ho deciso di restare in questa terra perchè non trovo giusto che qualcuno la devasti senza che nessuno si opponga.

Eccomi

Utente: nunzia1978
Nome: nunzia lombardi
per passione, o meglio per difesa, mi occupo di gestione di rifiuti. la mia terra, marigliano, compresa tra acerra, nola e giugliano nel napoletano, è diventata la pattumiera d'italia e del mondo.il tentativo attraverso le foto ed i post su questo blog è di raccontare ciò che accade qui. nell'ultimo anno ho collaborato ad un libro scritto da bernardo iovene "Campania infelix" edito da rizzoli

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mercoledì, 21 ottobre 2009
mastella e famiglia!

21-10-09 NAPOLI/INCHIESTA APPALTI: PER I PM GESTIONE ARPAC IN MANO AI MASTELLA (ASCA) - Napoli, 21 ott - Sessantatre indagati e 25 misure interdittive eseguite sulla base di una teoria dei pm della Procura di Napoli secondo cui erano Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo a ''gestire'' appalti, assunzioni ed affidamenti d'incarico dell'Arpac, l'Agenzia regionale per l'ambiente della Campania. Tra i colpiti dalle 25 misure restrittive, anche l'ex direttore dell'Arpac Luciano Capobianco, 52 anni, (ai domiciliari). Notifica di divieto di dimora in Campania e zone limitrofe e' stato notificato alla presidente del Consiglio della Campania Sandra Lonardo, al consuocero Carlo Camilleri, all'ex segretario regionale dell'Udeur Antonio Fantini, ai consiglieri regionali Fernando Errico e Nicola Ferraro, agli ex direttori generali dell'Asl Benevento 1, Ruggiero Cataldi e Mario Scarinzi, al dirigente dell'Asl Bn 1, Arnaldo Falato, ai dirigenti dell'Arpac Carmelo Lomazzo, Massimo Mengozzo e Francesco Polizio ed gli imprenditori Valerio Azzi, Giuseppe Ciotola e Massimo Palmieri. Divieto di dimora a Napoli, Caserta e Benevento e' stato notoficato ad altri due imprenditori, Bartolomeo Piccolo e Giustino Tranfa, ed al professionista Antonio Giuseppe Zerrillo. Divieto di esercitare impresa o professione per cinque imprenditori (Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla e Claudio e Fabio Rossi) e un professionista (Antonello Scocca). Per i magistrati Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo avrebbero costituito un'associaizone a delinquere con altri 25 indagati compiendo truffa ai danni dello Stato, turbativa d'asta, falso in atto pubblico continuato e concussione.

Postato da: nunzia1978 a 16:15 | link | commenti

venerdì, 09 ottobre 2009
denuncia per svignano irpino

Al Signor Procuratore della Repubblica di Napoli Al Signor Sindaco del Comune di Sant’Antimo (NA) All'A.R.P.A. Campania e per conoscenza Al Comando Stazione Carabinieri di Sant’Antimo (NA) Sant’Antimo, 8 Ottobre 2009 OGGETTO: denuncia di discarica abusiva. I soci dell’Associazione ambientalista “WWF Agro Aversano-Napoli nord e Litorale Domizio” segnalano agli organi in indirizzo quanto segue: in via E. Ferrari, via 2 Novembre e via C. Colombo del Comune di Sant’Antimo (NA), sussistono discariche di rifiuti abbandonati, tra queste si rileva la presenza di Eternit, pneumatici ed ingombranti. [Si allegano foto] Si segnala quanto sopra affinché ciascun organo in indirizzo possa compiere gli accertamenti a lui demandati istituzionalmente ai sensi della legge n. 22/97 e succ. mod., nonché delle leggi sanitarie al fine di disporre opportuni interventi di bonifica. I firmatari:

Postato da: nunzia1978 a 18:07 | link | commenti (1)

sabato, 03 ottobre 2009
i morti viventi, intervista ad una mamma

Postato da: nunzia1978 a 18:57 | link | commenti

martedì, 29 settembre 2009
ancora inchieste sulle mancate bonifiche

Rifiuti, nuova inchiesta sulle bonifiche Indagini su un affare da 180 milioni di LEANDRO DEL GAUDIO NAPOLI (28 settembre) - Non ci sono solo codici ritenuti «taroccati» o rifiuti considerati «tombati» nella storia delle bonifiche in Campania. Non solo interventi di riqualificazione sospetti , ma anche un’inchiesta sulla gestione di milioni di euro investiti in Campania per ripulire discariche a cielo aperto. Ed è così che, dopo aver chiesto il processo per i vertici della Jacorossi - società leader in campo ambientale -, emerge un altro profilo investigativo, un’altra inchiesta non ancora formalmente conclusa. Un’inchiesta allo stato tecnicamente aperta: la Procura sta infatti indagando sugli appalti messi in moto nel corso degli anni della grande crisi rifiuti in Campania per bonificare siti e discariche abusive, per ripulire lo scempio che univa senza soluzione di continuità Napoli e Caserta. Un’inchiesta in cui - è bene chiarirlo subito - la questione ambientale c’entra solo come sfondo originale, come scenario su cui puntare i riflettori. A guidare le indagini, questa volta, sono i pm del pool mani pulite, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Fascicolo affidato al pm Ettore La Ragione, che ha condotto in questi mesi il lavoro della Finanza tra imprese private e, a più riprese, i Palazzi istituzionali della regione. L’obiettivo è fare chiarezza su 180milioni di euro: serviti a sostenere lavoratori socialmente utili, a volte immortalati durante periodi di inattività, ma anche a mettere in moto la macchina delle commesse pubbliche. Ma qual è il target dell’inchiesta? Perché le bonifiche di intere fette di territorio regionale tornano sul tavolo degli investigatori? Tutto da mettere a fuoco, nell’ottica del pm, un meccanismo triangolare: i soldi arrivavano dal «commissariato di governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della regione Campania» alla Jacorossi, società leader in Europa nel campo della riqualificazione ambientale del territorio; poi, dalla Jacorossi sono stati finanziati interventi da realizzare in subappalto. Ed è quest’ultimo tassello l’oggetto dell’inchiesta sulle bonifiche. Scontato il binario seguito degli investigatori: quali e quante gare sono state effettuate per assegnare commesse in subappalto? Come è stato amministrato il flusso di fondi pubblici diretto sulla galassia di società satellite? Per rispondere a queste domande, la Procura ha delegato un’ampia indagine al pool Tutela della spesa pubblica del colonnello Sandro Barbera. In campo, dunque, gli specialisti del comando provinciale delle fiamme gialle guidato dal generale Giovanni Mainolfi. A più riprese gli investigatori hanno acquisito atti ufficiali sulle cosiddette «transazioni», che hanno regolato in questi anni il rapporto triangolare Commissariato bonifiche-Jacorossi-subappalti. Ma soprattutto, gli inquirenti hanno ascoltato tecnici e funzionari regionali, politici ed amministratori per mettere a fuoco il groviglio di subappalti e transazioni. Sono stati così interrogati - in qualità di persone informate dei fatti - volti noti del panorama politico-amministrativo campano, nel corso di una vicenda che ha subìto - cosa più o meno inevitabile - discovery parziali, per il momento in via incidentale. © RIPRODUZIONE RISERVATA da il mattino

