ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.

Eccomi

Utente: nunzia1978
Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti. la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli

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sabato, 30 maggio 2009
i soldi della recam alla camorra

Soldi della Recam alla ca­morra. È una verità-choc quella che emerge dalle indagini della direzione in­vestigativa antimafia, condotte dai pm Conso, Ribera e Falcone, in collaborazio­ne col Nucleo operativo ecologico dei carabinieri — coordinati dagli ufficiali Menga, Caturano e Sirignano — e con la Guardia di Finanza. Rivelano che tra il 2004 e il 2005 la società creata da Ita­lia Lavoro e dalla Regione Campania per la riqualificazione dei Regi Lagni ha affidato la rimozione dei rifiuti preleva­ti nel nolano ad una impresa controlla­ta dal clan Belforte. Undici le ordinanze di custodia cautelare. Colpiscono, tra gli altri, Pasquale Di Giovanni e Giusep­pe Buttone. Secondo gli inquirenti sono gli imprenditori del clan che gestivano il traffico illecito di rifiuti. Entrambi so­no sfuggiti alla cattura. Quarantaquat­tro gli indagati. I reati contestati: asso­ciazione per delinquere di stampo ca­morristico, traffico illecito organizzato di rifiuti e truffa aggravata ai danni di ente pubblico, riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, estor­sione. Uno degli indagati è Antonio Scialdone, che il primo ottobre 2003 fu nominato dal consigliere regionale En­zo Rivellini (estraneo all’indagine, ndr). Il 29 dicembre 2003 la società invi­ta le ditte interessate a presentare una offerta per il servizio di smaltimento ri­fiuti. Rispondono in 4: Sarim, Igica, Sem, De Vizia Transfer. Il 20 aprile 2004 Rivellini sottoscrive il contratto di ap­palto con la Sem. La società sarebbe in realtà riconducibile agli imprenditori Di Giovanni e Buttone, organici al clan Belforte, secondo la Direzione investiga­tiva antimafia. Tra il 2004 e il 2005, dun­que, Recam conferisce alla Sem oltre 10.000 tonnellate di rifiuti, per un fattu­rato di un milione e mezzo di euro. Ad almeno 6000 di esse è attribuito un co­dice fasullo, quello che contrassegna gli scarti dell’edilizia. Sono in realtà rifiuti urbani indifferenziati. La bugia consen­te alla Sem di avviarli a recupero presso gli impianti delle società «Liccarblock» e «Edilcava» ad un prezzo nettamente inferiore10-12 lire al kg, invece di 150 lire al kg. L’impresa incassa, attraverso questa truffa, almeno 400.000 euro. Con la complicità, sostiene la Dia, di Scialdone. I magistrati gli contestano di avere fatto assegnare l’appalto alla Sem nonostante quest’ultima non fosse in possesso dell’iscrizione all’Albo Nazio­nale Gestori Ambientali per le attività di bonifica. Proprio Scialdone, rilevano gli inquirenti, quando fu nominato da Rivellini era tra l’altro amministratore delegato in due società riconducibili a Di Giovanni: Iniziative Ecologiche spa e Gisa. Dall’inchiesta emerge anche lo smaltimento illegale dei fanghi prove­nienti dal depuratore di Marcianise. Buttone e Di Giovanni, in accordo con Salvatore Belforte, avrebbero ricevuto nell’impianto Enertrade almeno 17 mi­lioni e mezzo di tonnellate di fanghi ed avrebbero attribuito ad essi il codice re­lativo ai rifiuti provenienti da demoli­zione, invece che quello dei rifiuti non pericolosi. Per ingannare eventuali con­trolli, mescolavano i fanghi con gli iner­ti. Trasferivano poi questo materiale al­la società Ecoriciclo, che lo rivendeva ad imprese edili. Avrebbero così guada­gnato illecitamente almeno 1.200.000 euro tra il 2006 e il 2008. (Corriere del mezzogiorno, napolionline)

Postato da: nunzia1978 a 22:14 | link | commenti (4)
camorra, recam

zanotelli a pomigliano

MARTEDI 2 GIUGNO 2009 ORE 19,30 presso la Congrega S . M. del Carmine piazza Municipio Pomigliano d'Arco la comunità parrocchiale di S. Felice incontra riflessione.pdf padre Alex Zanotelli per una riflessione sui principi che ispirano i cristiani nella scelta dei candidati. OSSERVATORIO POLITICOPARROCCHIALE SAN FELICE IN PINCIS POMIGLIANO D'ARCO La cittadinanza è invitata a partecipare

Postato da: nunzia1978 a 10:38 | link | commenti

venerdì, 29 maggio 2009
ncubo Acerra per il primo ministro. L'inceneritore è un boomerang

28 maggio 2009 - Francesca Pilla Fonte: Il Manifesto Aumentano i rifiuti in strada e conseguentemente si inceppa il sistema di smaltimento urbano sbandierato dal presidente del consiglio come prova della differenza tra un governo di centrosinistra, incapace di risolvere l'emergenza in Campania, e quello di una destra competente e abile. A quasi un anno dal "miracolo" del piano Napoli pulita, Berlusconi si trova con discariche piene, nuovi siti che non aprono, inceneritori che non funzionano. E proprio a ridosso delle elezioni sale la sua paura che questa città possa diventare un luogo simbolo del complotto per disarcionarlo. A Napoli non c'è infatti solo il Casoria-gate, ci sono anche le indagini su Guido Bertolaso e c'è un pasticcio in procura su presunti tentativi di agevolare il governo, da parte del procuratore generale Giandomenico Lepore. Il premier è nervoso e in più di un'occasione a denti stretti ha fatto intendere la possibilità di future accuse dei magistrate che potrebbero riguardare lui stesso o rappresentanti del suo governo, per la gestione dell'inceneritore di Acerra. Berlusconi non spiega, ma mette le mani avanti e aleggia, come sempre, lo spettro di un piano della sinistra contro di lui. Dalla procura non confermano nuove inchieste, le bocche sono cucite dopo che nelle scorse settimane i veleni del palazzo di giustizia partenopeo sono arrivati al Csm. Mentre si svolgevano le audizioni a Roma, infatti, il vicepocuratoe Aldo De Chiara ha accusato Lepore di aver favorito il governo con la decisione di stralciare dall'ichiesta Rompiballe, sulla presunta illecita gestione dell'ernergeza rifiuti in Campania, le posizioni del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, dell'ex commissario Corrado Catenacci, nonché del capo della protezione civile Guido Bertolaso. Lepore si è difeso sostenendo la tesi dii un'esigenza tecnica, i pm Noviello e Sirleo, a cui era stata strappata l'indagine, sono rimasti sulle loro posizioni. Una volta a Napoli tra i protagonisti dopo una riunione a porte chiuse, è tornato il sereno pro-forma, ma un ragionevole dubbio si è instillato nella mente dei cittadini. E ora arrivano anche i timori del presidente del consiglio. Di sicuro ad Acerra tutto sta andando per il verso sbagliato. I1 26 marzo infatti Berlusconi, in pompa magna, inaugura l'impianto, che dal giorno dopo smette di funzionare. Gli attivisti denunciano la situazione, dal governo negano, ma le prove sono sotto gli occhi di tutti, i camini sono spenti, come dimostrano le 3 livecam dello stesso Osservatorio di monitoraggio governativo. Berlusconi si presenta a Napoli per il compleanno di Noemi e il giorno dopo partecipa ad un meeting sullo stato del piano rifiuti: "L'inceneriitore funziona benissimo, lo stanno testando, dice". Ma è una contraddizione in termini, perché o funziona o si testa. Ieri il Sole 24 ore ha denunciato il report dell'Arpac durante i test: il termovalorizzatore inquina. Per nove giorni in due mesi c'e stato uno sforamento (consentito 35 volte in un anno) dei valori di sicurezza relativi alla concentrazione nell'aria d micro particelle Pm10. Non solo. Lunedi è arrivato l'ultimatum di alcune imprese a Guido Bertoldo "O ci pagate o ci fermiamo". IJna ventina di ditte impegnate nel cantiere lamentano un credito per 10 milioni di euro e minacciano di lasciare i lavori all'inizio della prossima settimana, Last but not laest, ancora non è avvenuto il passaggio di consegne tra la gestione dell'impianto da parte dell'Onpregilo e l'A2A di Milano, chiamata tra l'altro, per decreto ad "occuparsi" del termovalorizzatore, senza nessuna gara d'appalto. Berlusconi non ha mai dato spirazioni per tutto questo.

