ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.
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Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti.
la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli
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visitato *loading* volte
ci giungono notizie che l'ordine di chiusura del sito di boscofangone non è perentorio.
che vorrà dire? che continueranno a scaricare?
noi saremo lì domani sera,
vi aspetto
aspettando l'ultima eco balla
festa rifiuti zero,
SITO di stoccaggio provvisorio boscofangone marigliano napoli
NOTTE tra il 30 aprile ed il primo maggio
BOSCOFANGONE ore 20,00
presenta Nunzio Idargo meet up napoli
Interverranno
Zi riccardino e le donne della tammorra
di somma vesuviana
spaparanza,
nuova ipotesi
zorama
colours ensamble
Asà ensamble
Suoni barricati
panini e birra non mancate
amici di beppe grillo napoli
comitato proboscofangone
neglu ultimi mesi stanno accadneo cose strane a pomigliano d arco,
attentati, atti intimidatori, avvisi, lettere minatorie...
non riconosco più una città, un territorio.
i politici non sempre sono condivisibili, non fino in fondo. meglio però affrotare l avversario avendolo di fronte.
stamattina ho letto sul giornale del 4° attentato contro l ex senatore sodano.
la questione rifiuti secondo me è al centro, perchè non affrontare faccia a faccia l avversario?
forse perchè le cose da contestargli non sono su una linea politica, ma su un ineteresse personale che evidentemente il senatore ha cercato di spezzare, di interrompere.
non voglio fare una esaltazione del senatore che non ho condiviso fino in fondo su alcune scelte di mediazioni tra popolazioni e commissariato di governo, ma dò atto delle tante denunce che lo hanno visto in prima fila, a partire dall inceneritore di acerra, circa la cava marinelli, sulla questione jacorossi, sui mancati controlli della regione sulla fibe.
il sentaore ha cercato di fare luce sulle illegalità diffuse sul territorio.
credo che meriti la solidarietà e la stima di tutti, sicuramente della mia!
per la festa del 30 aprile si uniscono i suoni barricati di acerra
che bello!
per seguire la discussione sull'organizzazione dell'evento del 30 a boscofangone linkate sotto
http://beppegrillo.meetup.com/10/boards/thread/4526289/0/
poi commentate e contribuite
grazie
nel accordo firmato tra comune di marigliano e commssario bonifiche e rifiuti, si parla di bonifiche di "rifiuti al suolo"
ebbene leggendo il testo unico ambientale l'abbandono di rifiuto al suolo al capitolo V viene escluso dalla bonifica, perchè è necessaria esclusivamente una rimozione, qualora si dimostri che questo rifiuto abbia contaminato oltre i limiti di legge le matrici ambientali sottostanti si effettua un piano di carattrizzazione ed eventualmente si bonifica.
ad oggi quindi il commissario rimuoverà i rifiuti, visto che nell'eleco dei siti potenzialmente inquinati allegati all'accordo ci sono tutti siti catalogati come "abbandono di rifiuti al suolo"
bel pacco, complimenti sindaco!
il prof. marfella mi ha inviato l'articolo allegato a questo post che mostra la correlazione tra diabete e pcb.
avete ancora dubbi?
Ufficio Salvaguardia del Creato Federazione Assocampaniafelix Università Parthenope
Diocesi di Nola
______________________________________
Invito al Pubblico Convegno
Inquinamento ambientale e
contaminazione umana
A quattro anni dalla denuncia, ha ancora senso parlare di futuro per il “Triangolo della Morte”?
Nola,
Aula Magna Università Parthenope
Giovedì 24 aprile 2008 – ore 17,30
saluti alle Autorità
- Prof. Federico Alvino, Preside della Facoltà di Giurispudenza
- S.E. Mons. Beniamino Depalma, Vescovo di Nola
Intervengono:
- Gennaro Esposito e Bruna Gambardella: “Noi contaminati dalla diossina”;
- Antonio Santangelo, esperto di sociologia dei rischi ambientali (“La percezione soggettiva del problema rifiuti: il ruolo della comunicazione istituzionale”);
- Gennaro Allocca, Presidente Comitato per la Difesa dell’Agro Nolano (“Agonia di un territorio: ci sono ancora speranze?”);
- Alfredo Mazza, Dirigente cardiologo e ricercatore associato Cnr (“Contaminazione ambientale: effetti sulla salute umana”)
- Leopoldo Iannuzzi, Direttore ISPAAM Cnr Napoli (“Contaminazione ambientale: effetti sulla catena alimentare”)
- Don Aniello Tortora, Responsabile Ufficio Salvaguardia del Creato
(“Etica e ambiente”);
riflessioni e conclusioni:
Prof. Gennaro Ferrara, Rettore dell’Università Parthenope di Napoli
Segreteria organizzativa:
Fed. Assocampaniafelix
Saviano (NA), via Molino, 9
081-5113481
genesp@libero.it
sito: http://it.groups.yahoo.com/group/assocampaniafelix/
collabora: Eleonora Vita Esposito
stiamo cercando di organizzare un evento a marigliano per la notte tra il 30 aprile ed il primo maggio, notte in cui dovrebbe chiudersi il sito di marigliano
sul meet up di beppe grillo alla pagina
http://beppegrillo.meetup.com/10/messages/boards/thread/4526289
si è aperta una discussione.