Postato da: nunzia1978 a 17:50 | link | commenti

lunedì, 28 settembre 2009
lettera di mariarosa

Mariarosa. «Scrivo da Marigliano, provincia di Napoli. Qui il mare non c'è ma i rifiuti tossici eccome. Sono vomitati dai pozzi dei contadini e dalla terra. Dalle cave si estraggono cisterne intere di rifiuti liquidi. A pochi passi da un campo scout la terra si crepa e fuma: la spugna dei paraurti. Qualcuno si è curato di vedere che a 100 metri dal sito di stoccaggio di Boscofangone sono state trovate scorie di fonderia a diretto contatto con la falda acquifera? Certo che no. Lancet Oncology ha dato all'area tra Marigliano, Acerra e Nola il nome di "Triangolo della Morte". Una donna ha scoperto che bevendo acqua di pozzo ha avuto una contaminazione da uranio impoverito. Tre persone hanno scoperto di avere un pericolosamente alto tasso di diossina nel sangue. Non conosco nessuno qui che non abbia almeno un parente malato o morto di tumore. Me compresa. Il Pascale ha aperto la sua bella ludoteca, perchè il tumore colpisce ormai soprattutto donne tra i 30 ed i 50 anni che hanno spesso figli bambini o adolescenti. Questo accade in Campania. Questo credo in Calabria. Terra o mare, non fa differenza».

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chiesto rinvio a giudizio per bertolaso

lunedì 28 settembre 2009 19:46 NAPOLI (Reuters) - La procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio del sottosegretario ed ex commissario straordinario per l'emergenza rifiuti Guido Bertolaso, del prefetto di Napoli Alessandro Pansa e dell'ex commissario Corrado Catenacci per gestione abusiva di rifiuti. Lo riferisce la procura partenopea in una nota, precisando che per i tre, ha però chiesto l'archiviazione per quanto riguarda, tra l'altro, l'ipotesi di reato di traffico illecito di rifiuti. Per quanto riguarda la gestione abusiva di rifiuti, la procura ipotizza che siano stati smaltiti in modo irregolare in Germania rifiuti con codici diversi da quelli che avrebbero dovuto avere. L'inchiesta è un filone che aveva coinvolto anche l'ex braccio destro del sottosegretario Marta De Gennaro. "Per quanto riguarda gli ex commissari all'emergenza rifiuti Corrado Catenacci, Guido Bertolaso e Alessandro Pansa il pm ha richiesto il rinvio a giudizio per l'ipotesi di gestione di rifiuti in violazione significativa delle autorizzazioni, richiedendo contestualmente al gip l'archiviazione per le ipotesi più gravi di traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello stato, falso in atto pubblico, per non aver commesso il fatto o, in via subordinata, perché il fatto non costituisce reato", dice la procura in un comunicato. Oltre a fare riferimento al provvedimento di richiesta di rinvio a giudizio che riguarda cinque degli otto indagati del procedimento stralcio, la nota precisa che "per i reati ipotizzati a carico di Pansa e Giovanni Corona (magistrato che negli ultimi anni ha prestato attività di consulenza per l'ex commissariato di governo per l'emergenza rifiuti in Campania e presso il Ministero della Infrastrutture) incentrati sull'adozione di due provvedimenti del 18/12/2007 (...) è stata avanzata richiesta di archiviazione perché il fatto non costituisce reato". La procura di Napoli, prosegue la nota, ha chiesto il rinvio a giudizio per Armando Cattaneo, AD di Fibe spa e Fibe Campania fino al 2007, e per Enrico Pellegrino, responsabile ufficio flussi di Fisia Italimpianti, e in questo caso la richiesta di rinvio ha come oggetto "le condotte di concorso in traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico già contestato agli imputati nel procedimento principale la cui prossima udienza si terrà il 7 ottobre". Thomson Reuters 2009 Tutti i diritti assegna a Reuters.

Postato da: nunzia1978 a 23:06 | link | commenti

venerdì, 25 settembre 2009
navi fantasma o navi dei veleni

CETRARO (25 settembre) - Sul relitto ritrovato qualche settimana fa al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, si intravedono dagli oblò due teschi. Inoltre il collaboratore di giustizia Francesco Fonti ha dichiarato che «ci sarebbe sul relitto anche un carico di rifiuti tossici». Per quanto riguarda i teschi, le immagini sono state rilevate dai robot utilizzate nel corso delle ricerche dell'imbarcazione. Il Procuratore di Paola, Bruno Giordano, ha detto che «il sospetto è nato dopo alcune riprese video e le foto scattate dai robot che sono scesi in profondità. Uno dei motivi per cui è utile procedere al recupero della nave è anche quello di fare chiarezza sull'eventuale presenza a bordo delle persone». «In molti casi - ha in particolare detto Giordano - anche gli equipaggi, come tutta la nave, sono clandestini. È possibile che alcuni fossero stati lasciati all'oscuro delle intenzioni di chi aveva organizzato il naufragio. Oppure che fossero stati puniti dall'organizzazione. Anche a questi interrogativi si potrà dare risposta solo recuperando il relitto».