Postato da: nunzia1978 a 15:18 | link | commenti

mercoledì, 27 maggio 2009
Le imprese che lavorano nell’inceneritore infuriate:

«Bertolaso ci paghi o Acerra si ferma» Le imprese che lavorano nell’inceneritore infuriate: «Lo Stato ci deve ancora dieci milioni di euro» L'inceneritore L'inceneritore NAPOLI - «Se Bertolaso non ci paga entro la fine di questa settima­na, da lunedì chiederemo a molti dei nostri operai impegnati nel cantiere del termovalorizzatore di restare a ca­sa o di lavorare altrove». Scatta l’ulti­matum da parte delle imprese, sono una ventina, che operano nel cantie­re di Acerra e non percepiscono da sei mesi un centesimo. Minacciano di rallentare l’entrata a regime del­l’impianto, qualora non ottengano ad horas le spettanze loro dovute. Un paio sono impegnate nelle opere civi­li: strade, fondamenta, muraglioni. Le altre, la maggioranza, lavorano al­la realizzazione degli impianti elettri­ci e delle parti meccaniche. Una di es­se ha il compito di gestire la fase del «commissioning», il rodaggio. CREDITI - Im­piegano circa 300 operai e vantano 10 milioni di euro di credito. Oggi in­contreranno nuovamente Ettore Fi­gliolia, il capo della segreteria tecni­ca di Bertolaso. La tesi di Bertolaso e dei suoi colla­boratori è che i ritardi nei pagamenti siano da addebitare alla mancata o in­completa produzione, da parte delle società, dei documenti che attestino il regolare pagamento dei contributi ai lavoratori. «Non appena li avremo tutti — fa sapere il sottosegretario — salderemo il debito». Parole, pe­rò, che se possibile esasperano ulte­riormente gli imprenditori. «Ma qua­le documentazione incompleta», sbotta per esempio Carmine Russo, il proprietario della società Italia Co­struzioni, che ha 30 dipendenti. «Io sono in perfetta regola, ma non rie­sco a incassare una sola fattura da sei mesi. Vanto seicentomila euro di credito nei confronti dello Stato, per Acerra. Non bancabili. Gli istituti di credito non mi anticipano un centesi­mo, perché c’è una situazione ibrida: emetto le fatture nei confronti di Fi­sia, del gruppo Impregilo, che le gira a Bertolaso. Avrei altre commesse, ma temo di accettarle perché ho tut­to il mio capitale bloccato su questo benedetto cantiere». Incalza: «Figlio­lia ci ha detto più volte che non è un problema di fondi in cassa, che quel­li ci sono. Ma allora, dico io, che ci vuole a firmare un mandato di paga­mento? Dieci minuti per evitare tanti problemi a noi ed a loro stessi». DAL SETTEMBRE 2008 - Epi­logo tutt’altro che entusiasmante, per gli imprenditori, di una vicenda iniziata sotto ben altri auspici, a set­tembre 2008. «Dopo un anno di fermo del can­tiere — racconta Alfonso Petrillo, l’ex presidente del gruppo delle pic­cole industrie dell’Unione industriali — fummo tutti chiamati dal sottose­gretario Guido Bertolaso. Il sottose­gretario ci comunicò che, di lì a po­co, avremmo ripreso a lavorare. Ci disse che avremmo portato a termi­ne gli atti transattivi con Fisia e che sarebbe stata poi la sua struttura a re­munerarci per le opere che avremmo realizzato. Il meccanismo prevedeva che noi trasferissimo le fatture a Fi­sia e quest’ultima alla pubblica am­ministrazione la quale, entro 20 gior­ni, avrebbe dovuto pagarci». Ha fun­zionato, secondo quel che racconta­no gli imprenditori, solo per un paio di mesi, fino a novembre. Poi non hanno più incassato nulla. A genna­io, in compenso, racconta Russo, «ci hanno convocati di nuovo». Tutti da­vanti a Bertolaso. Ci ha chiesto uno sforzo per rispettare la scadenza fis­sata per l’inaugurazione del cantiere, a fine marzo. Il presidente del consi­glio Berlusconi si era impegnato per quella data, ci fu detto, e noi doveva­mo far sì che l’impegno fosse mante­nuto. I nostri operai hanno lavorato giorno e notte, sabato e domenica. Avremmo meritato, lo dico con ama­rezza, un trattamento diverso». Oggi è dunque il giorno della verità: accor­do o serrata. Se prevarrà la linea du­ra, l’entrata a regime del termovalo­rizzatore potrebbe slittare. Quel che non è riuscito alla mobilitazione pro­dotta da migliaia di cittadini, para­dossalmente, potrebbe ottenerlo la protesta di una ventina di imprendi­tori. Fabrizio Geremicca 27 maggio 2009

Postato da: nunzia1978 a 19:19 | link | commenti
inceneritore, termovalorizzatori, acerra

le emissioni di acerra

INOLTRIAMO per opportuna conoscenza Ass. Medici per l'Ambiente Campania Dr G.Rivezzi Da Il Sole 24 Ore del 27/05/2009 SUD In due mesi di attività si sono già registrate nove giornate in cui le emissioni di polveri sottili dal termovalorizzatore di Acerra hanno sforato il tetto consentito. Nove giornate rispetto alle 35 massime consentite e sopportabili in un anno intero. A certificarlo è l'Arpac Campania. Sul sito dell'agenzia, i report dettagliatissimi del monitoraggio delle emissioni dell'impianto. Le misurazioni effettuate dall'Arpac e pubblicate online registravano la presenza nell'aria di polveri inquinanti (Pm10) per una media giornaliera di 76,3 micron per metro cubo, ben più alta del valore consentito di 50 micron. Inoltre, secondo i dati forniti dall'Osservatorio costituito proprio per monitorare le performance dell'impianto di Acerra inaugurato a fine marzo, la fuoriuscita del monossido di carbonio e di alcuni tipi di idrocarburi, pur nella norma, raggiunge il limite massimo autorizzato. «Anche se le nostre centraline sono in fase di taratura – spiega Luciano Capobianco, direttore generale dell'Arpac – riteniamo che la concentrazione di queste sostanze sia senza dubbio eccessiva, tanto da richiedere una particolare attenzione e un potenziamento dei controlli».L'Osservatorio di Acerra non fornisce dati sulle emissioni di Pm10 nella tabella visibile online. Ammette, però, concentrazioni medie giornaliere di monossido di carbonio e di idrocarburi policiclici aromatici che raggiungono il tetto massimo di 50 mg per metro cubo consentito dalla direttiva 2000/76 della Ue in materia di incenerimento dei rifiuti. «Si tratta di misurazioni effettuate in fase di collaudo – precisa Vincenzo Coccolo, presidente dell'Osservatorio ambientale – ma appena il termovalorizzatore sarà pienamente funzionante entreremo nel merito anche dei controlli eseguiti dall'Arpac».