se qualcun altro vuole aggiungersi saremmo lieti di conoscere persone, gruppi ed artisti che a vario titolo vogliono contribuire
grazie ancora
scontri oggi a pomigliano d'arco fuori gli stabilimneti industriali, dove i lavoratori avevano bloccato l'ingresso merci.
domani incontro in prefettura.
si temono nuovi licenziamenti
L'associazione dei Medici per l' Ambiente applaude con entusiasmo l'
interesse per la vicenda del possibile inquinamento da Diossina con l'
analisi di tutti i risvolti che comporta.
Nonostante il nostro
percorso scientifico sull' argomento sia partito da almeno TRE (3) anni
e che abbiamo aperto la strada ,insieme all' assise di palazzo
Marigliano, a fatti concreti come l' analisi (per molto tempo negata)
sulla popolazione umana e in special modo noi dell' Azienda Ospedaliera
di Caserta con l' analisi di 100 donne attraverso il latte materno,
avremmo potuto dare un ns contributo.
In ogni caso stiamo completando
da soli (sic!) lo studio con l' IZS di Teramo (quota 90 campioni!!) e
presenteremo i risultati nel ns Convegno di Patologia Ambientale (ECM
per Medici e Pediatri) il 13 e 14 Giugno come da bozza di programma che
alleghiamo .
Saluti da tutto il direttivo della sezione ISDE di Caserta
Dr. Gaetano Rivezzi
_______Sulla Gazzetta ufficiale dell’unione europea è stato pubblicato pochi giorni fa l’adeguamento delle linee guida comunitarie per gli aiuti di Stato per la tutela dell’ambiente. Questi aiuti, concessi su autorizzazione della Commissione europea, devono soddisfare determinati criteri che la stessa commissione provvede a diramare attraverso appositi orientamenti e discipline che servono ad aiutare gli Stati membri, indicando in anticipo le misure che saranno ritenute compatibili con il mercato comune, e la cui autorizzazione risulterà quindi accelerata. La disciplina serve anche a prevenire la concessione di aiuti di Stato non ben mirati o eccessivi, che oltre a distorcere la concorrenza possono risultare controproducenti per la realizzazione degli obiettivi ambientali. Obiettivi ribaditi più volte dall’ Ue che reputa che il livello di tutela dell´ambiente non sia sufficientemente elevato e che quindi occorra una maggiore azione da parte dei governi che spingano a loro volta le imprese a migliorare i propri standard. Per rimediare a questa carenza e per dare un sostegno ai governi affinché varino norme volte a garantire che le imprese paghino per l´inquinamento che causano (ad esempio mediante tasse o sistemi di scambio dei diritti di emissione), o si conformino a determinate norme ambientali, si giustifica il ricorso agli aiuti di stato, senza incappare nella violazione della concorrenza. Aiuti che dovranno servire ad incentivare le imprese private a investire maggiormente nella protezione ambientale, o per sgravarle da oneri finanziari relativamente elevati, in modo da poter introdurre una politica ambientale generale più restrittiva. Questa nuova disciplina di aiuti di stato introduce nuove disposizioni che adeguano i temi oggetto di aiuti (tempestivo adeguamento alle norme, studi in materia di ambiente, teleriscaldamento, gestione dei rifiuti ) al pacchetto sull´energia e il cambiamento climatico che la Commissione sta predisponendo, sulla base degli obiettivi 20-20-20 per il 2020, stabiliti nel marzo 2007 dal Consiglio europeo. La Commissione sta promuovendo in questo ambito misure politiche, relative tra l´altro all´energia rinnovabile e allo scambio di diritti di emissione, introducendo meccanismi di mercato intesi a garantire che chi inquina paghi per il danno causato e che vengano promosse tecnologie più compatibili con l´ambiente. Per questo motivo, la nuova disciplina degli aiuti per la tutela dell´ambiente costituisce una parte importante del pacchetto energia e cambiamenti climatici, con l’intento di fornire agli Stati membri e all´industria adeguati incentivi per aiutarli negli sforzi che dovranno sostenere. In questa nuova disciplina gli aiuti sono divenuti molto più consistenti sia per le grandi imprese, dove le percentuali sono aumentate dal 30-40% al 50-60%, sia per le piccole imprese per cui l´intensità è aumentata dal 50-60% al 70-80%. A differenza di quanto previsto dalla precedente disciplina del 2001 non viene più erogato un aiuto aggiuntivo per le regioni assistite o per gli impianti ad energia rinnovabile che soddisfano tutte le esigenze di un´intera comunità. In materia di agevolazioni fiscali, la disciplina mantiene la possibilità di concedere incondizionatamente deroghe a lungo termine alla tassazione ambientale, purché le imprese interessate paghino almeno il minimo comunitario o se gli stati sono in grado di giustificare l’impossibilità di sostenere – da parte delle imprese - anche questa minima parte. L´ammontare degli aiuti è basato sugli investimenti aggiuntivi necessari per realizzare un livello di tutela ambientale comparabile, per esempio, a quello di un impianto conforme a norme obbligatorie o, qualora