Postato da: nunzia1978 a 12:45 | link | commenti

giovedì, 24 settembre 2009
processo bassolino

Nel corso dell'udienza di oggi sono stati sentiti 2 testi. Il primo è Ermanno Barni, ricercatore dell''ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) dal 1978, che inizia a occuparsi di questioni ambientali a partire dal 1990, e in particolare di gestione dei rifiuti (trattamento degli RSU). Viene ascoltato in qualità di membro delle 2 commissioni presiedute da Arturo Rigillo (teste già ascoltato nel corso dell'udienza del 22 aprile 2009). La prima commissione è il cosiddetto 'Comitato 212' (comitato tecnico costituito con l'ordinanza 212 del 4 ottobre 2000) che aveva il compito di approvare o meno progetti della FIBE relativi allo smaltimento di F.O.S. e sovvalli, dando parere di idoneità sui siti, proposti in via preliminare dalla FIBE. Nella maggiorparte dei casi dei siti proposti si tratta di cave dismesse. Un principio preliminare nel decidere l'idoneità del sito consisteva nell'analisi della conformazione morfologica. 1) I terreni calcarei erano giudicati inidonei per la permeabilità degli stessi. 2) Quelli argillosi, per la naturale impermeabilità, erano preliminarmente giudicati idonei. 3) Un discorso non pregiudiziale veniva fatto rispetto alle cave di tufo (come è quella di Chiaiano), di cui andava accertata la mancanza di fratture che ne avrebbero potuto compromettere l'impermeabilità. Il teste ricorda che nella maggiorparte dei progetti esaminati e dei siti proposti da FIBE, la commissione aveva espresso parere negativo. Al Barni vengono mostrati dal PM Sirleo, alcuni verbali di riunioni del comitato 212. In particolare nel verbale relativo ad una riunione tenutasi il 31 gennaio del 2002 (ma anche in una delle prime riunioni della commissione, 13 febbraio 2001), venivano espresse fortissime perplessità rispetto al fatto che tali interventi erano definiti da FIBE, come operazioni di 'recupero ambientale'. Per il teste non si trattava assolutamente di operazioni di questo tipo, ma molto più semplicemente di allestimento di discariche. E mai il Comitato aveva esitato a giudicare i progetti sottoposti come tali (discariche) e non come operazioni di recupero ambientale. La commissione pose all'epoca anche il problema della necessità o meno di sistemi di captazione dei biogas. Nonostante il fatto che nella frazione organica, quando è ben stabilizzata, si può arrivare ad una riduzione della produzione di biogas fino all'80 %, la Commissione giudicò fosse utile dotare le discariche di tali impianti. Ermanno Barni è stato anche uno dei componenti, assieme ad Enzo Favoino (ascoltato nell'udienza del 15 luglio scorso), della commissione 058, che aveva come compito principale quello di studiare e stabilire la pericolosità dei rifiuti da un punto di vista fisico e chimico. In questo caso la commissione non lavorò su proposte presentate dalla FIBE, ma autonomamente analizzò il tema del trattamento della frazione organica e il processo di stabilizzazione della stessa. La FOS prodotta negli impianti CDR di FIBE, non era compatibile con operazioni di recupero ambientale, in quanto gli impianti prevedevano sistemi di selezione provenienti da semplici processi di vagliatura. Una FOS che fosse utile ad operazioni di recupero ambientale, doveva avere un indice respirometrico inferiore a 1000 (mg di ossigeno). Se si voleva riempire la cava con un milione di tonnellate di FOS, la copertura doveva avvenire con una sorta di SuperFOS (avente un indice respirometrico inferiore o uguale a 700 ed ottenuta con un ulteriore periodo di stabilizzazione, superiore ai previsti 28 giorni). L'indice respirometrico era inoltre ricavato con il metodo 'statico' e non con il più affidabile metodo 'dinamico'. Ma gli impianti CDR di FIBE avevano problemi già nella semplice raffinazione della frazione organica da stabilizzare, prodotta con una semplice vagliatura e non, come sarebbe stato necessario, con metodi di raffinazione densimetrica. La vagliatura non garantiva il limite di impurità presenti nella FOS, previsto dalle normative vigenti all'epoca e che non doveva essere superiore al 3%. Questo limite invece era di gran lunga superato. I controesami delle difese, gli avvocati Tuccillo (difesa di Cattaneo e Urciuoli), Vignola (difesa di Vanoli) e Cavalli (difesa di Pelliccia), non aggiungono molto all'esame dei PM. Tuccillo fa dire al teste che il Comitato 212 poteva suggerire variazioni ai progetti presentati da FIBE, ma che comunque il parere espresso non era vincolante. Vignola si fa spiegare meglio cosa sia la raffinazione densimetrica e in cosa si differenzia dalla semplice vagliatura. Cavalli gli chiede se fosse a conoscenza di casi in cui, nonostante il parere positivo del Comitato 212, non fosse stata poi successivamente concessa l'autorizzazione all'allestimento della discarica. Il teste risponde che non lo sa. Viene quindi chiamato a deporre Salvatore Urciuolo, laureato in chimica e che svolge attività di libero professionista, con un proprio laboratorio di analisi. Dal 2001 al 2002, mentre era capotecnico dell'ASA, azienda addetta alla raccolta dei rifiuti nel comune di Avellino, collabora con FIBE, che gli affida le analisi di alcuni campioni di FOS. Le domande del PM Noviello, mettono in evidente imbarazzo il teste, che dimostra una molto scarsa conoscenza della materia trattata. Dall'esame emerge un dato di fatto: la FIBE utilizzò come documentazione in allegato dei progetti esecutivi, i risultati di analisi effettuate da un laboratorio che mai prima di allora aveva affrontato una tale materia e che utilizzò, in quel caso, metodi improvvisati, approssimativi e poco scientifici. Sui certificati prodotti c'erano denominazioni che il teste non riesce a spiegare (ad esempio un dato viene definito: FRAZIONE ORGANICA PROVENIENTE DALLA PRODUZIONE DI COMPOST) e che attribuisce al commitente delle analisi, la FIBE. La campionatura non era stata mai effettuata del teste e in alcuni casi i campioni di FOS, provenivano da impianti dove il chimico non era mai stato (e nemmeno sa specificare da quanto tempo i campioni ricevuti erano stati raccolti). Insomma il signor Urciuolo non ha fatto una buona figura. Anzi, mi verrebbe di dire in napoletano, che ha fatto proprio 'na figura e.... Sorry :-) L'ultima teste, l'ingegnere della Provincia di Napoli Maria Teresa Celano, non viene ascoltata. Con accordo delle parti si decide di acquisire la relazione della teste, con l'esclusione delle parti valutative della stessa. La prossima udienza si terrà ancora all'aula Bunker Ticino 1 del carcere di Poggioreale il giorno 11 novembre 2009. Saluti a tutti Antonio Troia Cause Creator P.s. In aula, oltre agli avvocati, ai PM, ai giudici e al quì presente tecnico di Radio Radicale senza registratore, c'erano soltanto 3 cittadini consapevoli, impegnati e anche un poco sconfortati dal clima di desolazione in cui si sta svolgendo questo importantissimo procedimento penale. Sono graditi interventi, commenti, discussioni, pareri, contributi, etc. etc. etc. etc.

