ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.
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Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti.
la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli
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Inceneritore di Acerra
COMUNICATO STAMPA
ACERRA (NAPOLI), 29 APR 2009 –
Le bugie hanno le gambe corte.
Grazie alle iniziative dei comitati e dei movimenti che non hanno mai
smesso di denunciare la parata mediatica del 26 marzo scorso, Berlusconi
e Bertolaso si vedono costretti a richiamare i giornalisti sul cantiere
dell’inceneritore di Acerra ancora in via di completamento.
L’impianto non è mai andato in funzione, è privo di collaudo ed a
lavorare su quel cantiere è ancora la fibe sotto processo tra l’altro,
per truffa aggravata ai danni dello stato e frode in pubbliche
forniture. Altro che trasparenza e fine dell’emergenza rifiuti.
Si continua, senza scrupolo alcuno, a mentire sulla pelle dei cittadini
gli unici che continueranno a pagare con la propria salute e con le
proprie tasche le scellerate scelte operate in questi anni in Campania.
Altro che prototipo da esportare in altre regioni d’Italia.
L’inceneritore di Acerra, definito nel 1999 a tecnologia non
particolarmente innovativa, era ed è un ferro vecchio che nessuno
voleva. Dopo tre gare europee andate deserte, solo grazie alla
possibilità di bruciare di tutto e non solo il CDR avente le
caratteristiche del DM 5.2.1998 come previsto dal parere della
Commissione VIA, e solo grazie alla possibilità di usufruire dei
contributi CIP 6 sottratti alle vere fonti di energia rinnovabile, in
deroga ed in barba ad ogni normativa in materia, dovrebbe essere
Partenope Ambiente, società costituita ad hoc dal Gruppo A2A a
subentrare nella gestione dell’impianto.
Ad oggi questo subentro non c’è! Così come ad oggi quell’impianto non
produce neanche un KW di energia elettrica.
Noi non ci stiamo e continueremo a denunciare questo colossale imbroglio
che si sta perpetrando ai danni delle comunità perseverando in un piano
di smaltimento fondato sull’incenerimento dei rifiuti in assenza di ogni
seria e credibile politica di riduzione, riuso, raccolta differenziata e
riciclaggio senza alcuna garanzia per le popolazioni di un territorio
già gravemente compromesso. Che fine hanno fatto le 27 prescrizioni
ritenute indispensabili dall’allora Ministro dell’Ambiente Altero
Matteoli a seguito di una sommaria valutazione di impatto ambientale a
cantiere aperto? Dove andranno a finire le ceneri pari al 30% delle
oltre 600.000 tonnellate di rifiuti che l’impianto dovrà bruciare? Che
fine ha fatto la bonifica del territorio? Quali le misure a tutela della
salute dei cittadini?. Le nostre domande continuano a non avere risposte
credibili!
E’ per questo che domani anche noi incontreremo i giornalisti per
esporre le nostre ragioni, forti delle conoscenze maturate in questi
anni e delle documentazioni in nostro possesso, e per richiedere ancora
una volta un incontro pubblico, che continuano a negarci, tra i tecnici
del Commissariato e una commissione formata da esperti internazionali
che gratuitamente sono disponibili ad offrire una soluzione alla
emergenza rifiuti senza inceneritori e discariche di tal quale.
Comitati cittadini contro l’inceneritore di Acerra.
Rete Campana Salute e Ambiente
Movimento Campano per Rifiuti Zero
L'Unità del 28 aprile 2009
L’ultima Beffa Del premier. L'inceneritore spento di Natalia Lombardo
Silvio Berlusconi ieri mattina di nuovo a Napoli: «Il termovalorizzatore di Acerra funziona benissimo, l’inquinamento è vicino allo zero». Accanto a lui il generale Giannini, vice del commissario Bertolaso per l’emergenza rifiuti in Campania: «Ci vorranno mesi di collaudo» data la complessità dell’impianto che «ha bisogno del suo rodaggio».
E i collaudi, comunque, partiranno da giugno.
Ma la visita a sorpresa di Berlusconi a Napoli (per dimostrare che, nonostante il terremoto, non dimentica la monnezza) è stata contestata proprio da due abruzzesi, mentre il premier vantava il «quattordicesimo briefing» davanti alla Prefettura. «Non devi venire in Abruzzo. Ci stai rovinando» hanno urlato i due trentenni che sono stati subito identificati dalla Digos solo per aver gridato. Berlusconi è andato via, per volare al brindisi del quarantenne Piersilvio a Portofino.