Postato da: nunzia1978 a 15:59 | link | commenti

lunedì, 25 maggio 2009
denunciamo?

segnalazioni di un cittadino qualunque, bisogna cominciare a denunciare la polizia che non accetta le denunce? Ciao Nunzia, ti scrivo per segnalarti un ennesimo episodio riprovevole. Mercoledì scorso, 20 Maggio 2009, tornavo rincasavo, percorrendo a statale 162, in prossimità della mia uscita, Spiniello, Mariglianella scorgevo un'enorme nuvolone di fumo nero che invadeva tutta la zona circostante estendendosi verso Brusciano. Mi sono diretto verso il focolare che era, tanto per cambiare localizzato nel campo ROM situato nei pressi dell'uscita accanto ai regi lagni. Non potendo fare diversamente mi sono diretto nel campo ROM (ore 23:20) provando a chiamare il 113 invano per circa 30 minuti. L'aria era irrespirabile, non rassegnato mi sono diretto al distaccamento di PS di ACERRA per denunciare l'accaduto, risposta: non abbiamo personal disponibile e non abbiamo autovetture, conclusione ancora una notte di veleni tra l'indifferenza delle Istituzioni. Saluti, a presto

Postato da: nunzia1978 a 21:15 | link | commenti (1)

sabato, 23 maggio 2009
lo uttaro

Il Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta, nella persona del suo direttore dell’articolazione territoriale CE, con un comunicato stampa fa sapere che nell’incontro programmato chiederanno alla Procura a Napoli il dissequestro della discarica illegale e abusiva di Lo Uttaro, finalizzata alla bonifica del sito. Non nascondiamo la sensazione che fa un certo effetto leggere da finti tecnici e da autentici politicanti superati parole quali "sicurezza", “cosiddetta superprocura", "senza alcun rischio" e via fantasticando, situazioni ambientali, sanitarie, tecniche e amministrative complesse, sicuramente illecite delle quali, queste persone, non ci pare che abbiano dimostrato nei fatti competenza e conoscenza. Fatti che hanno visto coinvolti sulla vicenda che ha determinato il sequestro, da parte della Magistratura, amministratori pubblici, tecnici, funzionari, colletti bianchi e quant'altro questa disgraziata provincia è riuscita a partorire in questa lunga notte della cosiddetta emergenza rifiuti. Chi pensa poi che tale linguaggio viene da apparati governativi si sbaglia di grosso ma viene, invece, da ex in tutto e ha con i residuati di un passato sconvolto, la necessità e l'urgenza di rimettersi in gioco. Un gioco disperato per loro e disperante per la comunità. Gioco di una parte di una forza politica, quella che in parte rappresenta gli enti locali campani che, dopo il fallimento politico di un gruppo dirigente inadeguato e sotto l'occhio della magistratura, ritiene di criminalizzare la società civile e rassicurare il popolo che tutto va bene a Lo Uttaro. Vorremmo solo ricordare a questi Soloni della tuttologia che occorre procedere alla caratterizzazione dei rifiuti e, prima ancora alla messa in sicurezza del sito. E' chiaro che l'architetto, pardon che il sig. Venditto non è mai stato a Lo Uttaro, però sarebbe bastato almeno che vedesse le inchieste della Rai (Rainew24) dove "l'assoluta sicurezza" del sito, vantato dall'incauto Venditto, non trova alcun riscontro nello stato dei luoghi e nella realtà dei fatti. Provvederemo a diffidare il Consorzio Unico della Provincia di Caserta e ci appelliamo alla Regione Campania, all’assessore Ganapini e alla stessa Protezione Civile Regionale affinché procedano loro a pianificare interventi che quegli enti, per l'autorevole rappresentanza politica e istituzionale sono in grado di assicurare. Alle forze politiche di governo e non riteniamo di poter chiedere che vi è sì una necessità e una urgenza: quella di rinnovare in toto classe politica e rappresentanze varie. Le forze e le competenze non mancano. Basta guardarsi intorno. Caserta, 21 maggio 2009 Giuseppe Messina – comitato scientifico di Legambiente Giovanna Maietta – comitato di quartiere Cersola-Centurano

Postato da: nunzia1978 a 16:55 | link | commenti

venerdì, 22 maggio 2009
IL TERMOVALORIZZATORE DI ACERRA FUNZIONA O NO?