non vi siano norme, a un metodo di produzione più compatibile con l´ambiente. Non si concedono quindi aiuti sul totale degli investimenti. Le imprese che vogliono migliorare il proprio livello di tutela dell´ambiente e hanno intenzione di chiedere aiuti in tal senso dovranno quindi mettersi in contatto con l´autorità del proprio Stato preposta all´erogazione degli aiuti ambientali, che a sua volta dovrà seguire i criteri previsti dalla disciplina comunitaria. ____________________________Danni ambientali: la Commissione affari giuridici Ue favorevole a sanzioni penali_______La Commissione affari giuridici del Parlamento europeo ha approvato un rapporto di codecisione sulla proposta di Direttiva Ue sulla protezione dell’ambiente attraverso il diritto penale nel quale si afferma che «Causere danni gravi all’ambiente dovrà poter essere sanzionato penalmente in tutti gli Stati membri, in maniera da garantire che la legislazione dell’Ue sia correttamente messa in opera». Il rapporto è stato approvato con 15 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astenuti. In una nota diffusa alla stampa la Commissione parlamentare spiega di aver «approvato il principio secondo il quale i governi dovranno utilizzare misure penali per punire tutti gli illeciti capaci di causare danni gravi alle persone, all’aria, ai suoli, all’acqua, alle piante e agli animali, quando essi sono commessi in maniera intenzionale o che siano il risultato di negligenza grave». Il relatore, il democristiano tedesco Hartmut Nassauer, è soddisfatto: «Siamo sulla strada di un accordo in prima lettura con il Consiglio; il buon risultato odierno ci permetterà di arrivarci». La direttiva proposta punta a fare in modo che tutti gli Stati membri trattino come atti criminali tutta una serie di comportamenti suscettibili di danneggiare l’ambiente. La sua entrata in vigore obbligherà I governi dei 27 Paesi dell’Ue ad applicare sanzioni penali «effettive, proporzionate e dissuasive» in tutti i casi presi in esame dalla normativa proposta, compresi quelli che fino ad ora erano passibili solamente di sanzioni civili. La Commissione affari giuridici del Parlamento europeo ha anche «convenuto che la direttiva non si applicherà che ai casi di infrazione alla legislazione comunitaria nel settore della protezione dell’ambiente, quali quelli ripresi in una lista in annesso». Tra le infrazioni illegali riguardo alla legge comunitaria che dovranno essere riqualificate come crimini, la lista approvata dalla Commissione include: i danni all’ambiente causati dall’emissione di radiazioni nell’aria, il deposito di scorie e la produzione e lo stoccaggio illecito di materiale nucleare; la cattura, la distruzione o il commercio di specie protette di fauna e flora, il deterioramento degli habitats o di siti protetti; la produzione e la distribuzione di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. La Commissione ha emendato la proposta della Commissione europea in modo da «rendere la Direttiva conforme ad una decisione della Corte di giustizia europea datata 6 ottobre 2007. La Corte aveva stimato che l’Ue dispone delle competenze per adottare misure penali solamente nei casi in cui esista un "bisogno giustificato", vale a dire nelle politiche comuni dei trasporti e dell’ambiente. Essa aveva aggiunto che non deve essere l’Ue a precisare il tipo ed il livello di sanzioni criminali (applicabili negli Stati membri)». Gli eurodeputati della Commissione affari giuridici hanno anche soppresso un articolo relativo alla durata ed al prolungamento delle sanzioni contenuto nel testo proposto dalla commissione. ____________________________Normativa sulle discariche, la Corte di giustizia europea condanna l´Italia ___________di Eleonora Santucci___________Con una sentenza emanata oggi, la Corte di giustizia europea condanna l’Italia per mancata attuazione della direttiva comunitaria in materia di discariche: non avendo recepito correttamente la normativa europea l’Italia è venuta meno agli obblighi comunitari. In sostanza ha recepito in ritardo la normativa europea (non raggiungendo degli obiettivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili conferiti in discarica) e non ha previsto un regime transitorio per le discariche per i rifiuti pericolosi preesistenti. E il numero delle condanne a suo carico aumentano soprattutto in tema di rifiuti e discariche. La vicenda ha inizio nel 2003 a seguito di un reclamo che segnalava una non corretta trasposizione della direttiva 1999/33 nel Dlgs 36/2003 (che traduce nell’ordinamento italiano la normativa Ue) ed è proseguita prima con la lettera di diffida e poi con il parere motivato della Commissione europea: la Comunità invitava l’Italia a dare informazioni sull’esatto numero di discariche a cui non erano applicabili le disposizioni più rigorose relative alle nuove discariche in particolare quelle sul rilascio delle autorizzazioni, sui requisiti per il conferimento dei rifiuti, sui