Il termovalorizzatore di Acerra, comunque, non è ancora in funzione dal 26 marzo, giorno dell’inaugurazione a suon di fanfare, quando Berlusconi ha schiacciato davanti alle telecamere (e ai maxischermi per sbeffeggiare i servizi di Annozero sui rifiuti) il vistoso bottone rosso dell’accensione. Nella tabella di marcia della Protezione civile (www.emergenzarifiuticampania.it) s’informa che «entro giugno il funzionamento sarà a pieno ritmo e avranno inizio i collaudi» (il 26 marzo Bertolaso ai cittadini: «Oggi entra in funzione il termovalorizzatore»). Ieri a Napoli c’era anche il sottosegretario, e il premier ha annunciato le nuove mosse, allarmato dall’estate in arrivo e dalla raccolta differenziata a rilento: appalti per «altri quattro termovalorizzatori in Campania», la discarica di Tersigno aperta a fine maggio, e nuove norme contro i graffitari e chi sporca le strade.
Il no dei cittadini
Il Comitato contro l’inceneritore di Acerra già il 27 marzo ha denunciato la «finta accensione» dell’impianto, che gli abitanti ritengono «dannoso per la salute e neppure così utile: non ci sono rifiuti per le strade nonostante Acerra non sia in funzione», spiega l’avvocato Tommaso Esposito, del comitato di Acerra e rappresentante di «Rifiuti zero».
Di camion pieni di spazzatura gli abitanti non ne vedono passare. E basta guardare sul sito le foto scattate dalle webcam per scoprire l’impianto deserto, l’assenza di operai, delle stesse «ecoballe» o del cosiddetto «cdr», perché al momento non avviene il processo che lo crea. «Vedrete che Acerra non sarà in funzione prima del dicembre 2009, data di consegna dell’impianto che deve produrre energia elettrica dal trattamento rifiuti», spiega Esposito, perché il 26 marzo è stato firmato anche un protocollo d’intesa con un gestore di energia, «col ripristino del Cip6 - il 7% della bolletta destinato alle energie rinnovabili - vedrete che troveranno il gestore, e lì partirà il vero affare, perché si autorizzerà a bruciare tutto».
Scritto da Antonio Corbo da la Repubblica Napoli, 10-04-2009 06:05
Scandalo dei rifiuti. Sulla vecchia giunta di Caserta si abbatte una pesante sentenza della Corte dei conti. L´ex sindaco Luigi Falco, tre suoi assessori e un dirigente all´Ecologia dovranno versare oltre otto milioni di euro, in solido.
La formula della magistratura contabile non distingue le responsabilità: lega tutti in una "solidarietà passiva", liberando i condannati dall´obbligo di risarcire l´Erario solo quando l´ultimo avrà terminato di pagare. Una sentenza dura che non sarà l´ultima sui rifiuti. La silenziosa attività della Procura regionale, guidata da Arturo Martucci di Scarfizi, ha aperto almeno cento filoni. Per cattiva gestione dei rifiuti, il sostituto procuratore Antonio Bucarelli ha ottenuto dalla Corte dei conti la condanna di Luigi Falco, sindaco di Forza Italia a Caserta dal 1997 al 2003, per euro 1.056.000. E degli assessori all´Ecologia Gerardo Di Vece 2.007.500 euro (in carica dal 1998 al 2000), Giuseppe Maccauro 999.5000 (fino al 2002), Attilio Romano 630.000 (fino al 2003). La cifra più alta per il dirigente all´Ecologia, Alfredo Messore: 3.637.000 euro.
La condanna è motivata in 300 pagine. Si legge: «Assoluta e inescusabile negligenza o superficialità... consapevoli delle problematiche che andavano delineandosi nel servizio di igiene urbana gestito dalla Sace». Il sindaco doveva «individuare più di un motivo di censura sui comportamenti della Sace e sui suoi interlocutori». La Sace porta al nome di uno dei maggiori imprenditori casertani, Mario Pagano Granata, patron di Cogein, primatista nel vincere grandi appalti come il megaparcheggio Carlo III, ma un anno fa coinvolto in una indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, svolta dalla Finanza.