Categoria: Attualità Data: 22/05/2009 [L’inceneritore di Acerra] L’osservatorio dell’associazione Codici ha raccolto alcuni dati che confermano i dubbi e scardinano le verità ufficiali. Il termovalorizzatore di Acerra funziona? E’ la domanda che spesso viene posta agli operatori dello sportello regionale dell’Associazione Codici Campania che per tale motivo ha deciso di inviare una missiva contenente la stessa domanda all’Osservatorio Ambientale del termovalorizzatore di Acerra, istituto dall’O.P.C.M. 3730 il 07 gennaio scorso, chiedendo alle autorità incaricate di fare chiarezza sul mistero dell’impianto costruito ad Acerra. La richiesta è stata inviata al Dott. Coccolo - Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della protezione civile – Presidente; Dott. Ventresca – Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare; Prof. Ing. Pirozzi – Regione Campania; Ing. Celano – Provincia di Napoli; Ing. Russo Spena – Comune di Acerra; Dott.ssa Vito – ARPA Campania; Dott. Palombino – ASL NA4; Dott. Paolella – epidemiologo locale, ovvero tutti i componenti dell’Organismo, ed infine alla A2A che ha vinto la gara d’appalto per la gestione dell’impianto l’impianto e che per tale motivo ha istituito una società in zona denominata Partenope Ambiente. "Allo sportello regionale – spiega Giuseppe Ambrosio, segretario regionale di Codici Campania – arrivano quotidianamente domande sul funzionamento o meno del termovalorizzatore di Acerra. Per tale motivo abbiamo girato la domanda alle autorità competenti per cercare di ottenere finalmente chiarezza sulla vicenda che sembra essere divenuta un mistero tra i cittadini campani". Ecco di seguito le incertezze e le domande che si evidenziano: - L’inceneritore di Acerra è costituito da tre parti di cui una contenente le caldaie, la seconda per il filtraggio dei fumi e delle emissioni e la terza per la produzione di energia che verrà trasformata in elettricità per i fabbisogni di circa 200.000 famiglie. Quali famiglie beneficeranno di tale forma alternativa di elettricità? - Sono stati istituiti due punti informativi posizionati nel comune di Acerra e di San Felice a Cancello collegati 24 ore su 24 con l’impianto. Funzionano? - Sul sito www.emergenzarifiuticampania.it è possibile controllare le webcam in funzione ma in molti che hanno visitato il sito osservano camini con assenza di fumo e vapori e nessun passaggio nei corridoi di camion che sversano rifiuti. Ogni tanto è possibile notate una jeep della protezione civile e pochi tecnici negli ingressi. I rifiuti di Napoli dove sono finiti? - Secondo il Presidente Berlusconi "il sito funziona benissimo e l’inquinamento è vicino allo zero nonostante non stia sempre funzionando e che gli stop sono dovuti alla complessità dell’impianto che partirà a pieno regime solo a fine giugno". Sono sfortunati i cittadini che guardano l’inceneritore solo quando non funziona? - Come mai i cittadini residenti in zona del termovalorizzatore non vedono transitare camion nei pressi dell’impianto ma vedono sversare continuamente i rifiuti a Caivano? - Si parla della costruzione di altri quattro termovalorizzatori nella regione Campania ma se solo il termovalorizzatore di Acerra consentirà lo smaltimento di circa 600.000 tonnellate di rifiuti all’anno è quindi di circa 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno (un terzo di quelli prodotti in tutta la regione Campania), costruire altri quattro termovalorizzatori sul territorio campano è davvero indispensabile? - La A2A che ha vinto la gara d’appalto per la gestione dell’impianto ha costituito un’apposita società locale chiamata “Partenope Ambiente” che si occuperà prevalentemente della gestione del Termovalorizzatore di Acerra con la sede prevista a Napoli. Quando sarà inaugurata la sede partenopea? - La stessa società A2A, in un proprio comunicato stampa del 26 marzo 2009 (quindi solo alcuni giorni prima dell’inaugurazione) scaricabile dal sito aziendale, dichiara che sono attualmente in corso le selezioni per circa 150 tecnici che dovranno lavorare nel termovalorizzatore di Acerra e che le scelte privilegeranno soprattutto diplomati e laureati della zona e che presto saranno avviate le attività di formazione e di addestramento. Ma allora chi lavora adesso al termovalorizzatore di Acerra visto che l’impianto sembra essere altamente sofisticato con tecnologia all’avanguardia è in regione nessuno ha un’esperienza tale? Sempre leggendo il comunicato della stessa azienda il vicepresidente Morgano parla di presa in carico degli impianti e di responsabilità di gestione solo dopo che gli impianti avranno superato i test e i collaudi previsti. - CDR: le famose ecoballe campane, giacenti al momento presso l’impianto di selezione e trattamento rifiuti di Tufino in provincia di Napoli, saranno conferite presso il termovalorizzatore di Acerra solo dopo il parere positivo dell’Arpac ad essere bruciati nell’impianto. In caso negativo le stesse dovranno essere smaltite presso altri idonei impianti autorizzati. A che punto sono i controlli? - Sempre per le ecoballe più volte è stato detto che le stesse non erano a norma, quindi già il lavoro dell’Arpac dovrebbe essere superfluo, non idonee ad essere bruciate direttamente perché non separate alla fonte e con imballaggi inquinanti è per tale motivo venivano direzionate in Germania. Ma allora dopo gli eventuali esiti negativi sui controlli effettuati dall’Arpac dovremmo aspettarci di rivedere vagoni ferroviari carichi di rifiuti verso la Germania? Oppure dato il protocollo d’intesa firmato il 26 marzo scorso con un gestore di energia col ripristino del Cip6 – il 7% della bolletta destinato alle energie rinnovabili – il termovalorizzatore funzionerà a pieno regime e si avvierà a bruciare di tutto per produrre energia? - Nel frattempo i CDR campani stanno producendo "rifiuti a norma" per essere bruciati nel termovalorizzatore di Acerra? Tra l’altro le indagini effettuate sulla raccolta differenziata in regione, rivelano che la stessa sembra non decollare: difatti è ferma ad un 18,9% , dato sconfortante per il già scarso 20% previsto per fine 2008 e quindi ben lontana dal 25% che dovrà essere raggiunto entro dicembre 2009. Secondo i dati raccolti dal Sistema Informativo Rifiuti al 30/04/2009 la città di Acerra è ferma al 7,06% ed Afragola al 9,07%. Dati nettamente negativi per le città in cui ha sede il termovalorizzatore. A questo punto le domande successive le facciamo noi: - Il fine del termovalorizzatore era quello principalmente di risolvere l’emergenza dei rifiuti campani con la fine di convogli carichi di rifiuti in giro per l’Italia e per l’estero con relativo aggravio e dispendio economico oltre a liberare i cittadini da uno scempio visivo e sanitario impellente, oppure un business da centinaia di migliaia di euro? - Principale: "ma il termovalorizzatore di Acerra funziona o no?". - L’emergenza rifiuti in Campania è finita o è appena cominciata? Queste le domande inesitate che incuriosiscono molti cittadini campani da diversi mesi, che dopo aver assistito ad un primo periodo di svolta, sembravano aver tirato un sospiro di sollievo e chiuso un lungo capitolo nero regionale che li vedeva puntualmente posizionati ultimi nelle liste del rispetto ambientale tra le regioni italiane. "Ancora oggi i partenopei sono ancora accumunati al problema rifiuti quasi come se ognuno di noi liberamente avesse scelto di respirare e di ammalarsi per un comportamento da popolo maleducato e menefreghista. – commenta Danila Navarra, Responsabile dello Sportello Regionale – Eppure ogni giorno ci imbattiamo in persone che cercano di svolgere al meglio la raccolta differenziata chiedendo a parenti e conoscenti il modo migliore per la sua riuscita, incontriamo cittadini che non si spiegano come mai nonostante in Campania si sia pagata la tassa rifiuti tra le più alte d’Italia ci si è trovati ad essere accostati alla 'munnezza'. A questo punto ci auguriamo che le domande rivolte alle autorità competenti abbiano una risposta, una vera ed esaustiva perché il popolo campano e partenopeo ha sempre continuato a rialzare la testa nonostante vivesse in una realtà difficile. Ora pretende delle risposte vere". fonte http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=5755

Postato da: nunzia1978 a 16:32 | link | commenti

mercoledì, 20 maggio 2009
ECCO DOVE FINIRANNO LE CENERI DI ACERRA: A TERZIGNO!!!

NAPOLI Le scorie di Acerra? Finiranno in un parco protetto dall'Ue di Francesca Pilla Un'ordinanza finora rimasta segreta stabilisce che le ceneri del termovalorizzatore copriranno una discarica Le ceneri dell'inceneritore di Acerra finiranno nel parco del Vesuvio, più precisamente nella discarica di Terzigno, nonostante l'area sia sottoposta a tre vincoli di protezione da parte della Ue. E' sostanzialmente questa la novità del piano rifiuti di Berlusconi, solo che fino a oggi nessuno ancora ne era a conoscenza perché gli atti relativi all'utilizzo delle cave (le più grandi della Campania, già adibite a discarica con la legge 67 decreto 61 di Prodi e in seguito con il piano rifiuti Berlusconi, legge 123) sono stati negati, dal comune di centrodestra, ai comitati e perfino all'opposizione consiliare. «Solo dopo una diffida all'Ente parco e otto mesi di domande andate inevase, l'ufficio del sindaco Auricchio si è degnato di risponderci e così siamo riusciti a scoprire la verità. In questi documenti si legge anche che qui si tratterà il percolato, a seguito della costruzione di macchine di depurazione, degli altri siti regionali». Vincenzo Sangiovanni, ex candidato a sindaco di Terzigno nel 2007, attualmente coordinatore del Pd nell'area, ha gli occhi bonari, ma è scuro in volto mentre ci mostra i documenti ottenuti a fatica. Si tratta dell'ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Una «carta» in cui il premier dispone appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che avranno in gestione il sito, l'Ecodeco e l'Asia, e che prevede di «utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura» per la discarica. Sangiovanni, che è anche dirigente medico infettivologo all'ospedale Cotugno lancia l'allarme: «Mi occupo quotidianamente di malattie tumorali è so bene che in presenza di discariche abbiamo un'incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di talquale così come previsto per Acerra». Dallo staff del sottosegretario Bertolaso però abbassano i toni e fanno sapere che a Terzigno non porteranno scorie inquinanti: «Il termovalorizzatore - dicono - produce due tipi di ceneri, i materiali di risulta pericolosi saranno trattati e inertizzati così come previsto dalla legge, mentre gli altri, che per semplificare sono simili alle ceneri prodotte da un camino, saranno portate a Terzigno. Non abbiamo nessuna intenzione di commettere un illecito». D'altra parte però ancora non è chiaro chi e come tratterà le ceneri pericolose: «Dovrebbe essere la stessa ditta che gestisce l'impianto - rispondono dal sottosegretariato - come del resto avviene nel resto d'Italia». Ma i comitati non si fidano: «Non abbiamo nessuna garanzia che questa sia la verità - spiega Angelo Genovese, biologo e docente universitario di veterinaria a Napoli, che sul suo sito (www.angelogenovese.it) ha pubblicato la documentazione ufficiale - Se non avessero nulla da nascondere perché allora non hanno avvisato la popolazione?». I comitati hanno insieme a una delegazione di consiglieri comunali del centrosinistra andranno a Strasburgo per sottoporre la questione alla commissione ambiente dell'Ue.