controlli e sulla sorveglianza delle discariche (articoli 2-4 della direttiva). Ma non avendo ricevuto una risposta soddisfacente, la Commissione decise di proporre ricorso davanti alla Corte di giustizia. La Commissione ha sottolineato innanzitutto che la non conformità del decreto legislativo 36/2003 alla direttiva era il risultato del recepimento tardivo (il termine di trasposizione era previsto per il 16 luglio 2003) e dalla particolare struttura della direttiva (due diversi regimi giuridici a seconda che ci si trovi in presenza di discariche preesistenti o di discariche nuove). In sostanza l’Italia applicava e applica alle discariche nuove, il trattamento, più favorevole, previsto per le discariche già esistenti, al contrario di quanto previsto dalla direttiva che aveva ed ha l’obiettivo di ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente delle discariche. La direttiva 1999/33 infatti prevede misure, procedure e orientamenti per prevenire e ridurre i danni ambientali, regola la messa in discarica dei rifiuti, specifica le diverse categorie di rifiuti (urbani, pericolosi, non pericolosi e inerti) e si applica a tutte le discariche sia a quelle per i rifiuti pericolosi, sia per rifiuti non pericolosi e sia per rifiuti inerti. La direttiva prevede che siano gli Stati membri a elaborare una strategia nazionale per la riduzione del conferimento a discarica dei rifiuti biodegradabili con l´adozione di misure intese a incrementare il recupero e il riciclaggio, il compostaggio, la produzione di biogas o il recupero di energia tramite termocombustione. L´obiettivo era (ed è) la riduzione a discarica del 75% dei rifiuti urbani biodegradabili entro il 2001. (Peccato che il Dlgs è del 2003). Lo Stato italiano pur in ritardo, in parte il suo dovere “istituzionale” (recepimento normativa) lo ha fatto: il Dlgs36/2003 prevede che le regioni debbono elaborare e approvare un programma per la riduzione a discarica dei rifiuti biodegradabili e fissa anche le scadenze da rispettare a questi fini. Fissa inoltre le regole relative al conduzione delle discariche preesistenti, stabilendo le regole per l’adeguamento delle stesse. Ma alcune discariche che avrebbero dovuto essere assoggettate allo stesso regime previsto per le nuove, sono state invece assoggettate al regime meno restrittivo previsto per le discariche preesistenti. E solo per le discariche nuove di rifiuti pericolosi il legislatore italiano ha stabilito disposizioni transitorie (non valide per quelle preesistenti). Secondo il Ministero dell´ambiente, con la norma del primo aprile scorso, sono stati sanati gli errori “legislativi”del passato: l’Italia si è adeguata a quanto dettato dall’Europa anche se i danni dovuti dal ritardo del recepimento non sono cancellabili. La discarica secondo la gerarchia della corretta gestione dei rifiuti è (in teoria) l’ultima operazione dopo la riduzione il recupero come materia e il recupero come energia del rifiuto, ma in Italia finisce in discarica il 58% dei rifiuti, il 12% viene incenerito e il 30% recuperato._____________________________________Con il testo normativo in materia di salute e sicurezza arrivano i responsabili di territorio Rino Ravanello (segretario nazionale di Ambiente e lavoro): «Un testo con moltissime luci e poche ombre» _________di Lucia Venturi_________Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il 9 aprile il decreto legislativo sul testo unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro che diventerà quindi il nuovo regime giuridico nei tempi tecnici previsti dalla pubblicazione in gazzetta. Soddisfazione per aver portato a termine il difficile lavoro di mettere assieme le parti e di portare a compimento il testo (composto da oltre 300 articoli, 13 titoli e 51 allegati) è stata espressa da i sottosegretari del Welfare e della Salute oltre ad un sentito ringraziamento al presidente Napolitano di aver posto la firma in eccezionale celerità. A cui si sono aggiunti anche i responsabili dei sindacati e del ministro del lavoro Damiano. Soddisfazione che ci ha manifestato anche Rino Ravanello, segretario nazionale di Ambiente e lavoro. «Per essere più precisi abituiamoci tutti a chiamarlo come effettivamente è, ovvero unico testo normativo in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, come recita l´art. 1, comma 1 del decreto. Un testo con moltissime luci e poche ombre». Quali sono le prime positive novità? «Intanto, finalmente, abbiamo un testo che aggiorna la normativa dopo trent’anni. L’attuale normativa era buona ma datata, frutto di elaborazione italiana sino al 90 e di recepimento di direttive europee dopo. Questo testo unico amplia il campo di applicazione e ricomprende tutte le normative già contenute nei testi precedenti. Le principali novità riguardano il fatto che vi sarà più formazione e informazione sia per i lavoratori che per i loro rappresentanti sulla sicurezza (Rls), che sarà estesa anche a figure aziendali come i preposti