Postato da: nunzia1978 a 11:48 | link | commenti

martedì, 22 settembre 2009
bruciano le ecoballe di Maruzzella

domenica: Un altro disastro ambientale: bruciano le ecoballe di Maruzzella. Sul posto decine di squadre di vigili del fuoco Pompieri e e autobotti nella discarica, le fiamme divampano alte. Danni incalcolabili SAN TAMMARO - Un incendio di vaste proporzioni, le cui cause sono ancora completamente da accertare, divampa dal tardo pomeriggio bruciando le ecoballe stoccate nel sito di località Maruzzella, in tenimento nel comune di San Tammaro. Sul posto decine di squadre di vigili del Fuoco con autobotti e personale da Caserta e Napoli: anche nel capoluogo campano l'immediato allerta dei vigili specializzati e attrezzati per affrontare incendi di materiali pericolosi. Incalcolabili, allo stato, i gravi danni ambientali causati dall'incendio.

Postato da: nunzia1978 a 11:41 | link | commenti
ecoballe

Non censurate il processo Bassolino!

Non censurate il processo Bassolino! Domani mercoledì 23 settembre presso l'aula bunker Ticino 1 del carcere di Poggioreale, riprendono le udienze del processo Bassolino-Impregilo. Il calendario prevede successive udienze solo nei giorni: 11 e 18 novembre 9 e 16 dicembre Il calendario prevedeva udienze tutti i mercoledì, da quì a fine anno. Ma poichè, nella maggiorparte dei casi (tranne per il 14 ottobre) si tratta di richieste di rinvio per impossibilità a partecipare avanzate dalle difese, saranno sospesi i termini di prescrizione.

Postato da: nunzia1978 a 11:12 | link | commenti

lunedì, 21 settembre 2009
le soluzioni all'emergenza


Postato da: nunzia1978 a 13:07 | link | commenti

lunedì, 07 settembre 2009
di nuovo fiamme alla ex ecorec

riporto la notizia appresa dalla rete, con la quale credo che sia morta ogni diritto di cittadinanza la ex ecorec, che ha già bruciato circa 4 mesi fa, è andata in fiamme di nuovo.

Postato da: nunzia1978 a 18:55 | link | commenti

martedì, 01 settembre 2009
dossier sui dati di inquinamento nascosto, ne parla sodano

“Le autorità tacciono su un dossier del Commissariato per le Bonifiche riguardante il litorale domizio: nell'acqua presenti quantità di metalli pesanti anche 45 volte superiori alla media. Non posso che esprimere grande preoccupazione per l'insabbiamento del dossier sul litorale domizio” così Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc ed ex presidente della Commissione Ambiente del Senato, commenta l'inchiesta, apparsa oggi su “L'Espresso”, riguardante il territorio di 22 chilometri quadrati, che rientra nel sito di interesse nazionale della costa flegrea e dell'agro-aversano. “Da febbraio giace nei cassetti del Ministero e della Regione un'indagine condotta dal Commissariato per le bonifiche sulla zona dei laghetti di Castel Volturno: il velo steso su tale vicenda preoccupa anche alla luce della drammatica situazione delle coste campane. Il problema - continua Sodano – non riguarda solo la vocazione turistica della zona (che dista meno di 500 m dal mare) e quindi la balneabilità della costa, ma soprattutto l'agricoltura: nella falda acquifera che contribuisce ad irrigare i terreni sono state riscontrate percentuali 40 volte superiori alla media di idrocarburi, 13 volte di cromo e 45 volte di piombo. Urge una bonifica del territorio ed una pianificazione degli interventi da attuare in un'area dove la camorra ha potuto creare uno scenario allarmante, costruendo discariche abusive e sversando nelle cave, a ridosso degli specchi d'acqua. Parlare di rilancio del litorale domizio in queste condizioni sembra una vera e propria contraddizione in termini: a due passi dai moderni resort e dai campi di golf, l'acqua avvelena i campi e la salute dei cittadini”. “Non si può più tacere - conclude Tommaso Sodano – gli enti preposti e le autorità hanno il dovere di rendere pubblico tale dossier che va analizzato insieme ai dati provenienti dall'Arpac, che sono già di per sé allarmanti. Le percentuali di metalli pesanti presenti nell'acqua mettono in pericolo la salute dei cittadini. In questi sei mesi la vicenda si sarebbe dovuta affrontare; questo silenzio delle istituzioni non fa altro che creare ulteriore e giustificato allarmismo”. Napoli, 28 agosto 2009

Postato da: nunzia1978 a 18:18 | link | commenti
bonifiche

oggi su ecoradio

ATTENZIONE Oggi ore 16.20 - Sulla frequenza 92.100 FM (NA e CE) o sul sito http://www.ecoradio.it In diretta nazionale su "ECORADIO POMERIGGIO" condotto da A. Biondi. Nel merito della drammatica situazione d'illegalità diffusa nella cosiddetta Terra dei Fuochi, Sabrina Pisu intervista Bruno Orrico resposabile Protezione Civile Campania e Angelo Ferrillo responsabile del sito di Video-Denuncia http://www.laterradeifuochi.it/

Postato da: nunzia1978 a 15:02 | link | commenti

sabato, 29 agosto 2009
Acerra per non dimenticare

Postato da: nunzia1978 a 15:11 | link | commenti

mercoledì, 26 agosto 2009
spazzatoru di maggio, grazie a fuoridalmucchio

Postato da: nunzia1978 a 11:39 | link | commenti

spazzatour di maggio scorso

Postato da: nunzia1978 a 11:36 | link | commenti

mercoledì, 12 agosto 2009
stanziati fondi per il risanamento dei regi laghi, che vuol dire

in allegato trovate un interessante articolo del prof. ortolabni sul tema
Regi Lagni la regione campania stanzia 50 milioni per il risanamento

Postato da: nunzia1978 a 20:11 | link | commenti

venerdì, 07 agosto 2009
bonifica di Lo uttaro?

