ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.
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Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti.
la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli
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Ciao,
segnalo a chi fosse interessato alla materia che domenica 31 agosto alle 21 su raitre andrà in onda la puntata di Blunotte-misteri italiani – la trasmissione condotta da Carlo Lucarelli – dedicata alla mafia nel Nord Italia, a cui ho collaborato.
a presto
mario portanova
DISCARICHE
«Newsweek» e il Berlusconi tossico
Guido Viale
Il punto di maggiore convergenza, o completa coincidenza, tra maggioranza e opposizione, compresa la stampa estera (per anni l'unica vera opposizione a Berlusconi), rappresentata dal settimanale Newsweek è sicuramente il giudizio sul successo di Berlusconi nell'affrontare l'«emergenza rifiuti» in Campania. Un'emergenza, dopo i risultati immediati di Napoli «ripulita», che si avvia verso la sua definitiva soluzione. Ma è proprio così? Analizziamo le principali misure adottate.
Uno. Berlusconi ha nominato il capo della Protezione civile, Bertolaso, sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania. Bertolaso era già stato commissario straordinario nello stesso ruolo e si era dimesso con un atto da molti assimilato a una fuga.
Una fuga dovuta alla mancata realizzazione del piano di nuove discariche in cui smaltire i rifiuti che si andavano accumulando per strada. Pochi giorni dopo la sua «rinomina» la magistratura campana ha azzerato i vertici della Protezione civile proprio per reati attribuiti al modo assai «disinvolto» in cui aveva gestito i rifiuti campani. Ora, o la magistratura campana fa parte di un complotto teso a perpetuare il disastro, come sostiene Berlusconi, che per questo l'ha esautorata, oppure la nomina di Bertolaso andrebbe sottoposta a beneficio di inventario.
Due. Berlusconi avrebbe liberato in meno di tre mesi le strade della Campania dai rifiuti. La rimozione dei rifiuti era stata realizzata in gran parte dall'esercito durante la gestione del predecessore di Bertolaso. Con i rifiuti raccolti per strada - circa 300 mila tonnellate - Di Gennaro aveva riempito la discarica di Serre, spedito diverse decine di migliaia di tonnellate in Germania e aperto una serie di «depositi temporanei»: cioè accumulato dentro capannoni industriali tonnellate e tonnellate di rifiuto tal quale, rimasto lì a putrefare per mesi, evitando tra l'altro - non si sa perché - di usare una discarica perfettamente attrezzata, in località Parco Saurino (Ce), misteriosamente rimasta inutilizzata sia sotto Di Gennaro che sotto Bertolaso. Da allora quei «depositi temporanei» non sono stati più svuotati. I rifiuti che Bertolaso ha rimosso dalle strade, quindi, sono solo 15 mila tonnellate residue, che ha potuto smaltire nelle «nuove» discariche di S. Arcangelo e Savignano predisposte anch'esse da Di Gennaro. Discariche aperte in violazione di impegni sottoscritti dai precedenti commissari, solo grazie all'intervento dell'esercito, autorizzato a difenderle dalle comunità locali come «siti di interesse strategico nazionale». Un precedente le cui conseguenze sono state sottovalutate: tornerà molto utile al governo per impedire a chiunque di ficcare il naso nella conduzione degli impianti nucleari che ha in programma.
Tre. Berlusconi ha varato un piano di nuove discariche. Le undici discariche in programma sono quanto basta per sotterrare i rifiuti urbani di tutta la Campania per anni, anche se non venisse fatto nemmeno un grammo di raccolta differenziata. Perché questa dilatazione, nel tempo e nelle dimensioni, del sistema più vecchio, inquinante, insalubre e distruttivo di «smaltire» i rifiuti? Per evitare, in attesa degli inceneritori - che, come mostra il caso di Acerra, tarderanno parecchio a arrivare - il trattamento intermedio: quello che nel rifiuto indifferenziato separa il secco dall'umido, la frazione organica da quella combustibile e dal sottovaglio. In questo modo si garantisce al futuro incenerimento l'intera produzione di rifiuti: esattamente quello che voleva e ha fatto la Fibe in sei anni di gestione sciagurata dei rifiuti campani, realizzando discariche non autorizzate sotto forma di depositi temporanei di «ecoballe».