Postato da: nunzia1978 a 17:17 | link | commenti
inceneritore, termovalorizzatori, acerra, terzigno

sabato, 16 maggio 2009
disastro ambientale alle port di casa nostra (marcianise)

Postato da: nunzia1978 a 22:42 | link | commenti

venerdì, 15 maggio 2009
contramunnezza

Terra mia? Incontro con il dott. agronomo Giuseppe Messina Comitato scientifico Legambiente e con Nunzia Lombardi co-autrice di “Campania infelix” Venerdì 15 Maggio 2009 Ore 19.30 Sala convegni Palazzo Ducale P.zza Umberto I, Sant’Arpino Blog: http://blog.libero.it/Contramunnezza e_mail: contramunnezza@libero.it

Postato da: nunzia1978 a 11:44 | link | commenti

contramunnezza

Terra mia? Incontro con il dott. agronomo Giuseppe Messina Comitato scientifico Legambiente e con Nunzia Lombardi co-autrice di “Campania infelix” Venerdì 15 Maggio 2009 Ore 19.30 Sala convegni Palazzo Ducale P.zza Umberto I, Sant’Arpino Blog: http://blog.libero.it/Contramunnezza e_mail: contramunnezza@libero.it

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giovedì, 14 maggio 2009
allarme marcianise

ALLARME, SI MUORE ! L’ENNESIMO DISASTRO AMBIENTALE SI STA CONSUMANDO SOTTO GLI OCCHI DI UN POPOLO RASSEGNATO! UNA NUBE TOSSICA INDOMABILE PROVENIENTE DALL’INCENDIO DELLA EX ECOREC DI MARCIANISE PRIVA DI ADEGUATI SISTEMI DI SICUREZZA SPRIGIONA VELENI IN CONTINUAZIONE E NON VIENE ALLERTATO IL MASSIMO SISTEMA DI PROTEZIONE PER GARANTIRE L’IMMEDIATO SPENIMENTO DELLA FIAMME ASSASSINE. NON UN ELICOTTERO, NON UN QUANTITATIVO DI MACCHINE ED UOMINI ADATTI ALLA GRANDEZZA DELLO SCEMPIO. ABBIAMO CHIESTO L’IMMEDIATO INTERVENTO DELL’ESERCITO SU UN TERRITORIO LASCIATO SENZA CONTROLLI SENZA RICEVERE UNA RISPOSTA! CONCITTADINI, RIPRENDIAMOCI IL CONTROLLO DELLA NOSTRA VITA VENERDÌ 15 MAGGIO ORE 19,00 TUTTI IN PIAZZA UMBERTO I° PER PROCLAMARE I NOSTRI SACROSANTI DIRITTI! Comitato Mamme e Famiglie

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il video striscia la notizia

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mercoledì, 13 maggio 2009
la puntata di striscia sui regi lagni

per chi non ha visto la puntata di striscia con il servizio di Luca Abete può guardarla qui http://www.striscialanotizia.mediaset.it/puntata/ultimapuntata.shtml grazie Luca

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i regi lagni su striscia la notizia

questa sera su canale 5 ore 20,30 circa, la trasmissione striscia la notizia dedicherà un servizio ai regi lagni di acerra e dintorni. una piccola denuncia circa lo stato di degrado e di avvelenamento cui sono sottoposti quotidianamente buona visione nunzia ps se perdete la puntata in tv potete rivederla sul sito di striscia la notizia a partire da stesera stesso

Postato da: nunzia1978 a 16:38 | link | commenti

i regi lagni su striscia la notizia

questa sera su canale 5 ore 20,30 circa, la trasmissione striscia la notizia dedicherà un servizio ai regi lagni di acerra e dintorni. una piccola denuncia circa lo stato di degrado e di avvelenamento cui sono sottoposti quotidianamente buona visione nunzia ps se perdete la puntata in tv potete rivederla sul sito di striscia la notizia a partire da stesera stesso

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martedì, 12 maggio 2009
“Terra dei Fuochi”: Pansa incontra i sindaci

“Terra dei Fuochi”: Pansa incontra i sindaci E’ stata convocata per il giorno 22 maggio 2009 alle ore 10 presso il palazzo del Governo di Napoli una riunione incentrata sui roghi incontrollati di rifiuti che si verificano nella aree periferiche dei Comuni a nord di Napoli. Il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa inoltra l’invito al summit ai sindaci di Qualiano, Giugliano e Villaricca, all’Assessorato della Regione Campania alla Protezione civile, unitamente alla questura di Napoli ed ai comandi provinciali dei carabinieri, della guardia di finanza, dei vigili del fuoco e del corpo forestale. A poche settimane del suo insediamento nell’aprile del 2008, fu proprio il sindaco di Qualiano Salvatore Onofaro a chiedere un incontro in Prefettura per evidenziare il fenomeno dei roghi incontrollati di rifiuti che possono essere classificati come pericolosi che si registrano nelle aree periferiche della città. In particolare, sulla scia delle segnalazioni dei cittadini e dalla sistematicità con cui è possibile osservare le coltri di fumo intenso che si librano nell’atmosfera nel comprensorio a nord di Napoli, il sindaco Onofaro chiedeva interventi mirati e coordinati per debellare tale pratica illegale e perniciosa per la salute pubblica, esaminando azioni di contrasto e di prevenzione. Da subito si sono allertati i vertici istituzionali governativi per concertare le strategie di intervento. Nel giugno scorso la stessa fascia tricolore di Qualiano promosse un vertice presso la casa comunale di Qualiano, alla presenza anche di rappresentanti dei distretti locali delle Aziende sanitarie. Successivamente, grazie all’intervento della prefettura, una serie di assemblee, alla presenza anche di delegazioni di cittadini, presso gli uffici territoriali del Governo di Napoli e Caserta. “Saremo sicuramente presenti all’incontro convocato dal Prefetto di Napoli – dichiara il sindaco Onofaro – per dare manforte alle azioni di contrasto di un fenomeno criminale che costituisce nocumento alla salute ambientale e di tutti i cittadini. La nostra proposta – continua Onofaro – è quella di incrementare i controlli a monte, in particolare per quanto riguarda i rivenditori di pneumatici affinchè si possa certificare una corretta procedura di smaltimento degli stessi oltre a concertare interventi interforze tra i comandi di polizia del territorio per monitorare capillarmente le aree interessate dal fenomeno. Basta ricordare che nel nostro comune, durante le operazioni di bonifica dell’asse di Grande viabilità sono stati raccolti ben 26 mila pneumatici abbandonati illegalmente. E’ necessario quindi unire le forze, fare fronte comune per difendere il nostro territorio e la salute di tutti noi. Intanto – prosegue il primo cittadino- proprio questa mattina l’ufficio di competenza dell’Asl NA2 ha comunicato al Comune che sono stati effettuati tutti i controlli nell’area di Masseria del Cardinale per poter procedere quindi in tempi certi alla rimozione dei rifiuti giacenti nella zona ed alla bonifica per restituire decoro ad uno dei borghi simbolo della cittadina”. (internapoli.it, immagine tratta da Fotografie - La Terra dei Fuochi - http://laterradeifuochi.ning.com )