e gli stessi dirigenti. C’è poi da sottolineare l’approccio assolutamente positivo alla cultura della prevenzione, con interventi formativi previsti già nelle scuole. Inoltre aumentano i diritti degli Rls, si istituiscono nuove figure come i Rls di sito e di territorio». Quale sarà il ruolo di queste nuove figure? «I responsabili della sicurezza di sito sono figure che dovranno sovrintendere alla sicurezza in situazioni in cui lavorano più aziende. Si pensi ad un porto, dove si intrecciano attività legate a settori assai diversi: navi, stoccaggi, movimentazione, arrivo di merci e passeggeri. Sino ad ora il responsabile sicurezza di una azienda non poteva entrare nel merito di quanto avveniva in un´altra. Con i Rls di sito invece si potrà fare. I responsabili di territorio sono invece figure che garantiranno la sicurezza anche per aziende che non hanno questa figura e che verseranno quindi una quota all’Inail per creare un fondo comune che servirà per creare i Rls di territorio». Ci sono altre novità rilevanti? «E’ un testo complesso e composto da ben 300 articoli, e di cose positive ce ne sono tante. Da segnalare il fatto che vale per tutti i lavoratori, compresi gli interinali e i volontari, che prevede nuovi elementi di valutazione del rischio che dovranno essere attuati in tre mesi». E le ombre? «Sono poche in realtà, la principale riguarda il fatto che la prevenzione alla sicurezza è demandata all’autonomia didattica. Si poteva invece renderla obbligatoria per tutti». Sulle sanzioni si sono lette molte polemiche da parte di Confindustria «Confindustria ha strumentalizzato le novità citando casi di arresti macroscopici. In realtà l’arresto è riservato solo a pochi casi gravissimi che sono più di studio che di realtà, come nel caso in cui in un industria sottoposta alla Seveso non si facesse il piano di rischio. Ipotesi che difficilmente si realizza; magari si fanno male ma i piani di rischio ci sono. Comunque, se non vengono fatti adesso si va in galera e non credo che sia una sanzione esagerata».____________________________Come ti calcolo la qualità dell´aria: in Francia________L’esigenza di avere indicatori sempre più affidabili ed indici sintetici, leggibili e facilmente comprensibili per tutti, si pone per tutte le matrici e in tutti i Paesi europei. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, in Francia, negli agglomerati urbani con più di 100.000 abitanti (le grandi città), viene calcolato obbligatoriamente un indice sintetico di qualità (chiamato Atmo) ad opera delle Aasqa, associazioni autori zzate di sorveglianza della qualità dell’aria e per lo studio dell’inquinamento atmosferico. Tali strutture sono autorizzate dal ministero dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile e sono presenti in ogni regione francese. L’aspetto interessante di queste associazioni, è che sono organismi “partecipati”, infatti vi prendono parte rappresentanti dello stato (gli unici in grado di poter adottare misure per le emissioni inquinanti), rappresentanti pubblici (portavoce dei bisogni dei cittadini), rappresentanti delle industrie (che ricadono in quel territorio specifico) ed infine, esperti e persone competenti che si occupano della comunicazione delle informazioni per difendere gli interessi del grande pubblico. L’indice Atmo, proposto attraverso un decreto dal ministero dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile francese (luglio 2004) relativo agli indici della qualità dell’aria, permette di ottenere informazioni sintetiche sull’inquinamento atmosferico urbano in una determinata zona geografica e in un determinato momento temporale. E’ calcolato sulla base di 4 sostanze inquinanti le cui concentrazioni sono monitorate dalle centraline di rilevamento: il biossido di azoto, il biossido di zolfo, l’ozono e le particelle in sospensione. L’indice complessivo corrisponde al sottoindice con il valore maggiore tra i quattro misurati per ogni zona geografica. Per facilitare la comprensione il dato di concentrazione viene riparametrato attraverso una scala qualitativa di colore, cifra e valutazione, cioè: da verde a rosso, da 1 a 10 e da molto negativo a molto buono. E’ necessario sottolineare che ad ogni sostanza presa in considerazione corrisponde un sotto-indice che rappresenta la media delle concentrazioni massime della sostanza in esame, ovviamente per l’arco temporale ed il luogo selezionato. Ogni inquinante preso in considerazione è scaturito da una o più fonti e per un’analisi più complessa dell’inquinamento dell’aria i singoli dati andrebbero elaborati, ma non vi è dubbio che con l’indice ATMO si abbiano risposte di sintesi che favoriscono una comunicazione più chiara e diretta con i cittadini, che così ricevono informazioni sulla situazione qualitativa dell’aria della zona che a loro interessa. Nei centri con meno di 100.000 abitanti, il nome dell’analogo indice calcolato è invece il Iqa (indice di qualità dell’aria semplificata).