Quattro. Berlusconi ha imposto la realizzazione di quattro inceneritori. Perché quattro, con una capacità equivalente all'intera produzione di rifiuti urbani della regione senza raccolta differenziata (Rd)? Per smaltire rifiuto tal quale, ben sapendo che in queste condizioni l'obiettivo del 50% di Rd non avrà alcuna possibilità di essere perseguito, come otto anni di attesa dell'inceneritore di Acerra hanno ampiamente dimostrato. Ma che convenienza c'è mai in tutto ciò? Nessuna, se ci si attiene ai costi industriali delle diverse operazioni: raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, trattamento intermedio del residuo, incenerimento, discarica. Ma miliardi (di euro!), invece, se bruciando rifiuti si incassano gli incentivi CIP6, che erano stati aboliti in ottemperanza alla normativa europea, e che Prodi ha reintrodotto per il solo inceneritore di Acerra e il Pd ha voluto estendere a tutti i futuri inceneritori campani. Miliardi che gli utenti i saranno tenuti a pagare con la bolletta elettrica.
Cinque. Berlusconi sostiene che i 4 inceneritori servono per bruciare il «pregresso»: gli 8 milioni di tonnellate di «ecoballe» che Fibe e Commissari straordinari hanno accumulato in attesa di incassare gli incentivi CIP6 non potranno mai venir smaltite in un normale inceneritore, ma su quelle ecoballe non si sa che cosa contengano e i pochi saggi effettuati hanno provato che non possono finire né in un inceneritore né in una discarica normale, dato che approfittando delle «distrazioni» delle autorità, la camorra è riuscita a infilarci dentro di tutto. Ci vogliono degli impianti ad hoc, che non hanno niente a che fare con il trattamento dei rifiuti urbani. Ma è certo anche prima che si cominci a bruciare le ecoballe nei nuovi inceneritori e a gratificarne lo «smaltimento» con gli incentivi CIP6, entrambe le decisioni verranno impugnate dalla Commissione europea, aprendo le porte a una nuova procedura di infrazione contro l'Italia.
Sei. Berlusconi, per prevenire questi divieti, ha autorizzato le discariche, gli inceneritori e persino i depuratori della Campania a ricevere rifiuti e reflui tossici, contrassegnati con codici Cer (codice europeo dei rifiuti) che ne vietano il trattamento in impianti ordinari. E questo, nonostante che la Campania, oltre a una straordinaria dotazione di impianti di trattamento intermedio dei rifiuti urbani (i cosiddetti Cdr di cui il piano di Berlusconi prevede lo smantellamento), abbia anche una dotazione straordinaria di impianti di depurazione ove trattare il percolato delle discariche: tutti fuori uso per una gestione scellerata, ma facilmente riattivabili per chi avesse una cultura della manutenzione. E' ovvio che anche questa decisione verrà impugnata dalla Commissione europea, con il rischio di nuove penali, ma anche di rimandare sine die la soluzione dell'emergenza. La quale non può trovare soluzione che in una gestione ordinaria, fondata sulla Rd spinta - prevista, è vero, dal piano Berlusconi, ma senza alcuna misura concreta per attivarla - e nel trattamento mirato delle diverse frazioni raccolte, compresa quella del rifiuto indifferenziato.
Riassumendo: la «pulizia» di Napoli - o, meglio, del suo centro - e la violazione dei patti per aprire le due nuove discariche in cui stipare la nuova produzione di rifiuti erano già state realizzate quasi completamente sotto Di Gennaro. Berlusconi si è preso la gloria di un lavoro altrui.