Postato da: nunzia1978 a 22:21 | link | commenti

incendio interporto marcianise

Una nube di fumo ha sovrastato il capoluogo. Quasi certamente doloso l’incendio. Il fatto in prossimità degli ex stabilimenti EcoRec e Cubex Stanotte, intorno alle ore 1,30 si è sviluppato un incendio, quasi certamente doloso, di un grande deposito di gomme abbandonato in prossimità degli ex stabilimenti EcoRec e Cubex. Sono prontamente intervenuti i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Caserta, diretti sul posto dall’Ispettore Pugliese, e personale dell’Asl Caserta . Successivamente, vista la vastità dell’incendio, sono sopraggiunti rinforzi dei Vigili del Fuoco dai Comandi di Napoli e Benevento. Dalle prime ore dell’alba è possibile vedere la grossa nume di fumo che sovrasta la città di Caserta. L’area - poco distante dal Centro Commerciale Campania, dal Tari’, dal Polo della Qualita’ e da altre centinaia di aziende della zona industriale di Marcianise - e’ presidiata da alcune squadre di vigili del fuoco, da polizia e carabinieri. Nel corso della mattinata, il vento ha spostato la nube di fumo anche verso il capoluogo e i comuni limitrofi. Due persone sono scappate nei primi momenti successivi al vasto incendio. Sono stati visti dagli agenti della sicurezza dell’Interporto Sud Europa di Marcianise, la struttura intermodale prospiciente all’area dove si e’ sviluppato il vasto incendio, ancora in corso nella zona della Ecorec srl. Una decina d’anni fa un analogo incendio fu circoscritto e domato soltanto dopo alcuni giorni dai pompieri, provocando anche gravi danni all’ambiente circostante. Nel 2003 gli allevatori di bovini e ovini di Marcianise furono costretti ad abbattere oltre 3.000 capi di bestiame, perche’ il latte prodotto risulto’ contenere un tasso di diossina superiore a quanto stabilito dalla normativa. La presenza della diossina nel latte, secondo le autorita’ sanitarie, fu presumibilmente provocata dal foraggio prodotto nella zona, a causa soprattutto dei continui incendi di discariche e dello stesso deposito di pneumatici. (casertace.it)

Postato da: nunzia1978 a 22:20 | link | commenti
marcianise, interporto

Disastro ambientale: arrestati anche funzionari ENEL

CONDIVIDI E DIFFONDI: CLICCA QUI BRINDISI / 12-05-2009 RIFIUTI TOSSICI DELLA CENTRALE ENEL A CARBONE, 10 ARRESTI/ Disastro ambientale: arrestati anche funzionari ENEL BRINDISI (UnoNotizie.it) Centrale a carbone di Cerano a Brindisi. Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all'attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi. Questi i reati ambientali che hanno portato all'alba di oggi all'arresto di 10 persone nell'ambito di un'importante operazione del Corpo forestale dello Stato eseguita nelle province di Brindisi, Lecce e Reggio Calabria. Gli arrestati, tra cui 4 portati in carcere e 6 agli arresti domiciliari, sono accusati di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere. Tra gli arrestati alcuni funzionari ENEL della centrale a carbone di Brindisi. Notevole è il danno ambientale provocato dallo smaltimento illecito dei rifiuti pericolosi. L'inquinamento provocato dal rilascio di composti solubili ha effetti dannosi sulla salute pubblica a causa delle sostanze contaminanti nel suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica, oltre all'alterazione paesaggistica ed idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un'area sottoposta a vincoli rigorosi. Le indagini iniziate nel 2005 e condotte dal nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria, sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Alle indagini hanno collaborato anche i servizi segreti italiani, l'AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) l'ex SISDE, una collaborazione di rilievo visto che l'AISI ha fornito il suo importante e valido supporto al Corpo Forestale dello Stato. La delicata attività investigativa, iniziata dopo la segnalazione dei cittadini, ha accertato l'esistenza di un'organizzazione malavitosa dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la centrale a carbone Enel "Federico II" di Brindisi, in località Cerano e smaltiti illecitamente nel Comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria), in località Lazzaro. Tra l'altro il tratto di costa di fronte Lazzaro è un sito di importanza comunitaria denominato "Fondali da Punta Pezzo a capo dell'Armi". I rifiuti tossici, provenienti dalla più grande centrale termoelettrica d'Italia a carbone e una delle più grandi d'Europa, venivano occultati in una cava di argilla adiacente un'industria di laterizi nella preziosa area sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e paesaggistico. Gli scarti, classificati come rifiuti pericolosi, venivano declassificati e trasformati, con certificati di analisi ad hoc, in rifiuti non pericolosi ed avviati, apparentemente, al recupero per la produzione dei laterizi. L'enorme traffico illecito è stato scoperto grazie all'acquisizione di documenti, riprese video ed intercettazioni telefoniche. Diversi anche i sopralluoghi realizzati dal Corpo Forestale presso le imprese produttrici dei rifiuti e presso il sito di ultima destinazione. Migliaia sono le tonnellate di rifiuti smaltiti spacciandoli per rifiuti non pericolosi e occultandoli in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale a poca distanza dal mare, vicino a terreni agricoli, infatti sono circa 100mila le tonnellate di rifiuti smaltiti dal gruppo criminale nel 2006 e 2007 per un profitto di oltre 6milioni e 400mila euro l'anno. Sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale anche la cava, l'industria di laterizi con automezzi e macchine per movimento terra e 15 autoarticolati utilizzati per i trasporti dalla centrale a carbone di Brindisi a Reggio Calabria, per un valore totale di circa 7 milioni di euro. La centrale ENEL Federico II, da dove provenivano i rifiuti tossici, è una centrale termoelettrica a carbone e si trova presso la località Cerano nel territorio di Brindisi. Per estensione è la più grande centrale a carbone d'Italia, addirittura più grande della centrale a carbone di Civitavecchia, infatti ha un'estensione di circa 270 ettari ed è tra le centrali a carbone più grandi d'Europa.

Postato da: nunzia1978 a 16:27 | link | commenti

Regi Lagni, caos in via Sarnella

ILNOLANO.IT Quotidiano online. Anno II. Numero 131. MARTEDÌ 12.05.109 ore 09.34 NOLA - Partita la bonifica del tratto dei Regi Lagni che attraversa via Sarnella. Una bonifica attesa da oltre due anni, ma cominciata tra le polemiche. La società incaricata della pulizia del fondo aveva infatti ricevuto il compito di trasferire tutto il materiale prelevato, erba e fango principalmente, ma anche materiale plastico, siringhe, preservativi, piccoli e grandi elettrodomestici, e altri rifiuti – fino a tre metri oltre la sponda e il muro di contenimento, su porzioni di terra demaniale contigue a proprietà private. “Vogliono sommergere i terreni e le piante di materiale infetto - denunciano gli abitanti del luogo - con una terra che schiuma quando piove ed emana odori sospetti quando c’è il sole, e che andrebbe smaltita in discariche altamente specializzate, per tutto quello che contiene”. I terreni subito in prossimità del lagno infatti sono tutti coltivati, ma il rischio più grande è rappresentato dalla presenza di abitazioni nelle immediate vicinanze: “Le nostre case distano appena poche decine di metri e quel materiale brulicante di insetti di ogni tipo è un rischio troppo grande per la mia famiglia e per i miei figli” riferisce allarmato uno dei residenti più vicini. Il tam tam tra i proprietari terrieri della zona si diffonde presto, e in molti chiedono l’intervento delle forze dell’ordine per bloccare i lavori. La pattuglia della polizia municipale giunta sul luogo, dopo gli accertamenti di carattere amministrativo, e dopo aver consultato il responsabile dei lavori e i contestatari, decide di sospendere i lavori per la mancata dimostrazione di possesso dell’autorizzazione allo sversamento sul territorio demaniale di materiali prelevati dal fondo del lagno. “Si procederà in altro modo, sollevando gli argini - troppo bassi per il regolamento regionale - probabilmente con un ulteriore muro, o perlomeno utilizzando il cosiddetto ‘terreno vegetale’, cioè preso altrove e in profondità, mandando in centri appositamente specializzati quello preso dall’alveo del lagno” è la dichiarazione finale dei proprietari, soddisfatti per avere richiamato l’attenzione su un territorio e su problemi molto spesso trattati, denunciano, con distrazione. di Gianluca Amato 12/05/2009 Anno II Numero 131

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lunedì, 11 maggio 2009
la terra dei fuochi

Postato da: nunzia1978 a 22:44 | link | commenti

domenica, 10 maggio 2009
ricorso straordinario del co.re.ri.