Assolto l´ex sindaco Aldo Bulzoni, difeso dall´avvocato Luigi Sdinolfi, lo stesso che ottenne dal tribunale civile di Napoli la chiusura della discarica Lo Uttaro per grave rischio della salute pubblica. Assolti anche i consiglieri, difesi dall´avvocato Antonio Lamberti. Votarono la delibera sui rifiuti, ma li ha salvati una successiva dichiarazione di responsabilità di Catello Tronco, capogruppo Udc. I condannati possono ricorrere ora alle sezioni centrali della Corte dei conti per sospendere il pagamento di 8.330.000 euro. In via cautelare, sarebbero stati già bloccati alcuni beni.
Le immagini dell’ospedale San Salvatore di L’Aquila, evacuato e dichiarato inagibile subito dopo il sisma che ha sconvolto il capoluogo abruzzese, hanno fatto il giro del mondo, ma mentre il mondo politico e la stampa si dividono tra chi invita a non far inopportune polemiche mentre ancora si scava per salvare vite umane e chi già fa presente l’ennesimo scandalo italiano per un edificio costato, secondo il rettore dell’università aquilana, Ferdinando di Orio, “nove volte più del necessario”.
Un autentico pozzo di San Patrizio, par di capire, cui per anni hanno attinto in tanti, compresa l’ultima azienda coinvolta nel progetto, l’allora Cogefar (all’epoca impresa della galassia Fiat), oggi nota come Impregilo (società che dopo essere stata a lungo controllata dalla famiglia Romiti attraverso Gemina fa attualmente capo ai gruppi Benetton, Gavio e Ligresti attraverso Igli), che nel 1991 si aggiudicò la gara per la messa in funzione dell’ospedale assieme ad altre imprese, come ammesso oggi da un portavoce.
Non ci voleva molto per scoprirlo, in verità, visto che sul sito istituzionale della società, alla pagina relativa alla business unit “edilizia ospedaliera” si legge tuttora che “in questo settore la società ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri” tra cui vengono citati, per l’Italia, l’ospedale di Lecco, l’Istituto Oncologico Europeo di Milano, l’ospedale di Modena, quello di Careggi, quello di Poggibonsi, quello della Versilia, l’ospedale di Destra Secchia e “inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio”.
Memore forse delle polemiche già sorte negli anni per gli appalti vinti per la Tav, per l’inceneritore di Acerra e per il Ponte di Messina, Impregilo ha peraltro subito precisato: “Noi abbiamo fatto gli impianti elettrici e meccanici, sistemato gli arredi, gli equipaggiamenti medicali, le opere di finitura e costruito ex novo due strutture: una scuola per infermieri e un asilo nido”. Nulla a che vedere con le opere crollate, dunque.
Una precisazione che per il momento pare soddisfare i mercati, visto che il titolo del gruppo presieduto da Massimo Ponzellini (dato in rampa di lancio per la presidenza di Banca Popolare di Milano), il cui fatturato dipende del resto ormai per il 65% da opere realizzate sui mercati esteri (il gruppo è attivo in 28 paesi), dopo aver aperto la giornata in ribasso di oltre il 2% ha chiuso in recupero sopra i 2,14 euro, arrotondando oltre al 20% il recupero messo a segno nel corso dell’ultimo mese.
Luca Spoldi
[Fonte: Affaritaliani]
Impregilo!
La stessa che ha causato l'emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi.
La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano.
l'Impregilo ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila caduto come se fosse di cartapesta.
'Il pacchetto di controllo di Impregilo è detenuto da IGLI S.p.A. (29,866%). La società fa capo, con quote paritetiche del 33%, a Autostrade per l'Italia S.p.A. (gruppo Benetton), Argo Finanziaria (gruppo Gavio) e Immobiliare Lombarda (gruppo Fondiaria Sai).
Altri azionisti sono:
Gruppo Assicurazioni Generali - 3,101%, tramite:
direttamente - 1,654%
Toro Assicurazioni S.p.A. - 0,550%
Nuova Tirrena S.p.A. - 0,346%
Augusta Assicurazioni S.p.A. - 0,332%
Augusta Vita S.p.A. - 0,182%
Fata Assicurazioni Danni S.p.A. - 0,025%
INF Società Agricola S.p.A. - 0,004%
Genagricola Generali Agricoltura S.p.A. - 0,004%
Agricola S. Giorgio S.p.A. - 0,004%
Gruppo Banca Popolare di Milano - 2,959%, tramite:
Banca Akros S.p.A. - 2,931%
direttamente - 0,028%
The Royal Bank of Scotland Plc - 2.176%, tramite ABN Amro Bank NV
ricevo e pubblico
sarà vero?