La «strategia» per risolvere definitivamente il problema, cioè la costruzione di quattro inceneritori, è ancora tutta da realizzare; e non sarà facile: per adesso funzionano a pieno ritmo le discariche, mentre vengono lasciati inutilizzati gli impianti di Cdr che potrebbero risolvere in modo pulito e economico il problema nel giro di pochi mesi. Per far funzionare i futuri inceneritori, Berlusconi, con l'aiuto del Pd, ha reintrodotto gli incentivi CIP6 a spese di tutti gli utenti elettrici del paese e ha autorizzato il trattamento di rifiuti e reflui tossici sia nelle discariche e negli inceneritori che nei depuratori.
Quanto alla raccolta differenziata, può attendere: se non si farà, si sotterrerà o si brucerà tutto. Se si farà, la Campania, per tenere accesi i suoi inceneritori, potrà continuare a ricevere rifiuti da altre regioni, come ha sempre fatto.
In compenso è stato smantellato il controllo di legalità sulla gestione dei rifiuti (abolendo il principio del giudice naturale) e è stato messo l'esercito a presidiare i «siti di interesse nazionale»: due precedenti che renderanno la difesa dell'ambiente ardua per tutti, in tutta l'Italia, per tutti gli anni a venire.
COMUNICATO
Come medici, che hanno ben presente ciò che recita la legge istitutiva del SSN (art. 2, il SSN ha tra gli obiettivi ..." la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro") nonchè ciò che anche il nostro Codice Deontologico ci prescrive- ovvero di promuovere la salute individuale e collettiva - non possiamo che rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti ufficiali pubblicati sul sito istituzionale (http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rifiuti_piano_salute/index.html) del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania redatto, nel maggio 2008, dal Ministero del Welfare ed alla cui redazione hanno dato la loro collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di Napoli.
Il piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimento, fornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. Questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea, rapporto finale del 31.12.2000, 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf ) risultano i seguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo.
Ci chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il messaggio che l'impatto di un impianto di incenerimento, o di termovalorizzazione che dir si voglia, "è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico". Il dato delle diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista sanitario, in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall'OMS nel 1998 (il dato è, con buona probabilità sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell'OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che tra i redattori del documento citato è presente anche l'Istituto Superiore di Sanità, che è il "principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale" (http://www.iss.it), ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l'opinione di questo autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo caso, in gravi "infortuni" come nel caso del CVM.
In questo caso vogliamo ricordare infatti come in un rapporto dell' Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni, riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): "la mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a quella attesa in base ai dati nazionali che regionali .....La mortalità per tutti i tumori è inferiore alle attese...". E' stato per merito di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e scrive su Medicina Democratica: "i dati forniti dagli Enti Pubblici e dalla aziende non sono credibili...ciò avviene per mancanza di una legge specifica e l' occultamento e la falsità dei dati biostatistici concernenti gli addetti esposti al tossico", che si è potuto arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia, seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere e Democrazia" ottobre 2006 pag 196-97)
L'autorevolezza delle Istituzioni, del nostro Servizio Sanitario Nazionale ed in primis l'Istituto Superiore di Sanità, richiede che le affermazioni siano sempre basate su dati credibili e verificabili e non siano di volta in volta piegate alle "pressioni" dei decisori; auspichiamo che, così facendo, si eviti il rischio di incorrere in altre gravi sottovalutazioni di problemi di salute pubblica.
Ci preme infine sottolineare come le tematiche sanitarie correlate all’ incenerimento dei rifiuti siano fonte di gravi preoccupazioni per il corpo medico anche in altri paesi europei, in particolare in Francia, ove è stata avanzata richiesta di moratoria da parte del Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici ed al sito http://www.artac.info/static/telechargement/RapportIncineration.pdf è disponibile un dettagliato rapporto, ed in Inghilterra, ove, nel giugno 2008, è stato presentato un aggiornamento http://www.ecomed.org.uk/content/IncineratorReport_v2.pdf con un IV Rapporto sugli effetti dell’incenerimento di rifiuti sulla salute da parte della Società Britannica di Medicina Ecologica (BSEM): si tratta di un lavoro molto dettagliato e circostanziato con ben 329 voci bibliografiche. I nostri colleghi inglesi hanno anche spiegato come si riesce per far sembrare innocui gli impianti: un esempio per tutti riguarda la diossina, che non viene monitorata adeguatamente e soprattutto non nelle fasi di maggior criticità (come accensione, spegnimento). In Italia, che segue la normativa europea, per gli impianti di incenerimento di rifiuti è previsto il monitoraggio per le diossine da un minimo di 6 ore ad un massimo di 8 per 3 volte all’ anno.
Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l'Ambiente e la Salute:
Giovanni Ghirga Medico Pediatra, Lazio
Patrizia Gentilini Medico Oncologo ed Ematologo, Emilia Romagna
Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale, Toscana
Paolo Franceschi Medico Pneumologo, Liguria
Felicetta Parisi, Medico Pediatra, Campania
Ferdinando Laghi Medico Ematologo ed Internista, Calabria
ed anche:
Giuseppe Comella Medico Oncologo, Napoli
Antonio Marfella Medico Oncologo, Napoli
Ferdinando Borroni Medico di Medicina Generale
Bruno Tonelli Medico di Medicina Generale Forlì
Andrea Galassi Medico di Medicina Generale, Forlì
Ruggero Ridolfi Medico Oncologo ed Endocrinologo, Forlì
Luigi Gasparini Medico del Lavoro, Ferrara
Michelangiolo Bolognini Medico Igenista, Pistoia
Celestino Panizza Medico del Lavoro, Brescia
Vincenzo Migaleddu Medico Radiologo, Sassari
Manrico Guerra Medico di Medicina Generale, Parma
Roberto Topino Medico del Lavoro, Torino
Giuseppe Miserotti Medico di Medicina Generale, Piacenza
Valerio Gennaro Medico Medico Epidemiologo, Genova
Maria Concetta Di Giacomo Medico di Medicina Generale, Padova
Giovanni Vantaggi Medico di Medicina Generale, Gubbio
Mauro Mocci, Medico di Medicina Generale, Civitavecchia
Paolo Ghirga Medico Dermatologo, Civitavecchia
AMBIENTE: DDL VINCOLA SITI INQUINATI ECO-MAFIE PER BONIFICA
(ANSA) - ROMA, 1 AGO - Bonificare terreni inquinati a causa dello scarico abusivo dei rifiuti anche nel caso in cui il proprietario sia ''irreperibile'', dando quindi la possibilita' al Comune di occupare anche i siti gestiti dalle eco-mafie. Si parla di terreni utilizzati per smaltire clandestinamente rifiuti anche tossici e nocivi, discariche abusive da cui possono derivare contaminazioni o pericoli di contaminazione, per emissioni oppure percolamento di liquami nel suolo. Questa la misura che costituisce la principale novita' del disegno di legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri proposto dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. ''Obiettivo della norma e' evitare che si proceda a bonifiche di siti nelle disponibilita' della criminalita' organizzata - afferma Prestigiacomo in una nota - non vogliamo fare regali alla camorra. Intendiamo procedere alla bonifica dei suoli inquinati, aree utilizzati dalle eco-mafie per il racket dei rifiuti. Ma va coniugato il risanamento dell'ambiente con la legalita'''. Il ddl, spiega il ministero, permette l'accesso, anche senza consenso del proprietario, ad un sito del quale si sospetti fondatamente la possibile contaminazione, per effettuare prelievi e la caratterizzazione delle matrici ambientali. Ove poi il proprietario sia inattivo o, come spesso accade, irreperibile, si prevede che, previa diffida, il Comune possa procedere all'occupazione del sito ed effettuare cosi' gli interventi di bonifica. Obiettivo dell'intervento, conclude il ministero dell'Ambiente, e' non solo la tutela della risorsa ambientale ma anche un risultato in termini di maggiore equita' finanziaria. Infatti ove il proprietario ''irreperibile'' rivendichi, a bonifiche avvenute, i propri diritti sull'area, potra' tornarne in possesso solo dopo aver integralmente ripagato le opere di risanamento che sono state effettuate da parte degli enti pubblici. (ANSA). COM-KWS
01/08/2008 17:15