009_05_09 Comunicato stampa

E’ stato notificato nella giornata odierna il ricorso straordinario al Capo dello Stato promosso dal CO.RE.Ri., il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, contro le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 marzo e del 18 marzo 2009, che autorizzano rispettivamente l’esercizio provvisorio, nelle more del collaudo, dell’inceneritore di Acerra e la combustione nello stesso impianto di praticamente qualsiasi rifiuto urbano presente nel territorio campano. Il ricorso straodinario al massimo organo dello Stato è stato affidato all’Avvocato Luigi Adinolfi di Caserta che già in passato si è più volte occupato vittoriosamente di azioni giudiziarie in materia ambientale, come nel caso della discarica Lo Uttaro di Caserta, voluta nel 2007 dall’allora Commissario straordinario Bertolaso e successivamente chiusa per disastro ambientale con due provvedimenti emanati contemporaneamente dal Tribunale Civile di Napoli e dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Tra i firmatari del ricorso diversi cittadini acerrani che abitano o svolgono la propria attivitŕ nella zona in cui sorge l’impianto, il Comitato Donne del 29 agosto, per mezzo della sua legale rappresentante Virginia Petrellese e il Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta.
Due gli aspetti fondamentali su cui si è concentrata l’attenzione dei ricorrenti: la possibilità che l’impianto possa bruciare, in deroga al parere di compatibilità ambientale del 2005, ogni sorta di rifiuto, con le prevedibili conseguenze sulla salute dei cittadini campani, e l’assenza dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata ai sensi del D. Lgs 18.02.05 n. 59.

Giova ricordare infatti che tra le ben 27 prescrizioni di adeguamento impiantistico e di tutela ambientale, imposte con il richiamato parere, ve ne era una assolutamente inderogabile se si fosse voluto garantire il rispetto dei limiti di emissione dell’impianto: bruciare CDR a norma del DM 05/02/1998. Lo dichiarò il 10 febbraio 2005 anche l’allora Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, Dott. Bruno Agricola, durante l’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ed invece proprio tale prescrizione è stata derogata con l’impugnata ordinanza del 18 marzo. Ciò avrebbe richiesto quantomeno una nuova valutazione d’impatto ambientale (o sarebbe meglio dire una valutazione, giacché il parere del 2005 non è una vera e propria VIA); invece si è deciso di avviare comunque l’impianto, consentendo che vengano bruciate anche i milioni di ecoballe campane che non solo non sono affatto CDR a norma, come ha stabilito la magistratura nel 2004, sia per la percentuale eccessiva di rifiuto umido, sia perché spesso contengono rifiuti speciali pericolosi.
Tale scelta è da ritenersi estremamente grave visto che l’impianto va ad insistere su di un territorio già devastato da sversamenti illeciti di rifiuti tossici e dalla presenza della Montefibre, un territorio per il quale il governo ha riconosciuto fin dal 2006 lo stato di emergenza dovuto alla presenza di elevate concentrazioni di diossina.
L’altro aspetto, assolutamente non trascurabile, è l’assenza dell’A.I.A., l’autorizzazione integrata ambientale, ovvero la sua concessione per legge, tramite il decreto 90/2008, in deroga alla procedura prevista dalla normativa comunitaria, recepita dal governo italiano con il D.Lgs 18.02.05 n.59. Poiché l'A.I.A., che prevede tra l’altro anche la consultazione e le osservazioni, mai avvenute, della popolazione interessata, è una procedura dettata a tutela della salute pubblica, non vi è dubbio che l’averla derogata non può che portare alla ovvia conclusione che l’impianto sia pericoloso per la salute dei cittadini che vivono nei dintorni.
E d’altro canto al danno aggiungeremo anche la beffa allorquando tale sconsiderata decisione del governo italiano porterà all’apertura, da parte della Commissione europea, di un’ulteriore procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria.
Dopo l’inaugurazione farsa del 26 marzo e l’immediato fermo dell’impianto, che manca dei necessari provvedimenti autorizzatori, e, quel che è più grave, del collaudo, è ormai evidente che la scelta di insistere su un impianto pericoloso, realizzato da un’impresa, la FIBE-Impregilo, il cui contratto è stato rescisso per inadempimento nel 2005 e che è tuttora sotto processo per frode in pubbliche forniture e truffa aggravata ai danni dello Stato, ha la sola motivazione di consentire al gestore dell’impianto, la lombarda A2A, di poter beneficiare degli incentivi CIP6 sull’energia prodotta in deroga alle normative comunitarie, non essendo certo i rifiuti una fonte di energia rinnovabile.

CO.RE.Ri.
Sito: www.rifiuticampania.org
Email: contatti@rifiuticampania.org
Tel: 334-6224313

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mercoledì, 06 maggio 2009
ecomafie: un settore mai in crisi!

http://www.sinistra-democratica.it/lecomafia-non-conosce-crisi

25.776 ecoreati accertati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Circa metà dei quali (più del 48%) si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l'anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi accumulati avvelenando l'ambiente e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa" in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l'Etna. Non è mai stata così alta.
Anche l'abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un'infinità di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. Tutto per un totale di 20,5 miliardi di euro: questo l'incasso totale dell'ecomafia, di quei 258 clan censiti da Legambiente nell'ultimo anno (19 in più rispetto all'ultimo dossier presentato), che hanno continuato a fare affari e guadagnare enormi cifre alla faccia della crisi economica in atto.

Questi gli impressionanti numeri dell'Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella,  il responsabile Ambiente del PD Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente, il presidente del Copasir Francesco Rutelli e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente.
Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell'ordine. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e  i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell'ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l'arresto e il sequestro appunto.

"Il fatturato totale dell'ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell'anno più nero per l'economia mondiale – ha dichiarato il responsabile dell'Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri -. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l'ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini. Speriamo quindi, vista la disponibilità mostrata da numerosi rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici, che questo sia finalmente il momento giusto per inserire i reati contro l'ambiente nel codice penale e per confermare la possibilità, per le Forze dell'ordine, di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli ecomafiosi. Tutte le operazioni raccontate in questo rapporto infatti, difficilmente avrebbero potuto concludersi con successo senza l'uso di questo insostituibile strumento d'indagine."

"La criminalità organizzata ha esteso i propri tentacoli in tutto il paese e ha avviato redditizie attività in molte aree del Nord Italia – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. Lo ha reso evidente un arresto che ha fatto scalpore, quello di Mario Chiesa, già protagonista di Tangentopoli, ora impegnato nel redditizio business del traffico dei rifiuti, realizzato con la collaborazione di insospettabili "colletti bianchi": imprenditori, faccendieri e dipendenti pubblici corrotti. Le mafie si infiltrano quindi in tutti i settori economicamente vantaggiosi ed è per questo che abbiamo voluto istituire l'Osservatorio Ambiente e legalità in Abruzzo, per vigilare affinché la ricostruzione post terremoto non diventi l'ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi ai danni dei cittadini e dell'ambiente".

Le attività operative delle Forze dell'ordine. Il Comando per la tutela ambientale dell'Arma dei carabinieri ha operato, nel 2008, ben 130 arresti, 115 dei quali relativi al ciclo dei rifiuti. Il maggior numero di infrazioni in materia d'ambiente viene accertato dal Corpo forestale dello Stato (il 56,5% del totale) e molto intensa è l'attività delle Capitanerie di porto per quanto riguarda sia la pesca illegale sia l'abusivismo edilizio nelle aree demaniali. Cresce anche l'azione della Guardia di finanza, con un aumento del 24,8% delle infrazioni accertate rispetto al 2007, come quella della Polizia di Stato (più 13%) e dei Corpi forestali delle regioni e province a statuto speciale (più 9,9%). Di grande rilievo è il lavoro svolto dall'Agenzia delle dogane, con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte tanto il quantitativo intercettato nel 2007.