Discarica di Lo Uttaro: 10 milioni di euro al Comune di Caserta per la “bonifica”. Che vuol dire? I mass media hanno reso noto che il 4 agosto 2009 è stato sottoscritto a Napoli l’accordo operativo tra Comune di Caserta e Ministero dell’Ambiente concernente gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree di discarica, stoccaggio e trasferenza esistenti in località Lo Uttaro che prevede l’erogazione di 10 milioni di euro in quattro anni. La stima delle opere sarà a cura del Ministero dell’Ambiente dopo l’intervento di caratterizzazione effettuato dall’Arpac. Per il sindaco Petteruti si dà finalmente il via ad un’azione non più rinviabile di bonifica e di riqualificazione ambientale in un’area critica; dei 18 milioni di euro stanziati (sulla carta) per il Comune di Caserta da impegnarsi in opere pubbliche come compensazione per il danno ambientale rimangono solo i dieci milioni che probabilmente non basteranno neanche per la bonifica completa di Lo Uttaro e delle aree attigue, inizialmente prevista a carico del Ministero. Entriamo nel merito: che vuol dire bonificare la discarica di Lo Uttaro? I cittadini sono interessati ad un reale risanamento e restauro ambientale; altri, i soliti ben noti che hanno finora lucrato sullo scandalo rifiuti sono sicuramente interessati a lucrare sulla così detta “bonifica”. I cittadini stanno per essere presi in giro un’altra volta? Ci si può giurare sopra! Prima questione: la bonifica di Lo Uttaro vuol dire che viene cancellato il sito di Cava Mastroianni? Bisogna avere una risposta formale con decreto di cancellazione del sito. L’anno scorso mi sono occupato della ricostruzione dell’assetto geoambientale dell’area compresa tra la discarica chiusa di Lo Uttaro e la confinante Cava Mastroianni individuata nel DL 90/08 come sito in cui realizzare una nuova discarica. La ricerca evidenziò il noto disastro ambientale provocato nella zona di Lo Uttaro mediante accumulo di rifiuti in cave a fossa e sulla superficie del suolo e dispersione di percolato sul suolo e nella falda, al di fuori del rispetto delle vigenti leggi che garantiscono il diritto alla salute di tutti i cittadini, non derogabili dal potere speciale. Le immagini allegate sintetizzano gli elementi più significativi. Mentre è semplice rimuovere i rifiuti, allora accumulati sulla superficie del suolo, e portarli in una discarica che dia la sicurezza ambientale di non inquinamento, non è possibile “bonificare” la discarica di Lo Uttaro scavata a fossa con la base che sfiora la falda (si e no due tre metri) che era già inquinata dai rifiuti come accertato dalla Magistratura. La base dei rifiuti, dentro la profonda fossa, non garantisce l’isolamento e contenimento del percolato che scende verso la falda inquinandola. La superficie esposta all’aria dei rifiuti può essere impermeabilizzata, coperta con terreno e vegetazione che danno l’impressione di una superficie “sana” come se fosse stata dipinta di un verde rassicurante. Lateralmente e alla base i rifiuti non potranno mai essere isolati dall’ambiente circostante poiché il loro spessore è di circa 24 metri, vale a dire di altezza equivalente a quella di un edificio di 8 piani. Ammesso che l’impermeabilizzazione laterale e alla base dei rifiuti fosse stata realizzata alla perfezione come prevede la vigente legge, tale impermeabilizzazione non può durare integra, totalmente, più di 15-20 anni. E’ assolutamente impossibile isolare i rifiuti dello spessore sopra indicato in maniera efficace e duratura. Non si può intervenire alla base dei 24 metri di rifiuti per cui il percolato continuerà a disperdersi nel sottosuolo e nella falda che defluisce verso il confinante Comune di San Nicola La Strada. L’unico modo per bonificare l’ambiente, anche la parte che non si vede, è rimuovere le centinaia di migliaia di metri cubi di rifiuti. Quindi, cosa si “bonifica”? Il conto bancario di chi realizzerà progetto, direzione lavori e opere, sicuramente! I vantaggi saranno tutti loro! Naturalmente a spese dei cittadini. Le voraci e blindate sanguisughe parassitarie che hanno realizzato discariche “illegali dal punto di vista delle leggi naturali” e legalizzate da leggi speciali (che non garantiscono la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente e delle risorse idriche) non sono contestate, di fatto, da alcuna forza politica parlamentare, probabilmente perché tutti sperano, prima o poi, di giocare con il redditizio “giochetto dell’emergenza” e della connessa agevole spesa di denaro pubblico: sembra che ora si siano organizzate per lucrare agevolmente, sempre sulla pelle dei cittadini, sul reale bisogno di disinquinamento dell’ambiente. Per spendere i soldi pubblici nel settore dei rifiuti, l’esperienza insegna, basta che alcune non cristalline strutture tecniche statali e regionali con la benedizione di immancabili docenti universitari ed altri servitori mercenari tecnici e la garantita protezione dei mass media asserviti, di fatto, alle stesse lobbies che lucrano sullo scandalo rifiuti, sfornino progetti improvvisati e non validi scientificamente e tecnicamente spacciandoli per interventi che finalmente disinquineranno l’ambiente mettendo anche a disposizione delle amministrazioni locali qualche manciata di milioni di euro tanto per tenere buono l’elettorato e gli amici degli amici. Di tale non disinteressato comportamento si sono avuti esempi significativi a proposito della proposta di bonifica della discarica di Pianura (caldeggiata dal Ministero dell’Ambiente dopo che alla fine di gennaio 2008 la Magistratura di Napoli aveva messo sotto sequestro il sito perché ritenuto pericoloso) che i tecnici del ministero dell’Ambiente volevano bonificare senza nemmeno sapere quali problemi dovessero risolvere e se tali problemi fossero risolvibili. Il fine da raggiungere era palesemente intuibile: spendere con disinvoltura decine di milioni di euro ben sapendo che solo la superficie dei rifiuti poteva essere bonificata ma non i circa 45 milioni di metri cubi di rifiuti di tutti i tipi accumulati in gran parte senza alcuna impermeabilizzazione alla base per una altezza che supera i 70 metri, vale a dire equivalente ad un grattacielo di 23 piani. Alcuni cittadini hanno segnalato che mentre si eseguivano i sondaggi per verificare lo “stato di salute ambientale” di Pianura hanno visto fumo e fiamme sprigionarsi da un sondaggio in esecuzione al di fuori della discarica a testimonianza della pericolosità ambientale connessa alla dispersione di gas e percolato. Lo scrivente ha più volte denunciato che non possono essere usate le cave a fossa in rocce permeabili che ospitano la falda idrica in quanto non si può garantire l’isolamento alla base e lateralmente dei rifiuti per oltre 15-20 anni. I rifiuti accumulati nelle fosse diventano nuovi “giacimenti geologici” a vita altamente inquinanti non tanto per la sostanza organica ma per tutti gli elementi nocivi che caratterizzano i rifiuti non differenziati e non selezionati dell’area campana più simili ad una miscela di rifiuti speciali, nocivi e rifiuti urbani. Naturalmente si parlerà anche della bonifica della discarica di Chiaiano, altro grattacielo di rifiuti infilato nel sottosuolo come un tumore maligno innestato nel Parco Naturale delle Colline dei Camaldoli che i responsabili istituzionali fanno finta di non vedere e ora anche di “non sentire”, magari con gli occhi già luccicanti e riflettenti il simbolo dell’euro. Anche della discarica di Terzigno, realizzata nel Parco Naturale del Vesuvio e in zona protetta ambientalmente SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale) sarà proposta la bonifica. Anche qui sarà una presa in giro per i cittadini perché non si potrà risanare l’ambiente e la falda dopo avere colmato il buco a fossa con circa 70 metri di rifiuti. Siamo chiari e onesti intellettualmente: la bonifica dei siti inquinati è necessaria ma non può rappresentare una nuova fonte di facili guadagni realizzando interventi che non servono a restaurare l’ambiente e ad eliminare i focolai di inquinamento. Le citate istituzioni tecniche, continuando ad operare come finora hanno fatto, non sono in grado di rasserenare i cittadini garantendo l’esecuzione di interventi adeguati, duraturi e risolutivi. Bisogna essere chiari in tutte le sedi dal momento che verranno utilizzati i soldi dei cittadini. Tornando alla bonifica di Lo Uttaro, ogni progetto deve essere valutato interdisciplinarmente da tecnici super partes di fiducia dei cittadini in modo da definire quali saranno i reali benefici che discenderanno dalla esecuzione delle opere. Sicuramente è possibile bonificare la base su cui poggiano e hanno poggiato i rifiuti accumulati sulla superficie del suolo per anni. E’ possibile pure isolare la superficie dei rifiuti, a contatto con l’aria, che colmano le cave a fossa nonchè canalizzare il biogas ed evitare che eventuali gas nocivi si disperdano nell’atmosfera. Diciamo chiaramente che non è possibile eliminare l’inquinamento della falda in maniera efficace e verificabile nonché duratura, a meno che non si spostino gli 8 piani di rifiuti che colmano le fosse. Si può contenere ed eliminare l’inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda la falda deve essere eseguita una accurata e verificabile indagine di idrogeologia tridimensionale con la caratterizzazione delle acque stabilendo esattamente la distribuzione verticale e laterale dell’inquinamento e le sue cause al fine di definire un piano di tutela ambientale e della salute dei cittadini. Anche se la fonte dell’inquinamento si trova nel Comune di Caserta, gli inquinanti si diffondono nel sottosuolo nei territori comunali circostanti: definita l’area danneggiata vanno messi a punto gli interventi che possono anche non essere attribuiti al solo comune dove è ubicato il sito. I fondi devono servire solo ad eliminare e contenere l’inquinamento; nessuna forma di compensazione per il territorio circostante non danneggiato da interventi privati e pubblici illegali secondo le leggi dell’ambiente. discarica di Lo uttaroLo uttaro A sinistra, quadro ambientale della zona nella quale è ubicata la discarica Lo Uttaro che illustra il “disastro” imputabile ad interventi privati e pubblici. A destra la discarica a fossa di Lo Uttaro quando era ancora in esercizio e la contigua cava Mastroianni individuata come discarica a fossa dal DL 90/08. schema discaricaschema discarica Sezioni geoambientali che illustrano lo spessore dei rifiuti che colmano la discarica Lo Uttaro e l’esiguo diaframma di tufo fratturato e permeabile che li separa dalla confinante Cava Mastroianni. Sono rappresentate anche le fonti di inquinamento del suolo e della falda causate da dispersione di percolato. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II 7 agosto 2009