Sotto accusa le norme sulle discariche varate dal governo Berlusconi
Tra il 2001 e il 2003 autorizzate discariche non conformi alle direttive Ue
"Sui rifiuti Italia inadempiente"
la condanna della Corte europea
di ALBERTO D'ARGENIO
BRUXELLES - Il caos delle discariche italiane viene pesantemente condannato dall'Unione europea che certifica come da anni le nostre autorità non siano in grado di applicare correttamente le norme scritte da Bruxelles sulla gestione dei rifiuti. La decisione arriva dalla Corte di giustizia dell'Ue ma non riguarda direttamente il pasticcio campano che ha tenuto banco negli ultimi mesi. Indica, al più, uno stato di generale inadeguatezza del nostro sistema sullo smaltimento della spazzatura.
Al centro della contesa "la mancata conformità" delle norme sulle discariche approvate nel 2003 dal governo Berlusconi con la direttiva Ue del 1999 che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui. Non solo: la norma comunitaria chiede alle varie capitali di elaborare una strategia nazionale sui rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento, introduce la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Insomma, un'articolata regolamentazione del mondo dei rifiuti da noi rimasta in buona parte lettera morta.
Di fatto i giudici europei hanno accolto le accuse rivolte già da un paio d'anni al Belpaese dalla Commissione Ue. Dunque, sancisce la sentenza, condanna per il fatto di avere autorizzato dal 2001 al 2003, in piena epoca Cdl, la creazione di nuove discariche applicando i criteri meno stringenti previsti per quelle preesistenti. In secondo luogo la legge approvata dal governo di allora non prevedeva di applicare anche alle vecchie discariche le regole sul trattamento dei rifiuti pericolosi. Dunque per Bruxelles si è avuta una trasposizione "tardiva", e quindi sbagliata, delle regole comunitarie.
Il capolista della Sinistra Arcobaleno nel Lazio, Loredana De Petris, ha sottolineato che la condanna "è responsabilità del governo Berlusconi" e ha aggiunto che il ministro dell'ambiente uscente, Alfonso Pecoraro Scanio, "ha riscritto correttamente la nozione di 'rifiuto' seguendo le indicazioni dell'Unione europea".
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Ieri intanto il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione Ue di preparare un piano per fermare la crescita della produzione di spazzatura entro il 2012 in tutto il continente. Per farsi un'idea: ogni anno l'Unione crea 1,8 miliardi di tonnellate di rifiuti, ovvero 530 chili a cittadino. Una massa che cresce a un ritmo più sostenuto del Pil e di cui meno di un terzo (27%) viene riciclato.
(10 aprile 2008)
Domenica 6 aprile 2008, alle ore 10.30, in Palazzo Mariglia alla via S.Biagio dei Librai 39, presso il Teatro Tinta di Rosso, si
riuniranno le Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, per discutere il seguente tema all'ordine del giorno: Le linee guida per lo
sviluppo agroalimentare. Relazionerà Giuseppe Altieri, dottore agronomo.
questa settimana (da mercoledì in edicola) è uscito un articolo sulla politica mariglianese- monnezza - ed elezioni, il titolo parla del nostro celebre senatore : NEL PAESE DEL SENATORE DELLO SPUTO
che orgoglio essere marigianese
in merito alla prima denuncia protocollata che noi abbiamo scritto, il commissariato di governo risponde come segue:
oggetto: lavori realizzazione piattaforma stoccaggio ecoballe e di un'area di trasferenza per rifiuti solidi urbani in località bosco estirpato in marigliano na.
in relazione all'esposto del comitato ... pervenuto il 27 marzo us concernente l'oggetto si rappresenta che i lavori per la realizzazione del sito indicato in oggetto destinato allo stoccaggio di rifiuti cod. CER 191212 200301 190501 (O.C.n°31/08) sono stati eseguiti nel pieno rispetto delle indicazioni di carattere tecnico fornite dagli enti interessati per la propria competenza ed in conformità alle normative vigenti in materia
IL CAPO GABINETTO REPPUCCI
nota:
1) il collaudo non c'è
2) non c'è l'impianto antiincendio; tanto è ch sul corriere del mezzogiorno di mercoledì loro dichiarano che sul presidio c'è una camionetta dei Vigili del Fuoco: mai vista!