Rifiuti S.p.a. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, salgono a 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Il lavoro per gli investigatori, del resto, non manca: la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla secondo l'ultimo censimento disponibile è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d'affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo. 31 milioni di tonnellate è infatti, il quantitativo di rifiuti industriali di cui è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale.
Tra i casi che hanno fatto scalpore nell'ultimo anno, l'indagine che ha svelato gli affari illeciti di Mario Chiesa (ex tangentopoli) in combutta con i "colletti bianchi": dipendenti pubblici corrotti e imprenditori d'assalto; l'ingresso del Piemonte e della Lombardia tra le regioni più coinvolte dai traffici illeciti e il fenomeno dell'interramento dei rifiuti industriali a Milano (6 ettari di bosco compromessi), come nelle cave dei cantieri per l'alta velocità ferroviaria nel Parco del Ticino e in Calabria, dove le scorie della ex Pertusola Sud miscelate alle polveri dell'Ilva sono state utilizzate per costruire un aeroporto, l'acquedotto, le strade, le scuole. In vetta alla classifica dell'illegalità ambientale in questo settore si piazza saldamente la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e ben 63 arresti nel corso dell'ultimo anno. Al secondo posto si piazza la Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri, e 15 arresti. Al terzo posto la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e ben 11 arresti. Il Piemonte è diventata la prima regione del Nord per numero di reati accertati, incidendo per il 6,5% sul totale nazionale. Ma è la Campania la regione dei record: secondo i dati dell'Arpa, sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali. Negli ultimi tre anni, si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie, che tradotti in camion significano 520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i rispettivi tragitti nelle campagne napoletane, nell'entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati per l'occasione nel beneventano e nell'avellinese.
A livello nazionale invece, i reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% dei quali nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; sono state denunciate 4.591 persone e sono stati effettuati 2.406 sequestri. Ma, soprattutto, ben 137 persone sono finite in manette. A testimonianza della crescita del business poi, crescono pure i paesi coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti, che passano da 10 a 13 tra nazioni europee (5), asiatiche (5) e africane (3).

Il ciclo del cemento. Stabile e solida al primo posto la Campania anche per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento, a riprova che quest'ultimo e i rifiuti rappresentano un'abbinata pressoché inscindibile negli interessi della camorra. Anche in questo caso cifre e dati sono impressionanti. Ben 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri. Il cemento è il luogo ideale per riciclare i proventi dalle attività criminose e nel caso campano si tratta di proventi ingenti che si traducono in interi quartieri abusivi. Basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa, dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio. All'indiscusso primato campano contribuiscono anche i dati provenienti dal territorio che un tempo era definito agro sarnesenocerino e che ora di agricolo ha conservato ben poco, con 300mila metri quadri cementificati illegalmente su un'area di 158 chilometri quadrati. Ma l'abusivismo non risparmia neppure le località di pregio, a cominciare dalle costiere (amalfitana e cilentana) e dall'area dei templi di Paestum, come a Ischia, l'isola leader della cementificazione selvaggia, dove gli abusivi hanno incontrato un alleato d'eccezione nel vescovo che ha lanciato un appello alla procura perché si eviti "il legalismo esasperato", sospendendo gli abbattimenti "in attesa del Piano Casa del governo".
In tutta Italia, dopo anni di costante flessione, nel corso del 2008 l'abusivismo sembra aver rialzato la testa con 28mila nuove unità (dati Cresme), grazie anche alle aspettative nei confronti del governo e alla percezione di un atteggiamento più possibilista nei confronti di `chi fa' .
Stabile al secondo posto, nella classifica del cemento illegale, è la Calabria con 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri. Anche in questo caso è singolare che una regione che presenta dati in recessione in tutti i comparti faccia registrare proprio nell'edilizia l'unico trend positivo. Secondo il rapporto della Direzione nazionale antimafia "l'attività delle imprese di costruzioni ha continuato a espandersi nel comparto delle opere pubbliche" e in particolare sulle due mega opere della regione, la Salerno-Reggio Calabria e la SS 106 jonica. Il tutto in attesa dell'affare più grosso: il Ponte sullo Stretto. Continua la scalata del Lazio, che quest'anno si colloca al terzo posto nella classifica del cemento illegale, superando la Sicilia. Sono quasi raddoppiate in un anno le persone denunciate e così pure i sequestri. E nella relazione ispettiva sul comune di Fondi, inviata dal prefetto di Latina al Ministero dell'Interno l'8 settembre del 2008, si fa esplicito riferimento alle infiltrazioni mafiose nel circuito degli appalti e dell'edilizia. Ma se il ciclo illegale del cemento resta uno dei business più proficui per la criminalità organizzata, esiste anche un sistema virtuoso di legalità organizzata, come quello realizzato in provincia di Trapani grazie a un progetto di riutilizzo sociale dei beni aziendali confiscati alla mafia. La Calcestruzzi Ericina, un'azienda sottratta al boss Vincenzo Virga, è stata affidata a una cooperativa di lavoratori, la Calcestruzzi Ericina Libera. Oggi al posto dell'impianto gestito da Cosa nostra è in funzione un sistema di riciclaggio dei rifiuti inerti tecnologicamente avanzatissimo, il primo del genere nell'Italia meridionale. La cooperativa è nata grazie al sostegno di Libera, l'associazione antimafia presieduta da don Luigi Ciotti, e dell'Unipol. E il calcestruzzo che produce può fregiarsi del marchio di Legambiente.

Zoomafie. Tre miliardi di euro è il business delle zoomafie. Per quanto riguarda il racket degli animali diminuiscono i combattimenti tra cani, mentre restano stabili le corse clandestine di cavalli: in 14 ippodromi si è verificata la presenza di scommesse truccate e infiltrazioni della mafia organizzata, con sequestri di immobili in Sicilia, Campania, Calabria, nella Marsica abruzzese, in Puglia e in Lombardia. Aumenta il business dei cuccioli venduti in clandestinità, con grossi quantitativi provenienti dai paesi dall'Est Europa per un mercato dei cani di razza del valore di 300 milioni di euro all'anno. Il 70% della fauna vertebrata risulta minacciata dal bracconaggio, situazione che rischia di aggravarsi con la nuova legge sulla caccia in discussione in Parlamento. La pesca di frodo nel 2008 vede 991 infrazioni e altrettanti arresti di persone  mentre sono 884 i sequestri, con 5.119.874 chilogrammi di pesce confiscati dalle Capitanerie. Nonostante il divieto europeo del 2002, le spadare restano il principale strumento di saccheggio: sono almeno 300mila gli esemplari di specie viventi impigliati nelle reti killer non selettive. 25 miliardi di euro è a quanto ammonta, secondo il Corpo forestale il commercio internazionale delle specie protette, sia animali che vegetali, con 7-8 miliardi di euro di solo mercato illegale. Illecito che riguarda ben 784 specie già estinte e oltre 16 mila a rischio. In generale il racket di flora e fauna riguarda ogni anno 350 milioni di esemplari tra cui uccelli, scimmie, orchidee e di cactus.

Archeomafia. Sono 1.031 i furti accertati con un lieve calo del 5% rispetto al 2007 quando furono 1.085. In testa il Lazio, seguito da Lombardia, Toscana, Piemonte e Campania. Sono aumentati invece i furti nei musei (21 a fronte dei 13 nel 2007), parzialmente compensati da un +55% di tesori di archeologia recuperati. Gli scavi clandestini sono aumentati del 15%, così come le falsificazioni (più 36%). Sale del 9,2% il numero delle persone denunciate. Sono i privati, in assoluto, i soggetti più colpiti  dai furti di beni culturali, con 472 casi, seguiti dalle chiese (443 furti nel 2008).

Postato da: nunzia1978 a 09:55 | link | commenti
ecomafie

venerdì, 01 maggio 2009
inceneritore di Acerra

Postato da: nunzia1978 a 16:24 | link | commenti (1)
santoro, anno zero, acerra