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ortolani, lo uttaro

giovedì, 06 agosto 2009
Rifiuti in Campania, dimezzati i fondi di compensazione

Napoli protesta, Giugliano non firma. Risarcite le località che hanno ospitato le discariche. Al capoluogo 30 milioni invece di 60: «Impegni non rispettati» Hanno ospitato (e ospitano) impianti o discariche per lo smaltimento dei rifiuti e ieri hanno ottenuto i fondi di compensazione. I Comuni della Campania che si divideranno i 282 milioni di euro sono trentanove. C’è anche Napoli, dove proprio ieri la giunta ha deliberato la sottoscrizione dell’accordo. Al capoluogo andranno 34 milioni, quasi la metà rispetto ai 60 previsti. Un taglio che ha suscitato malumori e polemiche perchè il Comune ha dovuto rivedere l’agenda delle priorità. «C’è stato un ridimensionamento delle misure richieste» ammette l’assessore all’Ambiente Rino Nasti. In particolare sono state tagliate le risorse destinate al parco dei Camaldoli e al parco dell’Università (era previsto uno stanziamento di venti milioni) e alla realizzazione delle strade di accesso alla discarica di Chiaiano. Le uniche opere previste nell’accordo restano quelle fognarie, che saranno realizzate dalla Sogesid, società in house del ministero dell’Ambiente. «Tuttavia - aggiunge Nasti - con i residui delle economie di gara contiamo di recuperare le risorse anche per i parchi e le strade». Deluso anche il presidente della commissione Ambiente Carlo Migliaccio. «I cittadini di Chiaiano - dice - sono stati ingannati ancora una volta. Gli impegni non sono stati mantenuti». Migliaccio anticipa un ricorso alla Superprocura per denunciare i danni provocati dal passaggio dei mezzi pesanti diretti alla discarica. Leggi tutto »

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compensazoni

giovedì, 30 luglio 2009
in risposta al commento

in via raffele de blasio 4 marigliano, c'è la cooperativa ottavia che raccoglie materie dismesse per riciclarle e recuperare oggetti destinati, altrimenti, alle nostre discariche già piene, con i soldi recuperati dalla vendita di queste materie, pagano borse lavoro a 4 ragazzi diversamente abili che così hanno recuperato spazi di vita, dignità, e un piccolo salario. ma sono di parte, visto che l'idea è più che pregevole. se però vuoi segnalarmi disfunsioni che mettono a rischio i ragazzi, i volontari e la cittadinanza di prego di essere più preciso.

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sabato, 25 luglio 2009
servizi segreti e munnezza, parla ganapni

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servizi segreti, ganapini

giovedì, 23 luglio 2009
vermi sulla spiaggia

Quan to alla presenza di vermi, sono in cor so verifiche alla Stazione Zoologica Anton Dohrn ma Ganapini ritiene che si tratti di «esche usate per pescare che sono risalite perché la sabbia si è saturata di acqua. Non ci risultano ca si di malattie riferite alla presenza di questi fermi». Sugli impianti di depurazione del li torale flegreo Ganapini ha ricordato che con la Hydrogest, che si è aggiudi cata l’appalto, non ci sono più penden ze e che a questo punto la ditta, «an che se non ha più interesse a nuove sfide, dovrà investire 20 milioni entro settembre e 130 in un anno». Tuttavia il problema depuratori esiste. «Facen do un paragone automobilistico, è co me se prima avessimo delle Maserati che oggi si sono ridotte a delle Topoli no. Gli impianti realizzati con la Cassa per il Mezzogiorno — ricorda — era no validi, ma è mancata la manuten zione, sono stati smembrati, e così ora il litorale domizio affanna». Litora le dove l’assessore regionale ha avvia to un’operazione di bonifica delle spiagge che è partita da Villa Literno e che arriverà a Licola. «Un’operazione — aggiunge — per cui c’è il plauso an che degli albergatori, fra cui la fami glia Coppola. Imprenditori e industria li con i quali concorderemo anche le modalità di interventi per il progetto delle condotte sottomarine e delle gra te ». Ma la folla rumoreggia, cerca di so praffare Ganapini con domande insi diose, urlando, la rissa è quasi dietro l’angolo. L’assessore, stentoreo, conti nua e ricorda che le condotte a mare possono essere considerate, ma solo per le acque trattate. E poi alza quasi la voce ricordando che Pozzuoli scari ca dritto a mare e che ci sono decine e decine di ville abusive che scaricano nei pozzi. Il sottosegretario Cosentino non ha dubbi. Ci vuole un commissario per la bonifica del litorale domitio-flegreo, 40 chilometri di costa inquinata tra Li cola e il Garigliano, sul modello di quanto fatto per la bonifica del fiume Sarno. tratto dal corriere del mezzogiorno