3)le vasche per la raccolta del percolato sono state istallate strada facendo, non so se adesso sono state ultimat, ma il giorno in cui hanno allocato le balle non c'erano.
4)manca la cartellonistica per la 626
sempre sul corriere di mercoledì c'è scritto che l'asl ha scritto una denuncia alla procura proprio su queste cose.
grazie all avv. Armano fabio che sta coadiuvando l'attività del comitato con una collaborazione gratuita, ieri abbiamo protocollato la denuncia che segue
oggi è arrivato il fax di risposta dal commissariato, dicono che è tutto a posto e che non ci sono problemi particolari... vedremo cosa ne pensa la procura.
di seguito la denuncia protocollata ieri
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola
DENUNCIA
La sottoscritta, Nunzia Lombardi, nata a Marigliano, residente in via cortagna 16 Mariglianella, in qualità di pubblici cittadini e congiuntamente presidente dell’Associazioni denominata "Comitato per la tutela del diritto alla salute", con la presente intende segnalare la gravissima situazione verificatasi in Boscofangone, Località Bosco Estirpato, all’interno dell’impianto di depurazione delle acque, allorquando, a seguito di ordinanza commissariale resa esecutiva, in data 21 marzo ha avuto inizio il trasporto e il successivo allocamento di Eco Balle nel predetto sito, (si precisa che l'area individuata dal Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti si trova in un fondo sito all'interno del detto depuratore).
Orbene senza entrare nel merito dell’opportunità o meno di tale scelta territoriale, si fa presente che il sito di stoccaggio di ecoballe, pur se disposto con ordinanza prefettizia, non può essere autorizzato allo stoccaggio delle ecoballe in assenza di un preventivo collaudo, e soprattutto in assenza del parere positivo dell'Asl locale.
A tal riguardo i sottoscritti, premettono quanto segue:
1. che in data 17/03/08 il Vicario Commissario Delegato, Gen.D. Franco Giannini, il Commissario alle Bonifiche, Dott. Massimo Menegozzo ed il Sindaco di Marigliano, Felice Esposito Corcione, siglavano un "verbale di accordo", che si allega alla presente denuncia a mezzo del quale premettevano quanto di sotto si riporta:
1.1- "Il sito di stoccaggio provvisorio presso l'impianto di depurazione del Comune di Marigliano(Na) dovrà essere adibito allo stoccaggio di ecoballe etc.."
1.2- "le ecoballe potranno essere successivamente smaltite con i tempi, al momento non noti etc.."
1.3- le parti, pertanto, si danno atto dell'esistenza delle condizioni per proseguire le attività di stoccaggio presso il sito in argomentazione etc....
2. che in data 21/03/08, alle ore 21:00 circa, è ufficialmente iniziata l’attività di allocamento nel sito in questione, delle presunte ecoballe, in esecuzione del verbale di accordo sottoscritto dalle indicate autorità in data 17 marzo 2008;
3. che in data 23/03/08 veniva consentito l'accesso e l'eventuale ispezione visiva del sito in oggetto, previo identificazione e sotto la stretto controllo degli agenti di Polizia;
4. che venivano autorizzati ad entrare nel detto sito solo tre persone, ovvero i sigg. Sebastiano Pesce res. Via G. Garibaldi n 34 Marigliano NA, Salvatore De Riggi res. Via S. Rosa 17 marigliano NA e Fabio Armano via Caserta 152 Cicciano Na, si precisa che agli stessi fu inibito l'uso di qualsiasi strumento di videoripresa e l'utilizzo di attrezzature fotografiche;
5. che dalla visita di sopralluogo effettuata, si è potuto riscontrare che il sito risulta non a norma in quanto:
5.1 -le piazzole per lo stoccaggio delle balle sono ancora in fase di costruzione; in particolare, la vasca in cui attualmente è cominciato lo stoccaggio delle balle, è stata realizzata fuori terra, impermeabilizzata con una guaina e dichiarata a tenuta stagna (dalla Ditta esecutrice dei lavori), ma è soggetta al transito del mezzo d’opera per la movimentazione e, quindi, a rischio di rotture con conseguente pericolo di infiltrazione in falda del percolato;
5.2- mancano le indicazioni e la cartellonistica previste dalla vigente normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (cfr. D.Lgs 276/03, 528/99 e 494/96);
5.3 che manca il sistema antincendio (L. 01/2002, 422/2000, D.Lgs 626/94, L. 818/84 e s.m.i.);
5.4 - manca qualsiasi sistema di monitoraggio delle acque di falda per garantire almeno il controllo della qualità delle stesse rispetto a fenomeni di infiltrazione di percolato e conseguente inquinamento;
5.5 - i mezzi che portano all’interno del “sito di stoccaggio temporaneo” le balle da abbancare percorrono un’unica strada, sia per l’ingresso che per l’uscita, attualmente non asfaltata, con conseguente pericolo di inquinamento ulteriore della falda sottostante;