cerco fonti
L'ex sede della Recam, poi incendiatasi
NAPOLI — Ha continuato ad assumere e concedere consulenze mentre già i bilanci erano in rosso, fino ad arrivare alla voragine record di 17 milioni. La ex Recam, neonata Astir, nel 2008 ha infatti speso poco meno di 280.000 euro per l'affitto e 222.173 euro di consulenze. Suddivise, queste ultime, tra quelle tecniche (58.140 euro), fiscali (40.040 euro), legali (64.063 euro) e non meglio specificate (59.930 euro). Tanti consulenti non hanno peraltro evitato che i vertici dell'azienda rinvenissero l'insopprimibile esigenza di rivolgersi anche a un bel numero di collaboratori esterni.
Cda e compensi - Sempre nel 2008, infatti, il conto economico registra una spesa pari a 100.199 euro, sotto questa voce. Qualcosa in più — 106.605 euro — se ne è andata per i compensi ai consiglieri di amministrazione. Sessantamila euro sono stati pagati ai membri del collegio sindacale. Circa undici milioni l'ammontare complessivo per stipendi e salari. Le «spese telefoniche» hanno assorbito 52.072 euro, nel 2008. Nello stesso periodo, gli interessi di mora per sanzioni non pagate sono costati alla società della Regione Campania 899.521 euro e spiccioli. Tra le voci di spesa più consistenti, 598.419 euro per «smaltimento rifiuti speciali». È la somma che la società — nata nel 2003 dalla collaborazione della Regione Campania e di Italia Lavoro — ha pagato a terzi affinché provvedessero allo smaltimento dei rifiuti speciali. Quelli che i lavoratori della Recam non potevano trattare, non avendo la società mezzi ed attrezzature idonei a questo scopo, nonostante avesse anche stipulato una convenzione col Commissariato alle Bonifiche, per interventi nel sito di interesse nazionale Litorale Domizio Flegreo ed Agro Aversano.
Auto e camion - Per il noleggio degli automezzi la ex Recam ha speso 82.241 euro nel 2008. Circa la metà per l'affitto delle auto. Se si passa dal particolare al generale, i numeri della situazione patrimoniale relativa allo scorso anno sono impietosi e raccontano il tracollo meglio di ogni altra parola. Totale attività: 7.541.599. Totale passività: 24.632.773. Perdita d'esercizio: 17.091.174. Qualora poi dalla sintesi dei numeri si vada alla lettura dei verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale negli ultimi due anni, si apprende che quello della Recam è stato un naufragio annunciato con largo anticipo.
Collegio sindacale - Scrivono per esempio, il 6 settembre 2007, Stefano Riccio, Franco Bucci e Franco Grimaldi, membri del collegio sindacale. «Ad oggi la società risulta avere debiti pregressi verso l'erario e la previdenza per circa 8.210.000 euro». Incalzano: «Recam inoltre risulta avere 500.000 euro di debiti nei confronti dei fornitori e una esposizione con le banche di circa 2 milioni di euro». Il che, tuttavia, non impedisce alla compagine, guidata all'epoca da Michele Raccuglia, di incrementare il numero dei dipendenti e dei consulenti. Erano 413 il 1 giugno 2007: 5 dirigenti, un quadro, 65 impiegati, 333 operai, una collaborazione continuativa a progetto, 8 contratti di prestazione d'opera. Tre mesi più tardi, il 1 settembre 2007, diventano 417: un operaio in meno, ma quattro collaboratori a progetto in più e un altro contratto di prestazione d'opera. Il 30 giugno 2008 salgono a 438, così divisi: 6 dirigenti, zero quadri, 75 impiegati, 347 operai, 3 Co.pro., 7 con contratto di prestazione d'opera. I debiti Inps, in quella stessa data, sono 5.354.388. Fin qui i conti in rosso. Il bilancio ambientale non è migliore. I 52 chilometri di Regi lagni affidati alla Recam continuano ad essere in gran parte una discarica a cielo aperto, complice la mancata sorveglianza del territorio, da parte dello Stato, per cui gli inquinatori tornano a sporcare anche i tratti ripuliti dagli operai. Le prime bonifiche nel sito di interesse nazionale Litorale Domizio Flegreo ed Agro Aversano - affidate in gran parte alla Jacorossi spa e in misura minore alla Recam - partono solo ora.
Fabrizio Geremicca
31 marzo 2009