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i vermi sulla spiaggia

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vermi, cuma

lunedì, 20 luglio 2009
Mare verminaio, parla un esperto

Eco-News Mare verminaio, parla un esperto L’allarmismo è arrivato fin nei corridoi degli ospedali, dove però si è abbattuto contro il muro degli esperti: una cosa del genere non è possibile. Il dottor Francesco Faella, direttore dell’Unità operativa complessa della I Divisione Dipartimento Emergenze ed Urgenze Infettivologiche dell’ospedale Cotugno, lo spiega senza mezzi termini Si sta diffondendo in questi giorni, tra Napoli e provincia, e soprattutto in penisola sorrentina, la notizia che diverse persone sono finite in ospedale dopo essersi ritrovate sul corpo delle strane bolle che, una volta schiacciate, si scoprivano essere piene di piccoli vermi. Si tratterebbe di una infezione dovuta all’inquinamento, peggiorato dopo il disastro ambientale relativo dal depuratore di Licola, col contenuto delle vasche finito in mare. I casi, a giudicare dalle voci di corridoio, sarebbero tantissimi. Come avviene in situazioni del genere, di testimoni diretti non ce ne sono: chiunque racconti la vicenda aggiunge di averla sentita da amici, conoscenti, e spiega che è relativa a terze persone non meglio identificabili. Gli elementi di una leggenda metropolitana, insomma, ci sono tutti: il mostro dell’inquinamento, il comportamento incauto di bagnarsi in acqua, la punizione orribile di trovarsi mangiucchiati dai vermi. Ma cosa c’è di vero in tutta questa storia? Nessun quotidiano, sinora, ha riportato la notizia e ciò dovrebbe già essere un campanello d’allarme per mettere in dubbio la veridicità. Il passaparola, però, continua a diffondersi ed ormai si può dire che non c’è più nessuno che non abbia sentito questa storia. L’allarmismo è arrivato fin nei corridoi degli ospedali, dove però si è abbattuto contro il muro degli esperti: una cosa del genere non è possibile. Il dottor Francesco Faella, direttore dell’Unità operativa complessa della I Divisione Dipartimento Emergenze ed Urgenze Infettivologiche dell’ospedale Cotugno, lo spiega senza mezzi termini: “E’ una stupidaggine, è una cosa che da noi non può assolutamente succedere”. “Ci sono delle malattie, - spiega Faella, - in cui alcuni tipi di mosche depongono le uova sulla pelle ferite, le uova poi si schiudono ed escono le larve, ma non si tratta di patologie presenti sul nostro territorio”. Al Cotugno, così come negli altri ospedali campani, non è arrivato nessun paziente affetto dalle strane bolle ‘ripiene’. Ci sono stati nell’estate scorsa dei casi di infezioni della pelle, è vero, ma, sottolinea il dottor Faella, “si trattava di bambini, la cui pelle è particolarmente sensibile, e comunque si trattava solo di manifestazioni cutanee, solo lesioni ma assolutamente senza parassiti”. E allora, da dove nasce questa che ormai possiamo definire leggenda metropolitana? “Questo non lo so, - sorride Faella, - ma spero che chi l’ha messa in giro abbia un suo tornaconto, altrimenti si tratterebbe veramente di un cretino”. (sorrentoedintorni.it)

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vermi, depuratore, cuma

domenica, 19 luglio 2009
non c'entra con la monnezza ma con la politica e la giustizia

Postato da: nunzia1978 a 18:54 | link | commenti
borselino

sabato, 18 luglio 2009
San Tammaro (CE), discarica in fiamme

Il sito ospiterà la nuova discarica della provincia di Caserta. Già emersi i primi problemi. Vigili del fuoco al lavoro per ore per domare l’incendio Rifiuti in fiamme a San Tammaro: paura a Maruzzella. Ieri pomeriggio, alle ore 15,30, è scoppiato un rogo nella località che a giorni ospiterà la nuova discarica della provincia di Caserta. Immediato l’intervento dei vigili del fuoco del comando provinciale di Caserta e di Aversa, i quali hanno preso subito in mano la situazione. Il rogo ha assunto in pochi minuti grosse dimensioni, tanto da generare il panico tra gli addetti ai lavori. Dopo diverse ore di lavoro, i pompieri sono riusciti a domare la veemenza delle fiamme. Ricordiamo che la discarica di San Tammaro è stata collaudata e adesso aspetta solo di essere apertura. Il nuovo invaso, così come previsto dai programmi, consentirà di procedere allo svuotamento del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle, nel comune di Santa Maria la Fossa, che fu aperto per fronteggiare la crisi registrata tra gli ultimi giorni del 2007 e i primi mesi del 2008. Le verifiche hanno interessato la piazzola per le ecoballe (15 mila) e l’area destinata a discarica, che ‘ospiterà’ oltre un milione di metri cubi di rifiuti. Si tratta, dello sversatoio denominato Maruzzella 3. Il generale di divisione Franco Giannini ha stilato il protocollo dei controlli che vengono effettuati sulle circa 2mila tonnellate di rifiuti al giorno destinate al sito di San Tammaro: verifiche sul materiale in entrata e in uscita, accertamenti scrupolosi sui camion e sul loro carico. Sarà il consorzio Salerno 2 a gestire il nuovo impianto di San Tammaro, dopo i collaudi e la conclusione dell’attività di monitoraggio. Intanto, è stata attivata la prima piazzola della mega discarica che, a regime, sarà in grado di accogliere oltre un milione di tonnellate di immondizia. L’ok all’entrata in funzione del sito è giunto dalla struttura del sottosegretario all’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso. La fase conclusiva della messa in opera è stata possibile grazie alla sinergia tra l’apparato tecnico-operativo dell’Esercito e dallo staff della protezione civile coordinato da Nicola Dell’Acqua. (Raffaele Santillo, interno18.it)

