolazione in cui si sta svolgendo questo importantissimo procedimento penale. Sono graditi interventi, commenti, discussioni, pareri, contributi, etc. etc. etc. etc.
domenica: Un altro disastro ambientale: bruciano le ecoballe di Maruzzella. Sul posto decine di squadre di vigili del fuoco Pompieri e e autobotti nella discarica, le fiamme divampano alte. Danni incalcolabili SAN TAMMARO - Un incendio di vaste proporzioni, le cui cause sono ancora completamente da accertare, divampa dal tardo pomeriggio bruciando le ecoballe stoccate nel sito di località Maruzzella, in tenimento nel comune di San Tammaro. Sul posto decine di squadre di vigili del Fuoco con autobotti e personale da Caserta e Napoli: anche nel capoluogo campano l'immediato allerta dei vigili specializzati e attrezzati per affrontare incendi di materiali pericolosi. Incalcolabili, allo stato, i gravi danni ambientali causati dall'incendio.
Non censurate il processo Bassolino! Domani mercoledì 23 settembre presso l'aula bunker Ticino 1 del carcere di Poggioreale, riprendono le udienze del processo Bassolino-Impregilo. Il calendario prevede successive udienze solo nei giorni: 11 e 18 novembre 9 e 16 dicembre Il calendario prevedeva udienze tutti i mercoledì, da quì a fine anno. Ma poichè, nella maggiorparte dei casi (tranne per il 14 ottobre) si tratta di richieste di rinvio per impossibilità a partecipare avanzate dalle difese, saranno sospesi i termini di prescrizione.
“Le autorità tacciono su un dossier del Commissariato per le Bonifiche riguardante il litorale domizio: nell'acqua presenti quantità di metalli pesanti anche 45 volte superiori alla media. Non posso che esprimere grande preoccupazione per l'insabbiamento del dossier sul litorale domizio” così Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc ed ex presidente della Commissione Ambiente del Senato, commenta l'inchiesta, apparsa oggi su “L'Espresso”, riguardante il territorio di 22 chilometri quadrati, che rientra nel sito di interesse nazionale della costa flegrea e dell'agro-aversano. “Da febbraio giace nei cassetti del Ministero e della Regione un'indagine condotta dal Commissariato per le bonifiche sulla zona dei laghetti di Castel Volturno: il velo steso su tale vicenda preoccupa anche alla luce della drammatica situazione delle coste campane. Il problema - continua Sodano – non riguarda solo la vocazione turistica della zona (che dista meno di 500 m dal mare) e quindi la balneabilità della costa, ma soprattutto l'agricoltura: nella falda acquifera che contribuisce ad irrigare i terreni sono state riscontrate percentuali 40 volte superiori alla media di idrocarburi, 13 volte di cromo e 45 volte di piombo. Urge una bonifica del territorio ed una pianificazione degli interventi da attuare in un'area dove la camorra ha potuto creare uno scenario allarmante, costruendo discariche abusive e sversando nelle cave, a ridosso degli specchi d'acqua. Parlare di rilancio del litorale domizio in queste condizioni sembra una vera e propria contraddizione in termini: a due passi dai moderni resort e dai campi di golf, l'acqua avvelena i campi e la salute dei cittadini”. “Non si può più tacere - conclude Tommaso Sodano – gli enti preposti e le autorità hanno il dovere di rendere pubblico tale dossier che va analizzato insieme ai dati provenienti dall'Arpac, che sono già di per sé allarmanti. Le percentuali di metalli pesanti presenti nell'acqua mettono in pericolo la salute dei cittadini. In questi sei mesi la vicenda si sarebbe dovuta affrontare; questo silenzio delle istituzioni non fa altro che creare ulteriore e giustificato allarmismo”. Napoli, 28 agosto 2009
ATTENZIONE Oggi ore 16.20 - Sulla frequenza 92.100 FM (NA e CE) o sul sito http://www.ecoradio.it In diretta nazionale su "ECORADIO POMERIGGIO" condotto da A. Biondi. Nel merito della drammatica situazione d'illegalità diffusa nella cosiddetta Terra dei Fuochi, Sabrina Pisu intervista Bruno Orrico resposabile Protezione Civile Campania e Angelo Ferrillo responsabile del sito di Video-Denuncia http://www.laterradeifuochi.it/