5.6 - manca un idoneo sistema di lavaggio delle ruote dei mezzi che portano all’interno del “sito di stoccaggio temporaneo” le balle da abbancare;
6. che sempre dalla visita di sopralluogo effettuata, si è potuto ancora riscontrare che le presunte “ecoballe” risultano non a norma in quanto:
6.1- le dichiarate ecoballe NON sono chiuse, con esposizione dei rifiuti agli agenti atmosferici e conseguenti emissioni di odori, aerosol e maggiore produzione di percolato;
6.2- le dichiarate ecoballe, in realtà non sono ecoballe, essendo le stesse costituite da rifiuto “tal quale” solo compattato, in difformità di quanto previsto dalla vigente normativa in materia (D.Lgs 152/06 e s.m.i.) e in difformità a quanto previsto nel verbale di accordo su indicato, che parla appunto di ecoballe;
7. che dalla visione dei camion che trasportano i rifiuti, si è potuto riscontrare che i trasporti risultano non a norma in quanto:
7.1- i camion che trasportano i rifiuti sono sprovvisti dei segnali identificativi della tipologia di merce trasportata (cfr. Codice della Strada – D.Lgs 285/92 e s.m.i.);
7.2 - i camion che trasportano i rifiuti sono sprovvisti di idonei dispositivi per impedire che il percolato fuoriesca dai rimorchi, con conseguente pericoli sia per la salute pubblica, sia per la sicurezza stradale (cfr. D.Lgs 152/06 e s.m.i.).
Tutto ciò premesso, atteso che gli autori dell'accordo di cui sopra rivestono la qualifica di "pubblico ufficiale" ex Art.357 c.p.p.e atteso che il verbale di accordo, contenendo per un verso l’accertamento della veridicità delle attestazioni fatte e, per altro verso, la verifica della corrispondenza dell’intervento progettato alle prescrizioni tecniche consolidate in materia, rivela, sotto entrambi i profili, natura di atto pubblico penalmente rilevante, in quanto con il detto Verbale si attestano cose non corrispondenti al vero. Ed infatti come sopra premesso, alla data del 23 marzo 2008 il sito di stoccaggio in palese difformità di quanto si ripete descritto nel “Verbale di Accordo” si trova ancora in fase di allestimento, essendo privo di tutti i requisiti narrati ai punti 5 e 6; per cui pare che la fattispecie concreta sottoposta all'attenzione di Questo Pubblico Ministero possa configurare l'ipotesi astrattamente configurata dal legislatore all’art. 479 c. p.
In tal senso si ricorda la Giurisprudenza di Legittimità secondo la quale:
"Costituisce falsità ideologica anche l’attestazione del pubblico ufficiale che consapevolmente sostenga essere conforme a parametri (anche di carattere non normativo), indiscussi e determinati da una comunità tecnica o scientifica ( cc.dd. leges artis), un elaborato a carattere tecnico che tali caratteristiche non abbia. E’ certo, infatti, che anche un atto atipico possa essere inquadrato nella categoria degli atti pubblici, ai fini di cui all’art. 479 c.p., atteso che, in base al tenore letterale della norma, è atto pubblico ogni documento redatto dal pubblico ufficiale per uno scopo inerente alla sua funzione, purchè dotato della capacità rappresentativa dell’attività svolta o percepita. Pertanto, non rileva affatto che il documento redatto dal pubblico ufficiale contenente la falsa attestazione non sia previsto da un’espressa norma che ne indichi i requisiti di forma".(Cass.pen.Sez.V,21/11/03)
Alla luce di quanto sopra, i sottoscritti
CHIEDONO
• che siano avviate le opportune ed immediate indagini sulle violazioni di legge verificatesi nel detto sito, violazioni da cui potrebbe derivare un danno alla salute pubblica ed all’ambiente;
• che si indaghi sulla veridicità di quanto narrato e sottoscritto nel Verbale di accordo (che si allega alla presente denuncia) dai pubblici ufficiali, Vicario Commissario Delegato, Gen.D. Franco Giannini, Commissario alle Bonifiche, Dott. Massimo Menegozzo ed Sindaco di Marigliano, Felice Esposito Concione;
• che si indaghi inoltre sull’ omessa attività di vigilanza e di controllo da parte degli organi competenti, tutti tenuti per legge a vigilare ognuno con le opportune e specifiche competenze.
Voglia infine la SV richiedere al GIP che sia disposto il sequestro preventivo ex Art.321c.p.p. onde impedire la prosecuzione delle conseguenze negative e dei danni derivanti dal reato sopra denunciato. Si chiede inoltre di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione e/o di proroga delle indagini preliminari ex Art.408 e 405 c.p.p.
Marigliano, 1 aprile 2008
Il presidente
Nunzia Lombardi