Postato da: nunzia1978 a 11:00 | link | commenti
ferrandelle, san tammaro

lunedì, 13 luglio 2009
ancora su cuma

«L´esperienza campana per noi è stata scioccante. Ora siamo arrivati quasi al punto di rottura. Non abbiamo un euro per fare investimenti e rimettere in sesto le macchine. La Regione non ci paga. Non onora gli impegni contrattuali. Entro il 31 luglio prenderemo una decisone: o dentro o fuori». Chi parla è Gaetano De Bari, ingegnere pugliese e direttore generale della Hidrogest, che gestisce il depuratore di Cuma. La “bestia nera” del disinquinamento in Campania, l´impianto che non funziona o funziona male. Parola dell´assessore all´Ambiente della Regione, Walter Ganapini. «È vero», ammette De Bari, il tecnico non si sogna neppure di negarlo. Ma va al contrattacco. «Non stiamo facendo un buon lavoro - dice - no. Sto mantenendo lo status quo di quello che ho ereditato. Questi impianti sono stati progettati negli anni Settanta e realizzati un decennio più tardi. E la vita media di un impianto industriale è di 15 anni». De Bari prima fa i conti. «Abbiamo emesso fatture per il pagamento delle tariffe a noi dovute dai Comuni, per 130 milioni. Sono entrati in cassa 87 milioni. La Regione, ossia il nostro concedente, ci deve dare la differenza. Diversamente, niente investimenti. Questo è un project financing, il concessionario, noi, con i soldi delle tariffe paga le spese correnti e con quello che avanza ripaga l´investimento, ossia paga il debito contratto con la banca, 128 milioni, di cui 20 pubblici, da restituire in 15 anni. Se vengono meno i pagamenti correnti, non si va avanti, non si fa manutenzione, non si pagano stipendi. Ho le carte per dimostrare quello che dico». Dal 26 maggio 2008 il “concedente” non è più il commissario, bensì la Regione. «Col commissario era peggio, aveva zero fondi, sa che significa? Adesso stanno lavorando per poterci pagare. Ci vuole regolarità nei pagamenti per fare andare bene l´impianto. Se noi andiamo via», spiega ancora De Bari, «siamo obbligati a gestire ancora per sei mesi al massimo e poi la Regione deve trovare un sostituto che subentri. Non abbiamo voglia di risolvere il contratto, ma questa esperienza ci ha scioccato. Termomeccanica ecologia, maggiore azionista di Hidrogest, con sede a La Spezia, lavora da 30 anni in Italia e all´estero. L´ultima commessa da 200 milioni l´ha avuta dalla Libia. Qui in Campania resisto, stringo i denti, vado avanti, presento i progetti, e restano lì, inattuati. Situazione triste, deludente». Le garanzie per la salute del cittadino e dell´ambiente, dunque, sono un dettaglio inutile per l´Hidrogest. De Bari reagisce: «Ma se qualcuno scarica la fogna del proprio Comune a mare… «. Quale Comune? «Pozzuoli, sì, fogna a cielo aperto. Lo sanno tutti». (LaRepubblica di Napoli,napolionline)

Postato da: nunzia1978 a 23:43 | link | commenti (1)
cuma

bomba alla erreplast

GRICIGNANO (Caserta) - A Gricignano, in una fabbrica che si occupa della raccolta e riciclaggio dei rifiuti, la Erreplast, è stata sfiorata la tragedia. Durante la raccolta, venerdì pomeriggio, è stato rinvenuto un ordigno esplosivo che sarebbe potuto scoppiare all’interno del fabbricato se gli operai non si fossero accorti in tempo dell’oggetto. Infatti, avrebbe potuto esplodere e distruggere il fabbricato con la conseguenza tragedia umana che ne sarebbe derivata. Nella tarda serata di ieri, alcuni operai della Errepalst, che si trova nella zona Asi sud di Gricignano, (Caserta), hanno rinvenuto sui rulli di separazione un ordigno, che era stato inavvertitamente raccolto tra i rifiuti. La ditta si occupa della raccolta di plastica e alluminio, e differenzia con le macchine. L'ordigno è un proiettile d’artiglieria del diametro di 160 millimetri ed alto 60. Si ignora per il momento la fabbricazione che potrebbe anche essere italiana. Immediatamente i Carabinieri intervenuti sul posto hanno fatto chiudere gli impianti e spegnere le macchine per evitare eccessive vibrazioni, è stata isolata l'area ed evacuato il capannone. Nella mattinata odierna, sono intervenuti gli artificieri dell'Esercito italiano che hanno rimosso l'ordigno e, scortati dai Carabinieri, lo hanno portato presso la Foce del Volturno per farlo brillare. Il ritrovamento sarebbe stato classificato come un incidente o un errore da parte di un contandino e la Erreplast non fosse stata una ditta solrvegliata per aver denunciato una richiesta estorsiva della camorra e da parte del super boss Antonio Iovine. E ora qualcheudno pensa pure che sia un avvertimento del racket.

Postato da: nunzia1978 a 17:27 | link | commenti (1)

domenica, 12 luglio 2009
acerra, sempre oltre i limiti

“Il 26 marzo 2009 è stato inaugurato ad Acerra (Napoli) l’inceneritore in un territorio che per anni ha visto sversamenti illegali di rifiuti industriali, tossici e pericolosi, per opera della criminalità organizzata. Pozzi inquinati, allevamenti vietati e in questo quadro che si inserisce un impianto ad alto impatto ambientale e che in 102 giorni di parziale funzionamento ha già contribuito a far superare il limite di emissione di pm10 (polveri sottili) per ben 33 giorni su un massimo consentito per anno di 35 giorni. Il sottosegretario Bertolaso mi denuncia ma io continuo a fornire dati pubblici dell’ARPAC e vorrei che su questo si esprimesse il Governo! Intanto a 102 giorni esatti dall'inaugurazione di Acerra il valore delle PM10 (previsto dal dal D.M. 2 aprile 2002 n°60 che fissa un valore limite di 50 µg/m³ come valore medio misurato nell'arco di 24 ore da non superare più di 35 volte/anno) il valore limite di 50 µg/m³ è stato superato nell'area della zona industriale di Acerra ben 33 volte e venerdì 3 luglio è arrivato a 55,7 µg/m3. A qualcuno questo mio insistere sull’argomento forse può far storcere il naso ma credo la salute delle persone venga prima di qualsiasi polemica politica e continuerò a chiedere con forza al Governo di dare le risposte a queste domande e alla Procura della Repubblica di fare luce il prima possibile su questa vicenda nel rispetto delle Leggi del nostra Paese e e della tutela della salute delle persone e del rispetto dell’ambiente.” Napoli 6 luglio 2009 tratto dal sito di tommaso sodano

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